
sabato 27 febbraio 2010
venerdì 26 febbraio 2010
La Politica del Fare
La “Politica del Fare” dà sostanza da qualche anno alla Politica in generale. Lo slogan di Berlusconi e di tanti altri, di ogni parte politica (e questo è significativo) dimostra ancora una volta che non resta altro compito alla politica che quello di spendere, giacchè non vi è più spazio per indicare ed attuare progetti più complessi, poiché la politica economica e la politica estera e tanto altro viene deciso altrove, in altre sedi, ma non a Roma.
Quello che preoccupa sono le conseguenze di questa smodata Politica del Fare. Da dove cominciamo?
In Abruzzo quello che è stato previsto è stato attuato. Interi quartieri nati dal nulla in aperta campagna, con prevedibili conseguenze materiali e di ambientamento sociale. Non si possono dislocare miglia di cittadini abituati al vivere nella città (una città antica e bella,come L’Aquila) in agglomerati senza storia e senza collaudati vincoli di conoscenza e di relazioni. Le chiamano Newtown.......
Le lottizzazioni in grande stile che avvengono in tante regioni ai fianchi di nuove superstrade sono visibili a tutti. Quando si parla di nuove strade in realtà si organizza un nuovo assembramento urbano.
I capannoni che circondano anche i più piccoli paesi sono il tratto distintivo di questa nuova “Era del Fare”. In realtà come ancor di più la crisi economica evidenzia le fabbriche chiudono e ogni cosa arriva dalla Cina o da altri Paesi.
In Italia c’è un consumo di territorio smodato, un’attività di costruzione delle case e di altri manufatti che non ha ormai ragion d’essere, visto il calo demografico, la diversa composizione delle famiglie e il diverso modo di vivere. Però si costruisce,perché è l’unica industria che funziona e la politica serve adeguatamente allo scopo. In questo settore non mancano soldi, certamente quelli pubblici che attendono solo una chiamata per essere spesi. Non mancano risorse private, sulle cui origini bisognerebbe riflettere visto l’incidere della crisi.
In Italia si consumano in nuove costruzioni 600 ettari al giorno di suolo, rispetto a quantitativi di gran lunga inferiori per altri Stai europei, dove il consumo di suolo viene stabilito per decreto e per l’intero Paese.
Nel frattempo il Piano casa come regolato dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli sconta ancora una volta le contraddizioni e le arretratezze culturali e politiche della città partenopea. Ancora una volta nulla si può fare nell’ampio centro storico di Napoli, il quale sicuramente è degno di tutela ma presenta anche macchie vaste di degrado ed insignificanza urbanistica che richiederebbero,invece, riqualificazione attenta e coerente con il patrimonio più antico. Del resto anche la legge urbanistica regionale ha recepito tra i principi ispiratori la maggiore tutela del patrimonio naturale e il riuso e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente.
C’è da sperare che Caldoro o De Luca riflettano su queste che sono ormai diventate emergenze dei tempi moderni e che trascurino il casco per l’inaugurazione di nuove costruzioni che tanto sa di cafone.
Quello che preoccupa sono le conseguenze di questa smodata Politica del Fare. Da dove cominciamo?
In Abruzzo quello che è stato previsto è stato attuato. Interi quartieri nati dal nulla in aperta campagna, con prevedibili conseguenze materiali e di ambientamento sociale. Non si possono dislocare miglia di cittadini abituati al vivere nella città (una città antica e bella,come L’Aquila) in agglomerati senza storia e senza collaudati vincoli di conoscenza e di relazioni. Le chiamano Newtown.......
Le lottizzazioni in grande stile che avvengono in tante regioni ai fianchi di nuove superstrade sono visibili a tutti. Quando si parla di nuove strade in realtà si organizza un nuovo assembramento urbano.
I capannoni che circondano anche i più piccoli paesi sono il tratto distintivo di questa nuova “Era del Fare”. In realtà come ancor di più la crisi economica evidenzia le fabbriche chiudono e ogni cosa arriva dalla Cina o da altri Paesi.
In Italia c’è un consumo di territorio smodato, un’attività di costruzione delle case e di altri manufatti che non ha ormai ragion d’essere, visto il calo demografico, la diversa composizione delle famiglie e il diverso modo di vivere. Però si costruisce,perché è l’unica industria che funziona e la politica serve adeguatamente allo scopo. In questo settore non mancano soldi, certamente quelli pubblici che attendono solo una chiamata per essere spesi. Non mancano risorse private, sulle cui origini bisognerebbe riflettere visto l’incidere della crisi.
In Italia si consumano in nuove costruzioni 600 ettari al giorno di suolo, rispetto a quantitativi di gran lunga inferiori per altri Stai europei, dove il consumo di suolo viene stabilito per decreto e per l’intero Paese.
Nel frattempo il Piano casa come regolato dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli sconta ancora una volta le contraddizioni e le arretratezze culturali e politiche della città partenopea. Ancora una volta nulla si può fare nell’ampio centro storico di Napoli, il quale sicuramente è degno di tutela ma presenta anche macchie vaste di degrado ed insignificanza urbanistica che richiederebbero,invece, riqualificazione attenta e coerente con il patrimonio più antico. Del resto anche la legge urbanistica regionale ha recepito tra i principi ispiratori la maggiore tutela del patrimonio naturale e il riuso e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente.
C’è da sperare che Caldoro o De Luca riflettano su queste che sono ormai diventate emergenze dei tempi moderni e che trascurino il casco per l’inaugurazione di nuove costruzioni che tanto sa di cafone.
domenica 21 febbraio 2010
sabato 20 febbraio 2010
UN GENTILUOMO NAPOLETANO
«Un gentiluomo napoletano -dicesi- ebbe quattordici duelli per sostenere la preminenza del Tasso sull'Ariosto. Al quattordicesimo duello, ferito a morte, esclamò: “E dire che non ho mai letto né l'Ariosto né il Tasso!”».
Questa è, egregi Amici, - tolta la parte nobile dell’aneddoto - l’attuale condizione del personale politico del nostro paese, che si affanna a difendere le proprie idee, i propri programmi, i propri obiettivi senza conoscerli o, più semplicemente, senza averli tranne quelli spudoratamente personali.
Beati i tempi della prima repubblica.
Beati quelli che “rubavano per fare politica e non facevano politica per rubare.
Beati i tempi in cui i magistrati facevano i magistrati e i politici facevano i politici.
Beati i tempi delle tribune politiche (anche se spesso pallose) e non quelli dei falsi giornalisti autonomi.
Beati i tempi in cui per la sinistra era sinistra e la destra era destra.
Beata sia - e diciamolo - la “foca” e tutti i suoi annessi e connessi… e mettiamoci pure i Beatles e i Rolling Stones.
Qualcuno commenterà “questo è un discorso demenziale”… non è così, riflettete.
Oggi è tutto confuso, tutto border-line, tutto esagerato, tutto troppo veloce, non gustato, non desiderato, non conquistato, compreso la beneamata “foca”.
Qualcuno sa spiegarmi, ad esempio, la differenza di politica di centro destra o di centro sinistra rispetto al potere dei banchieri? Qualcuno sa dirmi chi in Italia difende i ceti medi, la famosa “classe operaia” o, per dirla con parole più attuali, la “gente che lavora”?
Si potrebbe rispondere “sono i segni dei tempi che cambiano”… balle.
Mi spiegate che… c’entra la storia, le battaglie, la filosofia politico-culturale della Bonino con gli ex PCI o gli ex DC o anche con l’attuale Pd?
Qualcuno ha coscienza del perché il PD sia andato o stia tentando,ancora oggi, di andare coscientemente al massacro in regioni come la Puglia, la Campania, la Calabria…?
È possibile che la Fiat, che sta prendendo soldi del popolo italiano da svariati lustri, ancora una volta – udite! udite! - con l’appoggio del sindacato e del PD, tenti di usare il ricatto dei licenziamenti senza che nessuno faccia proposte alternative e lungimiranti?
Si può assistere alla moltiplicazione esponenziale della spesa pubblica continuando a parlare nelle trasmissioni politiche di Naomi o di Corona, del “Grande fratello” o di escort invece di proporre soluzioni, indicare alternative, individuare nuove strategie.
È tutto confuso, egregi Amici, anche noi, prima di tutti io, che involontariamente o volontariamente, preso atto che questo tempo non ci aggrada, ci siamo tirati fuori dalla bagarre dando spazio a nani e ballerine.
Non è una bella situazione e non è facile trovare il “bandolo della matassa”. Siamo in una crisi profonda, economica, culturale, di valori, sociale, di etica politica e amministrativa, che ha pochi eguali negli ultimi 100 anni.
This is the question… in Italia, in Campania, a Napoli, a Frattamaggiore.
E su questo, sui fatti, vale la pena confrontarsi e dare il proprio piccolo o grande contributo.
Se poi vogliamo continuare a cazzeggiare (magari elegantemente) tra di noi, nulla in contrario, sapete bene se mi fa piacere divertirmi, ma preferisco farlo “dal vivo”.
Con affetto,
Michele Gentile
PS: Una prima proposta operativa:
“MANIFESTO PER UNA RINNOVATA ETICA PUBBLICA: firmino le persone! Non i partiti, le associazioni o le sigle inventate ad arte per le elezioni”.
Questa è, egregi Amici, - tolta la parte nobile dell’aneddoto - l’attuale condizione del personale politico del nostro paese, che si affanna a difendere le proprie idee, i propri programmi, i propri obiettivi senza conoscerli o, più semplicemente, senza averli tranne quelli spudoratamente personali.
Beati i tempi della prima repubblica.
Beati quelli che “rubavano per fare politica e non facevano politica per rubare.
Beati i tempi in cui i magistrati facevano i magistrati e i politici facevano i politici.
Beati i tempi delle tribune politiche (anche se spesso pallose) e non quelli dei falsi giornalisti autonomi.
Beati i tempi in cui per la sinistra era sinistra e la destra era destra.
Beata sia - e diciamolo - la “foca” e tutti i suoi annessi e connessi… e mettiamoci pure i Beatles e i Rolling Stones.
Qualcuno commenterà “questo è un discorso demenziale”… non è così, riflettete.
Oggi è tutto confuso, tutto border-line, tutto esagerato, tutto troppo veloce, non gustato, non desiderato, non conquistato, compreso la beneamata “foca”.
Qualcuno sa spiegarmi, ad esempio, la differenza di politica di centro destra o di centro sinistra rispetto al potere dei banchieri? Qualcuno sa dirmi chi in Italia difende i ceti medi, la famosa “classe operaia” o, per dirla con parole più attuali, la “gente che lavora”?
Si potrebbe rispondere “sono i segni dei tempi che cambiano”… balle.
Mi spiegate che… c’entra la storia, le battaglie, la filosofia politico-culturale della Bonino con gli ex PCI o gli ex DC o anche con l’attuale Pd?
Qualcuno ha coscienza del perché il PD sia andato o stia tentando,ancora oggi, di andare coscientemente al massacro in regioni come la Puglia, la Campania, la Calabria…?
È possibile che la Fiat, che sta prendendo soldi del popolo italiano da svariati lustri, ancora una volta – udite! udite! - con l’appoggio del sindacato e del PD, tenti di usare il ricatto dei licenziamenti senza che nessuno faccia proposte alternative e lungimiranti?
Si può assistere alla moltiplicazione esponenziale della spesa pubblica continuando a parlare nelle trasmissioni politiche di Naomi o di Corona, del “Grande fratello” o di escort invece di proporre soluzioni, indicare alternative, individuare nuove strategie.
È tutto confuso, egregi Amici, anche noi, prima di tutti io, che involontariamente o volontariamente, preso atto che questo tempo non ci aggrada, ci siamo tirati fuori dalla bagarre dando spazio a nani e ballerine.
Non è una bella situazione e non è facile trovare il “bandolo della matassa”. Siamo in una crisi profonda, economica, culturale, di valori, sociale, di etica politica e amministrativa, che ha pochi eguali negli ultimi 100 anni.
This is the question… in Italia, in Campania, a Napoli, a Frattamaggiore.
E su questo, sui fatti, vale la pena confrontarsi e dare il proprio piccolo o grande contributo.
Se poi vogliamo continuare a cazzeggiare (magari elegantemente) tra di noi, nulla in contrario, sapete bene se mi fa piacere divertirmi, ma preferisco farlo “dal vivo”.
Con affetto,
Michele Gentile
PS: Una prima proposta operativa:
“MANIFESTO PER UNA RINNOVATA ETICA PUBBLICA: firmino le persone! Non i partiti, le associazioni o le sigle inventate ad arte per le elezioni”.
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venerdì 19 febbraio 2010

C’è un clima da Basso impero, una palude che tutto rimuove e tutto copre. E’il Paese fangoso che mostra il suo volto più vero. Tutti compresi, senza esclusioni di sorta e senza che si veda qualcosa di positivo all’orizzonte. Si era pensato di risolvere gli antichi mali con la semplificazione, con nuove culture, con nuovi mezzi.. tutto inutile..tutto da rifare.
Qualcuno all’avverarsi di tangentopoli rimarcava l’assenza nella storia italiana di una vera Riforma, anche in senso culturale e religioso. Un po’ troppo e comunque sbagliato perché oggi ciò che vediamo è il frutto appunto delle nuove culture che pervadono le generazioni nuove e alle quali si adattano le generazioni adulte.
E nemmeno i mezzi e gli strumenti nuovi valgono qualcosa, anzi, mostrano tutta la loro inefficacia e impotenza: i girotondi, le manifestazioni colorate...Internet.
Internet poteva sembrare il mezzo che, mettendo in rete tanta gente, poteva essere il nuovo campo di aggregazione per tentare nuove avventure anche in campo politico. Abbiamo visto invece che questo strumento, valido per i costi, per la distribuzione e per le modalità della comunicazione, appare sempre più un reticolo di disadattati, ove nessuno è capace di attenzioni profonde ed appare sempre più una rete di pollai inconcludenti: Facebook diventa lo strumento principe dello Sciocchezzismo imperante.
Quali i rimedi?: la capacità di ascolto e di dialogo e la consapevolezza che nulla può sostituire il fare quotidiano, la capacità di organizzarsi, la condivisione di un pensiero coerente e di una cultura, scendere per strada, gridare e pensare...soprattutto pensare, tenendo presente che i grandi cambiamenti della Storia sono sempre provocati da minoranze organizzate.
Bisogna ripartire dai fondamentali e comprendere che nessuno può rappresentare i tuoi interessi se non vive la tua condizione, comprendere che se non è questione di coscienza di classe almeno bisogna avere coscienza della propria condizione e che il potere regola la società a partire dagli interessi di quelli che il potere ce l’hanno.
La corruttela che vediamo trionfare (che riguarda ogni parte e ogni categoria) è l’estremo capitolo di un percorso che parte da lontano, è la conseguenza di un potere che ha scelto di governare polli piuttosto che persone, che vuole sudditi piuttosto che cittadini. Dai contadini del Quarto Stato ai manifestanti di Genova, dagli oratori alle sezioni, nulla può sostituire mani, volti e cervelli in movimento che sappiano comprendere che la Storia appartiene a chi la fa e non a chi la subisce.
domenica 14 febbraio 2010
Frattamaggiore : intervista al Candidato
Come mai si è candidato?
Non saprei, è una specie di malattia
Qual è il suo programma?
Il nulla , ma non ne sono convinto.
Come organizzerà la sua campagna elettorale?
Prometterò posti di lavoro che non esistono
Le crederanno?
No, ma mi voteranno lo stesso
E a chi il posto di lavoro ce l'ha già?
Gli prometterò che non lo perderà
In che cosa crede veramente?
Puo ripetere?Non ho capito la domanda...
Non saprei, è una specie di malattia
Qual è il suo programma?
Il nulla , ma non ne sono convinto.
Come organizzerà la sua campagna elettorale?
Prometterò posti di lavoro che non esistono
Le crederanno?
No, ma mi voteranno lo stesso
E a chi il posto di lavoro ce l'ha già?
Gli prometterò che non lo perderà
In che cosa crede veramente?
Puo ripetere?Non ho capito la domanda...
Il Peccato Originale
Il garantismo consiste nella necessità che un'accusa debba essere dimostrata, e questo perchè si presume che la maggior parte degli esseri umani sia innocente.
Ma questo sistema non funziona più, la nazione è infetta e la sua capitale corrotta, la maggior parte degli italiani si rende colpevole di qualche reato , piccolo o grande che sia.
Nel nuovo sistema giuridico occorrerà dunque che l'accusato dimostri di essere innocente, poichè sussisterà la presunzione della sua colpevolezza.
Propongo perciò l'introduzione nel Codice Penale del Peccato Originale, poichè "Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi"(Catechismo della Chiesa Cattolica , 407).
Ma questo sistema non funziona più, la nazione è infetta e la sua capitale corrotta, la maggior parte degli italiani si rende colpevole di qualche reato , piccolo o grande che sia.
Nel nuovo sistema giuridico occorrerà dunque che l'accusato dimostri di essere innocente, poichè sussisterà la presunzione della sua colpevolezza.
Propongo perciò l'introduzione nel Codice Penale del Peccato Originale, poichè "Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi"(Catechismo della Chiesa Cattolica , 407).
venerdì 12 febbraio 2010
Si sta come d'autunno le foglie sugli alberi
Diceva il Procuratore della Repubblica Gaetano Costa (ucciso dalla mafia) ai suoi sostituti:” Voi potete mettere sotto inchiesta anche il Papa, ma poi dovete avere le prove per farlo condannare”. Così ricorda il figlio, avvocato a Palermo.
Il caso Bertolaso, capo della Protezione civile è l’ultimo in ordine di tempo di quei casi ove le prime notizie propagate dall’informazione sembrano delineare un quadro già definito di colpevolezza, con il solito supporto (di questi tempi una costante) di comportamenti all’insegna del pecoreccio. Chissà, staremo a vedere.
Quello che è più importante è il contesto operativo di un settore dello stato che vede ampliare per legge i suoi confini e le ingenti risorse impiegate. Il tentativo stesso di dare luogo ad una società per azioni per convogliare l’intera attività della protezione civile dimostra l’insofferenza per le tipiche procedure dell’amministrazione pubblica e la volontà di operare senza limiti e controlli.
Scagli la prima pietra chi ha peccato per prima. Queste tendenze sono ormai codificate da un quindicennio almeno e sono state operate da tutti i governi e da tutte le componenti politiche. Siamo circondati da società, consorzi, agenzie, ove il pubblico si confonde con il privato e dove la malversazione costituisce un ingrediente sicuro o potenziale di questi organismi. Sono strumenti che consentono un più facile aggiramento di condizioni e limiti previsti per la pubblica amministrazione e dove però i principi propri delle attività d’impresa non sono mai applicati fino in fondo, poiché se va male paga sempre il pubblico e cioè l’intera platea dei contribuenti...altro che Mercato... si tratta della solita furbizia all’italiana.
Si ha la sensazione di approssimarsi ad un punto limite ove tutte le contraddizioni di questo sistema scoppieranno. La stessa aria che si respirava prima di tangentopoli, con la sola differenza che allora si pensava al paracadute dell’Europa e a partiti alternativi, oggi non si vedono rimedi all’orizzonte....si naviga a vista.
Il caso Bertolaso, capo della Protezione civile è l’ultimo in ordine di tempo di quei casi ove le prime notizie propagate dall’informazione sembrano delineare un quadro già definito di colpevolezza, con il solito supporto (di questi tempi una costante) di comportamenti all’insegna del pecoreccio. Chissà, staremo a vedere.
Quello che è più importante è il contesto operativo di un settore dello stato che vede ampliare per legge i suoi confini e le ingenti risorse impiegate. Il tentativo stesso di dare luogo ad una società per azioni per convogliare l’intera attività della protezione civile dimostra l’insofferenza per le tipiche procedure dell’amministrazione pubblica e la volontà di operare senza limiti e controlli.
Scagli la prima pietra chi ha peccato per prima. Queste tendenze sono ormai codificate da un quindicennio almeno e sono state operate da tutti i governi e da tutte le componenti politiche. Siamo circondati da società, consorzi, agenzie, ove il pubblico si confonde con il privato e dove la malversazione costituisce un ingrediente sicuro o potenziale di questi organismi. Sono strumenti che consentono un più facile aggiramento di condizioni e limiti previsti per la pubblica amministrazione e dove però i principi propri delle attività d’impresa non sono mai applicati fino in fondo, poiché se va male paga sempre il pubblico e cioè l’intera platea dei contribuenti...altro che Mercato... si tratta della solita furbizia all’italiana.
Si ha la sensazione di approssimarsi ad un punto limite ove tutte le contraddizioni di questo sistema scoppieranno. La stessa aria che si respirava prima di tangentopoli, con la sola differenza che allora si pensava al paracadute dell’Europa e a partiti alternativi, oggi non si vedono rimedi all’orizzonte....si naviga a vista.
giovedì 11 febbraio 2010
Il Dio Atomico
Chi si preoccupa dello scontro di civiltà si dovrebbe rallegrare del prossimo ingresso dell'Iran nel club della bomba atomica.
Si supera così la tanto temuta opposizione tra cristiani e musulmani in favore dell'unica fede oramai universalmente riconosciuta, quella per la tecnica.
Il pensiero unico avra così anche il suo culto unico, quello per il Dio Atomico.
Si supera così la tanto temuta opposizione tra cristiani e musulmani in favore dell'unica fede oramai universalmente riconosciuta, quella per la tecnica.
Il pensiero unico avra così anche il suo culto unico, quello per il Dio Atomico.
sabato 6 febbraio 2010
Degrado e Caos
Si parla molto di degrado, parola dalla connotazione negativa.
Ma qual è la differenza tra il degrado ed il caos?
Il secondo termine non è infatti segnalato come altrettanto spregevole, anzi tradizionalmente ad esso si attribuisce la qualità positiva di preludio ad una rinascita.
Eppure, contraddittoriamente, essi vengono ritenuti affini o comunque molto vicini: degrado e caos.
Il degrado assume il suo tratto angosciante nel definire una caduta, una degradazione appunto, da un ordine comunque ancora percepito e presente .
Il degrado è lo stadio agonico della realtà.
Nel caos invece oramai tutto è perduto, da lì si può solo ricominciare.
Perciò la parola caos è quasi allegra.
Lo stato peggiore è quello di un degrado-disfacimento permanente, dove la morte caotica viene eternamente rimandata, dove la caduta annunciata e minacciata non si verifica mai.
Ma qual è la differenza tra il degrado ed il caos?
Il secondo termine non è infatti segnalato come altrettanto spregevole, anzi tradizionalmente ad esso si attribuisce la qualità positiva di preludio ad una rinascita.
Eppure, contraddittoriamente, essi vengono ritenuti affini o comunque molto vicini: degrado e caos.
Il degrado assume il suo tratto angosciante nel definire una caduta, una degradazione appunto, da un ordine comunque ancora percepito e presente .
Il degrado è lo stadio agonico della realtà.
Nel caos invece oramai tutto è perduto, da lì si può solo ricominciare.
Perciò la parola caos è quasi allegra.
Lo stato peggiore è quello di un degrado-disfacimento permanente, dove la morte caotica viene eternamente rimandata, dove la caduta annunciata e minacciata non si verifica mai.
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