«Il populismo è
l’entrata in resistenza di un popolo contro le proprie élites, perché ha
compreso che queste lo stanno portando all’abisso». Ancora Vincent
Coussedière, filosofo francese, si esprime così per rendere la sua idea di
quello che sta succedendo intorno a noi, in Europa.
Ora sarebbe facile dire che dopo i vari casi Belsito, Lusi,
Fiorito, Penati e gli altri, che la cronaca riporta ormai quotidianamente,
sarebbe facile dire che con questi nomi ci avviamo allo sfascio.
Sarebbe consolante pensare questo, perché quei nomi, insieme a
tanti altri, sono i terminali di uno stato disastroso regolato o meglio
sregolato da menti raffinate. Comuni, province, regioni sono regolati da
normative corpose che negli ultimi anni governi e parlamenti hanno codificato. Il
populismo, questo si, che ha eliminato organismi di controllo, ha reso tutti “autonomi”
per seguire populisticamente idee di federalismo (era la moda) ove tutti
approfittano delle casse pubbliche senza rendere conto, quel populismo ha
sconquassato il Paese e lo ha portato ad un passo dal fallimento. Prima dei “Fiorito”
vengono nomi molto più importanti che guidavano partiti e governi e che formano
i vertici di una classe dirigente: chi ne ricorda i nomi in questi giorni?
Le classi dirigenti di un paese, che non conoscono sacrifici,
non danno l’esempio e che si trincerano dietro le polizie fiscali e l’Equitalia
per assicurarsi le corpose indennità, tradiscono il popolo (sempre che sia
lecito ancora usare questa parola!). Lo tradiscono quando dimenticano l’articolo
1, la norma fondante, della Costituzione italiana che recita: “L’Italia è una Repubblica
democratica fondata sul lavoro”, appunto, fondata sul lavoro e non sulla
finanza. Espressione non messa lì a caso, ma che indica una scelta di valori
nel sistema economico interno e tra gli stati.
Le classi dirigenti tradiscono il Popolo quando non tengono
conto delle esigenze, dei valori, delle capacità proprie delle genti come
storicamente e culturalmente si sono formate.
Un Paese ridotto allo sfacelo, dove aumentano a dismisura le
tasse, ove c’è un’assenza (voluta?) di una politica industriale, ove l’unica
capacità da dimostrarsi è quella di ridurre lo “spread” ovvero di accontentare
e calmare i redditieri, piccoli e grandi, che speculano sulle finanze pubbliche,
un paese ove tutte le risorse sono convogliate (come vera destinazione) verso
le banche, perché dopo avere creato montagne di debiti, oggi, non debbono
fallire. Un Paese ridotto a tale stato tradisce la missione fondamentale assegnata
dai costituenti, ovvero quella di preferire il lavoro alla finanza.
Queste nobili classi dirigenti che hanno a cuore disegni
fideisticamente perseguiti di organizzare un mondo senza confini, per creare
mercati più agevoli per i detentori di capitali, mostrano la loro totale
indifferenza per ogni altro valore che non sia quello di servire la grande
finanza, a costo di ridurre il Paese ad una landa desolata.
La nota stampa dell’ultimo Consiglio dei ministri comunica: “Il
Governo ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale: della
legge della Regione Basilicata n. 12 del 13 luglio 2012, recante ”Norme per
orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli di origine regionale a
chilometri zero”, in quanto varie disposizioni, volte a favorire la
commercializzazione dei prodotti regionali, sono suscettibili, per un verso, di
ostacolare gli scambi intracomunitari, ponendosi in contrasto con le
disposizioni del TFUE, e, per altro verso, di falsare la concorrenza,
risultando discriminatorie nel privilegiare alcuni prodotti solo in base alla
loro provenienza territoriale.”.
Qui si coglie l’essenza delle
cose, per chi vuole capire. Non c’è da commentare. Addio articolo 1 della
Costituzione.
Tra Napoli e Caserta è nato un
movimento che denuncia la pratica nefanda di roghi tossici. Benemerite associazioni,
gruppi, parrocchie si battono per mettere in risalto la pericolosità di questi
fenomeni. Anche qui occorrerebbe riflettere sulle altrettante nefande origini
del fenomeno, che non sono solo da attribuire ai delinquenti semplici od
organizzati. Metterla così va bene per mobilitare le genti, ma riduce la
comprensione del fenomeno.
L’idea di eliminare interi
settori produttivi o comunque di non dare sostegno, perché tanto questo e quel
prodotto può essere importato dall’estero, provoca non solo cali di produttività,
di lavoro, di reddito, per gli individui, per le famiglie, per il Paese. Tale
concezione economica produce disastri ambientali, sradicamenti delle popolazioni,
povertà culturali (riferita alla capacità di fare le cose) malattie e così
continuando produce anche i roghi tossici di cui tanto ci si preoccupa.
Se il Governo, le classi dirigenti
abbandonano l’agricoltura perché privilegiano le politiche finanziarie
sovranazionali, c’è poco da fare, i roghi tossici e altri fenomeni di incuria
ed incultura prevarranno. Non è vero caro Roberto Saviano?
Insomma bisogna guardare un pò
più in alto per capire che dietro i Fiorito e i roghi tossici ci sono menti raffinatissime
o incapacità colpose.
Se il Governo, la politica,
abbandona al proprio destino i contadini della Lucania, baratta reddito e
salute alimentare delle popolazioni locali e vicine, se lascia incolti e
soggetti ai disastri idrogeologici interi territori, che ne possono conseguire
se non i roghi tossici, le frane, i morti, l’emigrazione, la povertà?
Anche per questo, oltre alla
rassegnazione, nasce il populismo (come spregiativamente viene indicato). Molti
avvertono che le classi dirigenti, i governi, perseguono altri obiettivi e si
apre la prospettiva dell’abisso.
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