giovedì 29 settembre 2011

Ballando...ballando



La lettera del duo Trichet-Draghi inviata il 5 agosto al Governo italiano chiarisce bene la posta in gioco. Chiarisce non solo il merito e dunque ciò che i banchieri europei pretendono dall’Italia e dagli altri Paesi via via incappati nella crisi finanziaria, chiarisce altresì quali sono i rapporti di forza, veri, tra organismi sovranazionali (non sono quelli europei) e quelli nazionali, al punto che chiunque, finalmente, svegliatosi dal sonno, può comprendere quello che è stato costruito negli ultimi decenni con i vari trattati,nemmeno sottoposti, come in Italia, a consultazioni popolari.
Per chi ancora richiama le volontà dei fondatori dell’Europa organizzata, conviene ricordare che quello che vollero De Gasperi, Adenauer ed altri era qualcosa di più limitato e più efficace, ovvero la messa in comune di risorse minerarie, di produzione di energia e di regole commerciali.
Chi pensava di trovare una ventata di modernità e di progresso nelle politiche degli organismi europei potrà chiarirsi le idee. L’Europa lavora molto per concedere le cosiddette libertà individuali, quelle per intenderci a costo zero e che corrispondono agli sfizi già presenti nelle elite culturali ed economiche, ma quando si tratta di denaro sanno farsi i conti e dunque c’è poco da fare. Per pensioni e norme sui rapporti di lavoro, stipendi pubblici e privati, i signori banchieri hanno le idee chiare, sanno chi deve fare passi indietro e certamente non hanno alcuna preoccupazione di indicare una politica fiscale che abbia una valenza redistributiva capace di equilibrare gli enormi profitti di alcuni con le ristrettezze di molti impoveriti.
Ovviamente quando richiamano la necessità di abbassare i costi della pubblica amministrazione c’è poco da obiettare, visto che ogni giorno ormai abbiamo esempi piccoli e grandi di ruberie e sprechi.
Eppure sarebbe il caso di suggerire ai banchieri europei di rivedere loro stessi certe procedure di spesa che non solo risultano lente, ma, addirittura, incomprensibili rispetto agli obiettivi che intendono raggiungere.
La maggior parte dell’Iva incassata in Italia (vale anche per gli altri Paesi) prende la strada dell’Europa e si tratta d ingenti risorse. Ora, non si capisce perché questi soldi dovrebbero fare un giro così largo passando dal contribuente alle casse nazionali, per passare a quelle di Bruxelles, per ritornare in patria, dopo anni, in forma di finanziamento per costruire una palestra in una scuola o un capannone .
Risulta che in Italia vi sono capacità e competenze per costruire una scuola e il percorso di spesa sarebbe certamente più celere per giungere all’obiettivo prefissato. Non si capisce se tutto questo avviene solo per ottenere una targa sulle pareti di una scuola, così come non si capisce perché elargire ingenti somme per costruire capannoni, ancora oggi quando vi sono intere aree industriali inattive vista la crisi in corso. Sarebbe più facile per la verità far risparmiare le tasse all’imprenditore perché se lo costruisca lui il capannone, ma questa è un’altra storia.
Vi è evidentemente un bisogno di centralizzazione da parte degli organismi europei che non trova oggi giustificazione, quando si parla sempre più di federalismo e di sussidiarietà. Ovviamente viene a galla il cattivo pensiero e cioè che le sedi europee, come si sa, sono circondate da palazzi che ospitano associazioni di categorie e lobby e dunque sussiste l’ambiente giusto per pratiche di scambio. Nello steso senso si sa che, al di là di certe arretratezze che pure esistono, la indicazione, pure posta nella lettera di Trichet-Draghi, di liberalizzare gli ordini professionali va incontro agli appetiti di grossi soggetti finanziari che non vedono l’ora di inserirsi in settori tradizionalmente affidati a persone fisiche. Ovviamente molti pensano che questa riforma, così incisivamente chiesta, sia a vantaggio dei giovani professionisti…pura illusione.
Il meglio che si possa leggere in fatto di politiche europee per lo sviluppo lo si può trovare in campo scolastico dove con i famosi Pon(insegnamenti scolastici complementari) si finanziano corsi a gogò per insegnanti già di ruolo, mentre tanti precari attendono una stabilizzazione. Si tratta di risorse ingenti. Vale la pena di leggere anche i titoli di questi corsi. Spesso ce ne sono di quelli intitolati:”Ballando sotto le stelle”, lezioni di ballo…per genitori. Attenzione c’è anche il Pon che assume babysitter, perché ovviamente bisogna sorvegliare i bambini mentre i genitori imparano a ballare. Altro che “fabbrica delle veline” di qualche anno fa!
Così vanno le cose sotto il dominio riformatore dei banchieri europei, ci fanno ballare…in tutti sensi.

lunedì 26 settembre 2011

Pensieri forti



Negli stessi giorni, ad Assisi la Marcia della pace, in Germania la visita di Papa Ratzinger. Due mondi riconducibili nell’alveo del cristianesimo, uno su iniziativa di popolo, l’altro organizzato dal clero, eppure distanti e diversi. La Marcia nata da Aldo Capitini cinquant’anni fa e che ha preso piede negli anni del confronto nucleare tra Usa ed Urss, l’altro un ritorno in patria per il Papa tedesco che si confronta con le diverse anime del cristianesimo e con le difficoltà della Chiesa prima ancora che con le contraddizioni del nostro tempo.
Alla Marcia si partecipa anche da laici per affermare il valore della Pace, sebbene non sempre in coerenza con i valori profetici ed utopistici dell’ideatore e dei primi organizzatori di essa. Si è notata come sempre una variopinta presenza di esponenti politici che sia pure collocati all’opposizione o in maggioranza nel parlamento italiano non hanno fatto mancare in ogni occasione il loro voto per autorizzare occupazioni militari e bombardamenti. Ma si sa a certe richieste non si può dire di no.
Il Papa in Germania questa volta non ha provocato turbamenti, causati magari da testi scritti senza prudenza da parte di qualche collaboratore. Ha mostrato ancora un volta la faccia contrita di chi avverte le pesanti accuse lanciate da più parti, ma ha saputo scompaginare certezze e comode posizioni quando ha richiamato il dovere per la Chiesa di tenere conto degli ultimi della terra e soprattutto quando ha sottolineato la necessità della misericordia per gli agnostici e per gli indifferenti.
Non è una novità, il Papa tedesco, da giovane collocato secondo la facile geografia politica tra i progressisti del Concilio, ha espresso più volte nel suo pontificato la necessità di interpretare il pensiero religioso secondo quella che lui stesso ha definito “l’ermeneutica della continuità” ovvero che si sappia tenere legati tradizione e novità. Per quanto non favorito dalle simpatie di tanti che ricordano le coreografie del papato polacco, il Papa odierno sa quali sono i temi sui quali il confronto tra laici e credenti può produrre i frutti migliori. Dice il Papa: "Gli agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace e le persone che - colpite come vittime o semplicemente scandalizzate da casi come quello della pedofilia - soffrono a causa dei peccati commessi da uomini di Chiesa e hanno desiderio di un cuore puro, sono piu' vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli 'di routine', che nella Chiesa vedono ormai soltanto l'apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede".
Parole come queste vanno ben oltre il “pentitismo” corrente che ebbe tante occasioni di manifestarsi con Papa Wojtyla, richiamano il compito fondamentale della Chiesa di ritrovare gli ultimi, da intendersi questi non solo nella condizione materiale ma anche nella solitudine esistenziale che tanto caratterizza i nostri tempi. C’è da augurarsi che altrettanto impegno e coraggio si mostri anche sulle questioni economiche, sociali e della indipendenza dei popoli.
Ai marciatori per la Pace manca quella capacità di comprendere che non bastano le emozioni di un giorno per richiedere pace. Al tempo in cui nacque, la Marcia era sostenuta da pensieri forti, sia pure diversi, che avevano il pregio di indicare un disegno di società, un percorso e principi capaci di orientare. Al di là del conflitto quotidiano, emergevano comunanze di veduta su tante questioni interne ed internazionali e soprattutto il tenere al centro dell’attenzione la dignità delle persone. Non si può declamare il valore della Pace e non rendersi conto che poco si è fatto in questi anni per assumere posizioni coraggiose contro volontà sempre più chiare di dominio economico e militare. In Italia al dunque sono tutti pronti ad avallare occupazioni militari e disegni economici che sempre più si rivelano strumenti per concentrare ricchezze in poche mani a danno dei molti.
Entrambi gli avvenimenti segnano l’importanza del messaggio cristiano sul piano spirituale e del pensiero laico ed in mancanza di alternative quel messaggio appare oggi un riferimento ancora valido per opporsi al declino su cui è incamminato l’Occidente evoluto.
A dispetto della grande stampa e del gotha finanziario che ce l’hanno messa tutta in quest’ultimi anni la Chiesa è ancora viva.

mercoledì 21 settembre 2011

Senza prospettiva



Chissà se qualcuno aprirà gli occhi rispetto ad evidenze che dimostrano quanto siano stati infondati slogan declamati in questi anni e che ancora si sentono da parte dei vertici di questo Paese. Per anni ci siamo bevuti la lezione circa le magnifiche sorti e progressive della formazione di organismi europei che avrebbero disegnato addirittura una nuova nazione, gli Stati uniti d’Europa come qualcuno affermava.
Non che la strada intrapresa sia da considerarsi finita in presenza di una crisi che, giorno dopo giorno, mostra il suo volto più serio, ma certamente qui di una vera nuova Nazione o Stato non si vede niente. Insomma qui abbiamo capito, finalmente, che nell’Unione monetaria europea i singoli stati sono responsabili per il proprio indebitamento e ognuno sopporta declassamenti ed eventuali fallimenti. Addirittura la moneta, possiamo notare, ha una codifica che la riporta al singolo Stato (la sigla numerica è preceduta da una lettera per ogni Stato: per l’Italia c’è la S) per cui di moneta unica vi è poco.
L’ultima perla è di questi giorni, quando sentiamo che le azioni che la BCE vuole assumere in soccorso di alcuni Stati, tra cui l’Italia, dovrà ottenere il beneplacito, essenziale, del parlamento tedesco.
Si avverte che le istituzioni europee non sono quelle che in Italia sono state descritte ed ancora credute da tanti, ovvero un nuovo Stato con una nuova cittadinanza piena per tutti gli abitanti presenti nei suoi confini. Solo una classe dirigente, come sempre, spaccona e magliara, poteva vendere quello che non è. La realtà è quella di una organizzazione sovranazionale dove i singoli punti dell’agenda politica vengono contrattati e decisi in relazione agli interresi dei più forti. Nulla di nuovo sotto il sole… è stato sempre così, ma ci avevano raccontato il contrario.
Anche l’intervento in Libia, dopotutto, è avvenuto con spregio di trattati che (piaccia o non piaccia) avevano appena legato quel Paese all’Italia. In proposito è bastata qualche telefonata e si è dovuto intervenire a capo chino.
Come si può sperare nella capacità di guidare il Paese in questa situazione di grave crisi economica quando non si riesce nemmeno a capire qual è la prospettiva da cui osservare i fenomeni presenti e dunque le vie di uscite?
Se scoppia l’incendio sulla nave bisogna avere una prospettiva chiara per agire di conseguenza: mi salvo da solo? mi salvo con i miei compagni più vicini?affondo con la nave?
Non si capisce quale è la prospettiva della classe dirigente di questo Paese, con o senza il Cavaliere.
Sentiamo ancora qualche brillante esponente delle istituzioni che declama in nome dell’Europa e dunque viene da chiedersi se chi ci guida ha bene in chiaro la prospettiva dalla quale guardare la realtà e dunque quali soluzioni assumere.
I tedeschi mostrano di avere una loro prospettiva, la classe dirigente italiana no.
Non è una novità.

giovedì 15 settembre 2011

C'è speranza



"Questa conoscenza della vita e dell’eternità non è una follia è solo quel caro e intenso amore che proviamo verso la nostra difficile condizione. Con la grazia di Dio Misterioso, alla fine dei tempi, forse soltanto in quel giorno essa verrà risolta e chiarita per tutti noi. Altrimenti non posso vivere. Senza eternità non si può vivere". (Kerouac, Un mondo battuto dal vento)
Si è costretti ad uscire dal seminato, dalla quotidiana occupazione delle proprie cose e dalla leggera riflessione che sollecitano gli avvenimenti, per guardare a cose che succedono e di cui non si vorrebbe parlare. Succede che sull’onda della campagna di stampa avviata da qualche anno contro la Chiesa, le curve delle tifoserie, tra una partita e l’altra e un video intenso di emozioni e le pernacchie contro il solito cavaliere che deturpa il Paese, espongono sberleffi suscitati dalla denuncia contro il Papa per i casi di pedofilia.
Bisognerebbe ricordare che questa campagna di stampa è nata quando la chiesa (Giovanni Paolo II) espose chiaramente la sua opposizione alla prima guerra contro l’Iraq e contro le guerre che sono seguite (e che seguiranno). Che gli insegnamenti di essa sono per la libertà dei popoli e per la difesa degli ultimi…
C’è un mondo, potente, che non tollera chi si pone di traverso sulla strada intrapresa del dominio fisico, economico e culturale che si trova oggi nella sua piena espansione. Non che le cose siano scollegate, anzi. Chi vuole dominare interi spazi, il mondo, attraverso le armi della finanza vuole, quando trova ostacoli, bombardare ed occupare, distruggere convenzioni internazionali e il diritto naturale. A volte le guerre avvengono anche sulla base di informazioni false o volutamente commissionate dai governi per essere false (queste sì situazioni da denunciare alla Corte penale internazionale). Di questo ovviamente non si parla, troppo fastidio per soggetti facilmente alimentati dall’informazione ufficiale e prevalente.
Che situazioni di sfruttamento della minore età avvengano è possibile, che queste situazioni avvengano in ambiti diversi è altrettanto certo. Quello che disturba è la strumentale operazione per farla pagare a chi, si voglia o non si voglia, piaccia o non piaccia, resta, anche sul piano strettamente laico, l’unico riferimento che, attraverso tanta complessità di soggetti e di istituzioni, si oppone al Pensiero unico dominante.
Dove sono quelle culture che si sono poste come alternative di pensiero e di azione nell’ultimo secolo ed oltre a quella voglia di dominio economico ed esistenziale che non tollera diversità e differenza di culture, di costumi, di tradizioni e di impianti istituzionali?
Quali culture oggi esprimono idee capaci veramente di opporsi o di confrontarsi con chi riduce l’uomo a consumatore o addirittura merce da sfruttare e da abbandonare?
Morte le ideologie del XX secolo, quale altro sapere può accompagnare chi non accetta la guerra senza fine e lo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse pubbliche giustificati da presunzioni di primatismo o di superiorità tra uomini in un modello di società che applica il principio di selezione come criterio di sviluppo?
Peccati e peccatori hanno accompagnato la Chiesa e l’accompagneranno ancora nella sua presenza fatta da persone e al di là di quello che si può dire sul piano giuridico o della cronaca dei fatti che avvengono nel mondo restano le parole di Kerouac (proprio lui!) che inaspettatamente possono illuminare le moltitudini di individui che vivono nella disperata solitudine del mondo informatizzato.
La disperazione dovuta alla precarietà del lavoro, che si accompagna alla precarietà dei rapporti umani, il tutto venduto come conquiste civili per folle plaudenti secondo i ritmi di intellettuali e magnati dediti alla distruzione dell’esistente per la costruzione di una nuova umanità.
Sarà, per il momento la crisi si aggrava e con essa emerge la solitudine di tanti. Come è detto, dall’abisso della disperazione nasce la santità: insomma, c’è speranza!

sabato 10 settembre 2011

Liberisti di ieri, di oggi, di sempre



(ASCA) - Roma, 16 ago - ''Credo che collocare sul mercato le azioni ancora detenute dallo Stato di societa' come Eni, Enel, Finmeccanica, nonche' di privatizzare le Poste, il Poligrafico dello Stato, la Cassa depositi e prestiti (Cdp), come ha giustamente suggerito il professor Giavazzi sulle colonne del 'Corriere della Sera', sarebbe un'ottima soluzione''. Lo afferma in una nota il senatore e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, secondo il quale cosi' facendo ''si affronterebbe finalmente alla radice quella presenza dello Stato nell'economia, che rappresenta in Italia un elemento distorsivo nell'ambito dello sviluppo del mercato e corruttivo nella sfera politica''.
Questa lunga dichiarazione del senatore Pdl Bondi è da incorniciare, così come la posizione da lui riportata del famoso (televisivamente parlando) prof. Giavazzi. E’ da incorniciare anche per un altro motivo, sta a rappresentare la leggerezza con la quale un ex pci passa da Peppone (quello nemico di don Camillo) a Paperone (quello di Walt Disney).
Il prof. Giavazzi è un economista specializzatosi dopo la laurea in ingegneria, dimostrando così quello che negli ultimi decenni è avvenuto nel mondo della politica e dell’economia, ovvero la presa di potere sul piano tecnico e delle decisioni collettive di chi ha avuto nella sua vita più dimestichezza con l’algebra, gli algoritmi, piuttosto che con gli studi sulla società, la storia, che tradizionalmente accompagnavano, prima, gli studi di tanti economisti.
E’ successo in altre parole che l’economia è stata guidata da chi pensava che tutto fosse risolvibile con complicate operazioni al computer, così come meglio fanno gli speculatori finanziari di professione. In un mondo così fatto è facile immaginare che con un po’ di “finanziarizzazione dell’economia” possono risolversi i problemi di uno Stato, così come fa un’azienda che invece di preoccuparsi della produzione e della vendita fa qualche puntatina in borsa o organizza qualche artificio societario-finanziario.
Giavazzi è tra quelli che privatizzerebbe di tutto perché vede nella distruzione dello Stato e nella capacità della finanza privata gli unici rimedi per dare ricchezza alle Nazioni. Ed hai voglia di puntare il dito sul disastro che questa concezione ha prodotto in questi anni, Lui, imperterrito, ripete ancora il salmo del Pensiero Liberista.
Come era prevedibile, il Giavazzi, in sostanza, esprime gli obiettivi reconditi che tanti (concreti) speculatori non hanno animo di dire: bisogna vendere-svendere quel poco di industria pubblica che è ancora rimasto allo stato italiano. Per completare la svendita dell’industria pubblica avvenuta negli anni ’90 si propone una nuova cura dimagrante, proprio nel momento in cui l’economia è allo sfacelo, con prevedibili prezzi d’affare per gli acquirenti.
Per compiere l’opera il Bondi (bonaccione come persona) si presta a meraviglia. Era d’accordo sulle svendite avvenute a partire dal ’92, quando era nel Pds, così gli vanno bene le svendite oggi che è al vertice del Pdl di Berlusconi.
Vai a capire il perché di queste trasformazioni clamorose da parte delle stesse persone oppure del perché un mondo politico aduso a recitare il pensiero collettivista si è convertito al liberismo dominante in questi anni oppure passare dal no ai bombardamenti sul Vietnam al si ai bombardamenti sulla Libia! Parliamo del povero Bondi, ma il pensiero corre a tanti altri che hanno seguito la stessa curva di pensiero. Chi di quà, chi di là.
Misteri italiani del nostro tempo!

martedì 6 settembre 2011

Son tutti ragionieri



Siamo prossimi all’8 settembre, che non è una festa e dunque non sarà eliminata dalle feste laiche, però è una data che si ricorda. Da almeno due generazioni gli italiani sanno che quella data si associa allo sbandamento dell’intera Nazione, alla fellonia dei dirigenti, allo sgretolamento dello Stato. Negli ultimi anni qualcuno (il presidente Ciampi) c’ha messo una pezza, affermando che in realtà lo Stato con i suoi uffici rimase in piedi (correva l’anno 1943). Poca cosa, nella memoria collettiva rimane la data della vergogna per come si svolsero i fatti e per come si comportarono le classi dirigenti di questo Paese.
Ci avviciniamo ad un altro 8 settembre e tutto ci induce a considerare che ancora la storia possa ripetersi. Questa volta non si tratta di guerra ma di crisi economica.
Quello che si vede e che si è visto in queste ultime settimane dimostra che il Paese è davvero al limite della sua integrità politica e civile, non solo per le avventure pecorecce del suo capo del governo. In un mondo che vede immani trasformazioni, non tutte condivisibili e probabilmente causa, esse, di guasti ormai evidenti a tanti, in Italia si discute di bilancio e non di politica economica, ovvero tutti si sforzano di far quadrare i conti e non di eliminare quelle storture, quei vincoli che impediscono una crescita economica capace di voltare la brutta pagina che ci riguarda. Son tutti ragionieri.
Nella disperazione, che prende anche il sempre ottimista capo del governo, si sentono proposte e controproposte di tutti i colori senza che si scorga un filo di ragionamento capace di ridare benzina ad un motore ormai spento.
Ben venga la lotta all’evasione fiscale, ma ormai il problema centrale insieme a questa è dato dall’enorme costo del sistema pubblico, se non si interviene sui due versanti c’è poco da fare. Non basterà spillare l’ultima goccia di sangue ai contribuenti (corretti o no) per mantenere in piedi scrivanie e uffici che costano obiettivamente troppo.
Una di queste sere, tra i tanti, parlava in televisione un ex magistrato che invocava il cappio per gli evasori fiscali adducendo come esempio virtuoso chi da lavoratore dipendente “paga tutte le tasse”. Sentire ogni giorno, ogni ora, affermazioni di questo tipo fa capire quale è lo stato della crisi. Vengono in mente quei magistrati che fanno preparazione ai concorsi in magistratura: zero fattura. Il tecnico del comune o della provincia che arrotonda il suo stipendio (la clientela, se la porta dall’ufficio) l’insegnante e il medico ospedaliero che… Siamo sempre sicuri che la soluzione del problema debba essere basata su assiomi infondati come questi? Eppure si continua a sollecitare un clima da guerra civile con minacce di manette. Atto di barbarie, qualunque sia il limite posto. Roba da Medioevo. Nel contempo il presidente della Consob spagnola prende 162.000 euro l'anno, quello delle telecomunicazioni 146.000 e nessun magistrato prestato ad altre funzioni mantiene il posto e tantomeno lo stipendio(viene in mente Catricalà, quello che regola il Mercato…degli altri). Bastano pochi raffronti per capire quello che di distorto c’è in Italia e che viene difeso in questi giorni con le unghie.

Le statistiche dimostrano che il settore privato è in profonda crisi. Ma di questo nessuno parla. Dalla manovra emergono norme che inducono alla chiusura di attività e che incrementeranno la disoccupazione ed a molti, a questo punto, vien voglia di chiudere piuttosto che continuare a dare sangue per una Casta che guadagna a gogò, senza rischi. Gli economisti e i politici capaci dicono che la pecora si tosa ma non si uccide, in Italia è in atto una strage fiscale con moria di pecore. Poco male, dal fallimento dei privati deriverà il fallimento pubblico, mal comune mezzo gaudio.
L’introduzione della moneta comune (l’euro) doveva permettere un più facile raffronto tra Italia e altri stati, tra impieghi e stipendi. Abbiamo perso anche questa opportunità per capire che una delle ragioni della presente crisi sta proprio in una crescita smodata (avvenuta negli ultimi anni) di stipendi e indennità pubblici, norme che permettono ingiustificati cumuli di stipendi e favori e privilegi costosi ma non giustificati. Segno, tutto questo, della irresponsabilità delle classi dirigenti che già si è manifestata altre volte nella storia patria.
Segno della protervia di capi che si abboffano e pretendono un rispetto che non si sono conquistati. In Germania l’operaio metalmeccanico prende il doppio di quello italiano, mentre il dirigente pubblico prende molto di meno del burocrate italiano, questa è la spiegazione del tutto, ma le Caste nostrane non lo vogliono capire e tra manovre e contromanovre i nostri pensano di prendere tempo dando la caccia all’untore.
Rimaniamo in attesa di una svolta che faccia piazza pulita di tante sciocchezze che si sentono in questi giorni e capace di inquadrare i veri problemi e proporre soluzioni valide. Questo Paese si salva se si da il giusto riconoscimento al lavoro e alla produzione non solo in termini di moneta ma anche in termini culturali. La dignità del lavoro (art.2) la libertà d’impresa (art.41) che la Costituzione riconosce come valori fondanti (connessi ai doveri, pure previsti) sono calpestati e derisi come se la ricchezza della nazione derivasse da altro.
I “dibbattiti” televisivi sono occupati esclusivamente da burocrati di varie qualifiche, da ricchi finanzieri, industriali, con interessi e lavoro all’estero, che presidiano i salotti della politica per carpire affari e mentre ci auguriamo nuovi Adriano Olivetti ed Enrico Mattei, abbiamo a che fare con il Penati di Sesto San Giovanni “amministratore pubblico”, più precisamente un’insegnante da venti anni in aspettativa…..così va l’Italia.