martedì 2 ottobre 2012

L`abominevole classe emergente




“Il Mondo a nostra immagine e somiglianza”, così si potrebbe definire quanto scrive il vate, prof. Asor Rosa oggi 2 ottobre su La Repubblica (e dove altro?!) sulla “scomparsa del popolo”.
Il professore, apprezzabile studioso, non riesce a cogliere i mutamenti avvenuti in questi ultimi decenni e si attarda, scompostamente, a richiamare i suoi sulle sue categorie di pensiero e sulla necessità di sconfiggere il “Male”.
Visione messianica che sempre produce disastri quando si afferma in politica. Il novecento e questi primi anni del secolo nuovo dimostrano che quante volte si vuole costruire “l’Uomo nuovo”, “l’Ordine nuovo” “la Società nuova” si spalanca la porta ai gulag e ai campi di concentramento.
Asor Rosa ha molti figli intellettuali che oggi pontificano sui giornali, magari si definiscono liberali (è l’ultima moda) additano al pubblico ludibrio questo e quello che non si allinea, sollevando la sacra indignazione del “popolo”. Il professore di questo parla, della scomparsa del popolo che non riflette più quella sacra superiorità almeno nella sua componente di classe che più sente vicina:”Io sono uno che, molti anni fa, ha creduto che dalla classe operaia sarebbero scaturite le nuove élite, destinate a guidare verso altri traguardi i destini nazionali.”.
Insomma, Asor Rosa, vede sfuggirgli di mano il Mondo in cui ha vissuto: “Recentemente si è tornati a parlare, anche a sinistra, anche dai miei vecchi sodali operaisti, di popolo. Ma la categoria, e soprattutto la realtà, ne sono profondamente mutati.” e trabocca in minacce verso quel mondo avverso. Il professore indica la strada:”Ricomporre il popolo, pur nella diversità delle opinioni politiche, dandogli una prospettiva strategica che punti innanzi tutto all`isolamento, alla sconfitta e alla cancellazione dell`abominevole classe emergente.” Ecco, si comincia a tremare.
Tutto questo perché gli ultimi avvenimenti di cronaca dimostrano lo sfacelo della politica in Italia con i vari casi Fiorito, Penati (!), Belsito, Lusi e la ragionevole certezza che la politica sia condotta secondo valori e pulsioni non edificanti.
Il professore dovrebbe tener conto che il suo “popolo” non è più tale nemmeno nella sua dimensione di classe (visione da lui preferita di tipo salvifica e messianica: un pallino costante) perché almeno dagli anni ’70 i movimenti popolari di massa hanno smarrito la visione d’insieme dei cittadini (come popolo e come classe) ed hanno abbracciato (opportunamente sollecitati a farlo) obiettivi frammentati, riferiti a bisogni individuali, che tali restano, non potendo essi avere valenza politica. Politica e cittadinanza hanno a che fare con la salvaguardia del bene comune non con la somma di bisogni individuali. Oggi è «politico non già ciò che gli individui hanno in comune, bensì ciò che al contrario li rende singolari, li differenzia» così dice il filosofo francese Vincent Coussedière ed ancora:Sono gli individui de-socializzati che il gauchisme intende promuovere e radunare”. Questo è il punto, caro professore.
Avanzano diritti che fanno riferimento a bisogni un tempo propri delle elites ricche e decadenti e tali bisogni sono oggi vessillo dei movimenti popolari in cambio della lotta tradizionalmente attuata per la salvaguardia del benessere dei cittadini tutti (il popolo) e dei lavoratori.
Le avanguardie politiche care ad Asor Rosa hanno riconvertito linguaggio, comportamenti, strategie e da un giorno all’altro (in verità si sono adattati nel corso di qualche decennio) si sono messi al servizio dei poteri forti (oggi si può usare questa espressione, perché molti vedono la realtà): dalle banche, alle politiche proprie di un capitalismo selvaggio che distrugge ogni resistenza, al perseguimento di politiche che impoveriscono popoli.
Il professore dice il vero quando afferma:”il popolo italiano si è disgregato in una serie di frammenti, spesso contrapposti fra loro e ognuno alla ricerca della propria personale, individuale e/o settoriale ricerca di affermazione, di denaro e di potere”.
Fallace è la spiegazione, quando afferma la solita distinzione tra il popolo buono (la classe) e il ceto cattivo: ” Il vero, grande protagonista della corruzione italiana è questo ceto sociale, una classe tipicamente interstiziale, frutto dello spappolamento o dell`emarginazione o del volontario mutismo delle altre, priva assolutamente di cultura e di valori, ignara di progetto, deprivata all`origine e secolarmente di ogni potere,”. Visione assolutamente datata ed infondata che fa dire poi al discepolo Michele Serra che “gli altri” sono tutti quelli che parcheggiano in doppia fila:incivili. Milioni di incivili!
C’è ben altro su cui meditare, lo spappolamento della società riguarda tutti e tutto e le colpe sono variamente distribuibili, altro che, altro che.

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