sabato 10 settembre 2011

Liberisti di ieri, di oggi, di sempre



(ASCA) - Roma, 16 ago - ''Credo che collocare sul mercato le azioni ancora detenute dallo Stato di societa' come Eni, Enel, Finmeccanica, nonche' di privatizzare le Poste, il Poligrafico dello Stato, la Cassa depositi e prestiti (Cdp), come ha giustamente suggerito il professor Giavazzi sulle colonne del 'Corriere della Sera', sarebbe un'ottima soluzione''. Lo afferma in una nota il senatore e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, secondo il quale cosi' facendo ''si affronterebbe finalmente alla radice quella presenza dello Stato nell'economia, che rappresenta in Italia un elemento distorsivo nell'ambito dello sviluppo del mercato e corruttivo nella sfera politica''.
Questa lunga dichiarazione del senatore Pdl Bondi è da incorniciare, così come la posizione da lui riportata del famoso (televisivamente parlando) prof. Giavazzi. E’ da incorniciare anche per un altro motivo, sta a rappresentare la leggerezza con la quale un ex pci passa da Peppone (quello nemico di don Camillo) a Paperone (quello di Walt Disney).
Il prof. Giavazzi è un economista specializzatosi dopo la laurea in ingegneria, dimostrando così quello che negli ultimi decenni è avvenuto nel mondo della politica e dell’economia, ovvero la presa di potere sul piano tecnico e delle decisioni collettive di chi ha avuto nella sua vita più dimestichezza con l’algebra, gli algoritmi, piuttosto che con gli studi sulla società, la storia, che tradizionalmente accompagnavano, prima, gli studi di tanti economisti.
E’ successo in altre parole che l’economia è stata guidata da chi pensava che tutto fosse risolvibile con complicate operazioni al computer, così come meglio fanno gli speculatori finanziari di professione. In un mondo così fatto è facile immaginare che con un po’ di “finanziarizzazione dell’economia” possono risolversi i problemi di uno Stato, così come fa un’azienda che invece di preoccuparsi della produzione e della vendita fa qualche puntatina in borsa o organizza qualche artificio societario-finanziario.
Giavazzi è tra quelli che privatizzerebbe di tutto perché vede nella distruzione dello Stato e nella capacità della finanza privata gli unici rimedi per dare ricchezza alle Nazioni. Ed hai voglia di puntare il dito sul disastro che questa concezione ha prodotto in questi anni, Lui, imperterrito, ripete ancora il salmo del Pensiero Liberista.
Come era prevedibile, il Giavazzi, in sostanza, esprime gli obiettivi reconditi che tanti (concreti) speculatori non hanno animo di dire: bisogna vendere-svendere quel poco di industria pubblica che è ancora rimasto allo stato italiano. Per completare la svendita dell’industria pubblica avvenuta negli anni ’90 si propone una nuova cura dimagrante, proprio nel momento in cui l’economia è allo sfacelo, con prevedibili prezzi d’affare per gli acquirenti.
Per compiere l’opera il Bondi (bonaccione come persona) si presta a meraviglia. Era d’accordo sulle svendite avvenute a partire dal ’92, quando era nel Pds, così gli vanno bene le svendite oggi che è al vertice del Pdl di Berlusconi.
Vai a capire il perché di queste trasformazioni clamorose da parte delle stesse persone oppure del perché un mondo politico aduso a recitare il pensiero collettivista si è convertito al liberismo dominante in questi anni oppure passare dal no ai bombardamenti sul Vietnam al si ai bombardamenti sulla Libia! Parliamo del povero Bondi, ma il pensiero corre a tanti altri che hanno seguito la stessa curva di pensiero. Chi di quà, chi di là.
Misteri italiani del nostro tempo!

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