sabato 28 settembre 2013

C'è chi la pensa diversamente

«Altra grave sfida all’identità della Russia è legata ad eventi che hanno luogo nel mondo. Sono aspetti insieme di politica estera, e morali. Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana.

La “political correctness” ha raggiunto tali eccessi, che ci sono persone che discutono seriamente di registrare partiti politici che promuovono la pedofilia. In molti Paesi europei la gente ha ritegno o ha paura di manifestare la sua religione. Le festività sono abolite o chiamate con altri nomi; la loro essenza (religiosa) viene nascosta, così come il loro fondamento morale. Sono convinto che questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale.

E cos’altro se non la perdita della capacità di auto-riprodursi testimonia più drammaticamente della crisi morale di una società umana? Oggi la massima parte delle nazioni sviluppate non sono più capaci di perpetuarsi, nemmeno con l’aiuto delle immigrazioni. Senza i valori incorporati nel Cristianesimo e nelle altre religioni storiche, senza gli standard di moralità che hanno preso forma dai millenni, le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Ebbene: noi riteniamo naturale e giusto difendere questi valori. Si devono rispettare i diritti di ogni minoranza di essere differente, ma i diritti della maggioranza non vanno posti in questione.

Simultaneamente, vediamo sforzi di far rivivere in qualche modo un modello standardizzato di mondo unipolare e offuscare le istituzioni di diritto internazionale e di sovranità nazionale. Questo mondo unipolare e standardizzato non richiede Stati sovrani; richiede vassalli. Ciò equivale sul piano storico al rinnegamento della propria identità, della diversità del mondo voluta da Dio».(V. Putin, Valdai, settembre 2013)

martedì 24 settembre 2013

Arrangiatevi!



Sembrano sotto tono i commenti sulle elezioni tedesche. La spiegazione, in parte, è dovuta al confronto tra sistemi elettorali diversi e alla capacità di questi di dare risposte ai problemi. Contrariamente a quanto temono tanti esponenti nostrani di ogni parte politica, il paese leader dell’Europa si governa con un sistema elettorale proporzionale, senza premi di maggioranza e con una soglia di sbarramento congrua ma non proibitiva per minoranze politiche significative (5%).
Da noi va avanti da anni un dibattito alquanto sciocco che vorrebbe risolvere tutti i problemi di questo mondo o almeno del governo del Paese con formule demagogiche. Con un voto gli elettori dovrebbero votare una super maggioranza (adulterata con un illogico premio elettorale) con lo stesso voto dovrebbero votare il capo del governo, il tutto da durare per un’intera legislatura e senza tenere conto di quanto nel frattempo possa politicamente succedere.
Questa visione dei sistemi istituzionali denota un pressapochismo che si giustifica con la pari inconcludenza che emerge dal governo dell’economia. Nemmeno negli Usa o in Francia, ove pure si elegge direttamente il capo dello stato con poteri più o meno ampi di conduzione del governo, l’elettore determina tanti effetti con un solo voto. Sempre i sistemi istituzionale ed elettorali nei paesi democratici prevedono tempi e modalità diverse per la composizione degli organi istituzionali.
Mente da noi super maggioranze alla Camera (55% dei seggi) vengono assegnate a partiti con il 25 per cento di voti, in Germania la Merkel col 42 % di voti deve guardarsi intorno per formare una maggioranza di governo. E’ il bello della democrazia e la Germania guida l’economia e la politica del continente. Come diceva Hans Kelsen?:«il sistema della rappresentanza proporzionale costituisce la maggiore approssimazione possibile all’ideale dell’autodeterminazinne in una democrazia rappresentativa e quindi il sistema elettorale più democratico». Loro tengono presente la lezione, da noi invece si chiacchiera….
L’altra ragione per la quale i commenti ai risultati elettorali tedeschi si rivelano freddi è dovuta forse al ricordo di quanto la cancelliera ha già detto tempo fa e che oggi, ringalluzzita dall’ampio consenso ricevuto, potrebbe confermare:«Non vedo la possibilità di mutualizzare i debiti finché vivrò».
L’attesa prudente che i nostri hanno osservato per non disturbare le elezioni in Germania si spiegava forse in un diverso risultato atteso per le elezioni a Berlino. Chi conosce la politica in Germania sa che non solo la Merkel ma quasi tutte le parti politiche, nonché l’intero elettorale, non hanno alcuna voglia di sobbarcarsi il debito e i disastri finanziari del sistema Italia. La Merkel non potrà fare nulla di quanto immaginavano fino a pochi giorni fa a Roma. E del resto perché dovrebbe farlo? Uno Stato che può pagare un giudice costituzionale 430 mila euro all’anno e che gli consente di lucrare due laute pensioni, è uno Stato ricco e non ha bisogno di aiuti. Agli speranzosi italioti i tedeschi possono oggi dire:"arrangiatevi".

martedì 17 settembre 2013

Ora pro nobis



Un recente articolo del giornale “Guardian” descrive l’Information Dominance Center della NSA, la sala comando della potente agenzia di spionaggio Usa, resa ancor più celebre di recente dalla vicenda di Snowden. Si tratta di un enorme open-space molto simile alla sala di controllo che si vede nella serie, e nei film, di Star Trek. Una postazione di comando centrale e una serie di poltroncine per i fedelissimi che lavorano sotto la direzione del capo (Keith Alexander). L’articolo spiega che Alexander già operava in un ambiente simile presso un’altra agenzia militare e racconta:“Legislatori ed altri grossi papaveri fecero a turno per sedersi nella poltrona in pelle del Capitano, posta al centro della stanza e vedere cosa Alexander – amante dei film di fantascienza – faceva comparire sul grande schermo. Un ufficiale in pensione incaricato di accompagnare i VIP in visita ricorda che «Tutti volevano sedersi su quella poltrona almeno una volta e sentirsi dei Jean-Luc Picard». Con quel fantascientifico centro di comando Alexander impressionava i membri del Congresso, poi si sedeva e spiegava in linguaggio semplice le complicazioni della tecnologia moderna dimostrando una padronanza dell’argomento che intimidiva tutti quelli che non la possedevano.”. La brochure dello studio di architetti che ha realizzato l’opera spiega” la disposizione futuristica, ma chiaramente in stile militare, è ulteriormente enfatizzata dal pannello del Comandante che da lillusione di essere a bordo di una nave spaziale».
Ora pro nobis.

sabato 7 settembre 2013

Guerre che iniziano, guerre che finiscono



A SanPietroburgo Obama ha detto: “Non sono stato eletto per iniziare le guerre ma per finirle”. Quale o quali guerre? Quella in Siria, che evidentemente non poteva essere sostenuta da opposizioni vissute in regime totalitario con eserciti e polizie efficienti?
L’affermazione di Obama si presta anche ad un’altra lettura, ovvero che il presidente Usa sente il dovere di completare un ciclo di iniziative belliche già pianificate da tempo.
La traccia di quanto riferito può essere seguita sul web riferendosi a quanto riporta il Pnac (Project for new american century) un centro studi che ha elaborato tesi di politica estera e militare a partire dagli anni di Clinton fino alla presidenza di Bush jr. Con Bush jr, anzi, molti esponenti di Pnac sono entrati nelle stanze del governo, con ruoli chiave.
Dunque Obama segue il percorso tracciato da quegli uomini (Rumsfeld, Cheney, Wolfowitz….)? Un percorso, una lista di cose (guerre) da fare, stilata a partire dal 1997? Ci sono pochi precedenti nella storia di “road map” così estese nel tempo e nello spazio…e così coerentemente seguite da chi, pro tempore, governa. Complimenti.
Cosa diceva (e cosa dice) il Pnac?:"la leadership americana è un bene sia per l'America che per il resto del mondo….questa leadership richiede forza militare, energia diplomatica e affidamento a principi morali….troppo pochi leader politici oggi stanno preparando la leadership globale". Il documento del PNAC presenta “un progetto per conservare la preminenza globale degli Stati Uniti, impedendo il sorgere di ogni grande potenza rivale, e modellando l'ordine della sicurezza internazionale in modo da allinearlo ai principi e agli interessi americani…Questa grande strategia americana deve essere indirizzata il più lontano possibile verso il futuro”. Gli autori del Pnac invitano gli Stati Uniti a “combattere e vincere in maniera decisiva in teatri di guerra molteplici e contemporanei”.
Il rapporto descrive le forze armate statunitensi all'estero come la 'cavalleria lungo la nuova frontiera americana'.
Antiamericanismo? No, perché ci sono molti motivi per apprezzare quel Paese, senza dover soccombere all’informazione ufficiale, da agenzia stampa copia-incolla e giornalisti a contratto. La chiarezza delle fonti originali è piena, così come i documenti di Pnac ci dicono (dal 1997) che il percorso bellico da seguire riguarda Afganistan, Iraq, Libia, Sudan, Iran, Siria. La Siria, appunto.
Perché questa escalation bellica? Le ragioni sono molte, ma proprio per non peccare conviene ricordare le parole del generale Eisenhower pronunciate nel messaggio di fine mandato presidenziale (gennaio 1961):” Questa congiunzione tra un immenso corpo di istituzioni militari ed un'enorme industria di armamenti è nuovo nell'esperienza americana….Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l'acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l'ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici.”.
Ipse dixit.