domenica 7 ottobre 2012

I roghi tossici e la finanza



«Il populismo è l’entrata in resistenza di un popolo contro le proprie élites, perché ha compreso che queste lo stanno portando all’abisso». Ancora Vincent Coussedière, filosofo francese, si esprime così per rendere la sua idea di quello che sta succedendo intorno a noi, in Europa.
Ora sarebbe facile dire che dopo i vari casi Belsito, Lusi, Fiorito, Penati e gli altri, che la cronaca riporta ormai quotidianamente, sarebbe facile dire che con questi nomi ci avviamo allo sfascio.
Sarebbe consolante pensare questo, perché quei nomi, insieme a tanti altri, sono i terminali di uno stato disastroso regolato o meglio sregolato da menti raffinate. Comuni, province, regioni sono regolati da normative corpose che negli ultimi anni governi e parlamenti hanno codificato. Il populismo, questo si, che ha eliminato organismi di controllo, ha reso tutti “autonomi” per seguire populisticamente idee di federalismo (era la moda) ove tutti approfittano delle casse pubbliche senza rendere conto, quel populismo ha sconquassato il Paese e lo ha portato ad un passo dal fallimento. Prima dei “Fiorito” vengono nomi molto più importanti che guidavano partiti e governi e che formano i vertici di una classe dirigente: chi ne ricorda i nomi in questi giorni?
Le classi dirigenti di un paese, che non conoscono sacrifici, non danno l’esempio e che si trincerano dietro le polizie fiscali e l’Equitalia per assicurarsi le corpose indennità, tradiscono il popolo (sempre che sia lecito ancora usare questa parola!). Lo tradiscono quando dimenticano l’articolo 1, la norma fondante, della Costituzione italiana che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, appunto, fondata sul lavoro e non sulla finanza. Espressione non messa lì a caso, ma che indica una scelta di valori nel sistema economico interno e tra gli stati.
Le classi dirigenti tradiscono il Popolo quando non tengono conto delle esigenze, dei valori, delle capacità proprie delle genti come storicamente e culturalmente si sono formate.
Un Paese ridotto allo sfacelo, dove aumentano a dismisura le tasse, ove c’è un’assenza (voluta?) di una politica industriale, ove l’unica capacità da dimostrarsi è quella di ridurre lo “spread” ovvero di accontentare e calmare i redditieri, piccoli e grandi, che speculano sulle finanze pubbliche, un paese ove tutte le risorse sono convogliate (come vera destinazione) verso le banche, perché dopo avere creato montagne di debiti, oggi, non debbono fallire. Un Paese ridotto a tale stato tradisce la missione fondamentale assegnata dai costituenti, ovvero quella di preferire il lavoro alla finanza.
Queste nobili classi dirigenti che hanno a cuore disegni fideisticamente perseguiti di organizzare un mondo senza confini, per creare mercati più agevoli per i detentori di capitali, mostrano la loro totale indifferenza per ogni altro valore che non sia quello di servire la grande finanza, a costo di ridurre il Paese ad una landa desolata.
La nota stampa dell’ultimo Consiglio dei ministri comunica: “Il Governo ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale: della legge della Regione Basilicata n. 12 del 13 luglio 2012, recante ”Norme per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli di origine regionale a chilometri zero”, in quanto varie disposizioni, volte a favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, sono suscettibili, per un verso, di ostacolare gli scambi intracomunitari, ponendosi in contrasto con le disposizioni del TFUE, e, per altro verso, di falsare la concorrenza, risultando discriminatorie nel privilegiare alcuni prodotti solo in base alla loro provenienza territoriale.”.
Qui si coglie l’essenza delle cose, per chi vuole capire. Non c’è da commentare. Addio articolo 1 della Costituzione.
Tra Napoli e Caserta è nato un movimento che denuncia la pratica nefanda di roghi tossici. Benemerite associazioni, gruppi, parrocchie si battono per mettere in risalto la pericolosità di questi fenomeni. Anche qui occorrerebbe riflettere sulle altrettante nefande origini del fenomeno, che non sono solo da attribuire ai delinquenti semplici od organizzati. Metterla così va bene per mobilitare le genti, ma riduce la comprensione del fenomeno.
L’idea di eliminare interi settori produttivi o comunque di non dare sostegno, perché tanto questo e quel prodotto può essere importato dall’estero, provoca non solo cali di produttività, di lavoro, di reddito, per gli individui, per le famiglie, per il Paese. Tale concezione economica produce disastri ambientali, sradicamenti delle popolazioni, povertà culturali (riferita alla capacità di fare le cose) malattie e così continuando produce anche i roghi tossici di cui tanto ci si preoccupa.
Se il Governo, le classi dirigenti abbandonano l’agricoltura perché privilegiano le politiche finanziarie sovranazionali, c’è poco da fare, i roghi tossici e altri fenomeni di incuria ed incultura prevarranno. Non è vero caro Roberto Saviano?
Insomma bisogna guardare un pò più in alto per capire che dietro i Fiorito e i roghi tossici ci sono menti raffinatissime o incapacità colpose.
Se il Governo, la politica, abbandona al proprio destino i contadini della Lucania, baratta reddito e salute alimentare delle popolazioni locali e vicine, se lascia incolti e soggetti ai disastri idrogeologici interi territori, che ne possono conseguire se non i roghi tossici, le frane, i morti, l’emigrazione, la povertà?
Anche per questo, oltre alla rassegnazione, nasce il populismo (come spregiativamente viene indicato). Molti avvertono che le classi dirigenti, i governi, perseguono altri obiettivi e si apre la prospettiva dell’abisso.

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