“Il Mondo a
nostra immagine e somiglianza”, così si potrebbe definire quanto scrive il vate,
prof. Asor Rosa oggi 2 ottobre su La Repubblica (e dove altro?!) sulla “scomparsa
del popolo”.
Il
professore, apprezzabile studioso, non riesce a cogliere i mutamenti avvenuti
in questi ultimi decenni e si attarda, scompostamente, a richiamare i suoi
sulle sue categorie di pensiero e sulla necessità di sconfiggere il “Male”.
Visione messianica
che sempre produce disastri quando si afferma in politica. Il novecento e
questi primi anni del secolo nuovo dimostrano che quante volte si vuole
costruire “l’Uomo nuovo”, “l’Ordine nuovo” “la Società nuova” si spalanca la
porta ai gulag e ai campi di concentramento.
Asor Rosa ha
molti figli intellettuali che oggi pontificano sui giornali, magari si definiscono
liberali (è l’ultima moda) additano al pubblico ludibrio questo e quello che
non si allinea, sollevando la sacra indignazione del “popolo”. Il professore di
questo parla, della scomparsa del popolo che non riflette più quella sacra
superiorità almeno nella sua componente di classe che più sente vicina:”Io sono
uno che, molti anni fa, ha creduto che dalla classe operaia sarebbero scaturite
le nuove élite, destinate a guidare verso altri traguardi i destini nazionali.”.
Insomma,
Asor Rosa, vede sfuggirgli di mano il Mondo in cui ha vissuto: “Recentemente si
è tornati a parlare, anche a sinistra, anche dai miei vecchi sodali operaisti,
di popolo. Ma la categoria, e soprattutto la realtà, ne sono profondamente
mutati.” e trabocca in minacce verso quel mondo avverso. Il professore indica
la strada:”Ricomporre il popolo, pur nella diversità delle opinioni politiche,
dandogli una prospettiva strategica che punti innanzi tutto all`isolamento,
alla sconfitta e alla cancellazione dell`abominevole classe emergente.” Ecco,
si comincia a tremare.
Tutto questo
perché gli ultimi avvenimenti di cronaca dimostrano lo sfacelo della politica
in Italia con i vari casi Fiorito, Penati (!), Belsito, Lusi e la ragionevole certezza
che la politica sia condotta secondo valori e pulsioni non edificanti.
Il professore
dovrebbe tener conto che il suo “popolo” non è più tale nemmeno nella sua
dimensione di classe (visione da lui preferita di tipo salvifica e messianica: un pallino costante) perché
almeno dagli anni ’70 i movimenti popolari di massa hanno smarrito la visione d’insieme
dei cittadini (come popolo e come classe) ed hanno abbracciato (opportunamente
sollecitati a farlo) obiettivi frammentati, riferiti a bisogni individuali, che
tali restano, non potendo essi avere valenza politica. Politica e cittadinanza hanno
a che fare con la salvaguardia del bene comune non con la somma di bisogni
individuali. Oggi
è «politico non già ciò che gli
individui hanno in comune,
bensì ciò che al contrario li rende singolari, li differenzia» così dice il
filosofo francese Vincent Coussedière ed ancora: “Sono gli individui de-socializzati che il gauchisme intende
promuovere e radunare”. Questo è il punto, caro professore.
Avanzano
diritti che fanno riferimento a bisogni un tempo propri delle elites ricche e
decadenti e tali bisogni sono oggi vessillo dei movimenti popolari in cambio
della lotta tradizionalmente attuata per la salvaguardia del benessere dei
cittadini tutti (il popolo) e dei lavoratori.
Le
avanguardie politiche care ad Asor Rosa hanno riconvertito linguaggio, comportamenti,
strategie e da un giorno all’altro (in verità si sono adattati nel corso di
qualche decennio) si sono messi al servizio dei poteri forti (oggi si può usare
questa espressione, perché molti vedono la realtà): dalle banche, alle politiche
proprie di un capitalismo selvaggio che distrugge ogni resistenza, al perseguimento di politiche che
impoveriscono popoli.
Il
professore dice il vero quando afferma:”il popolo italiano si è disgregato in
una serie di frammenti, spesso contrapposti fra loro e ognuno alla ricerca
della propria personale, individuale e/o settoriale ricerca di affermazione, di
denaro e di potere”.
Fallace è la
spiegazione, quando afferma la solita distinzione tra il popolo buono (la
classe) e il ceto cattivo: ” Il vero, grande protagonista della corruzione
italiana è questo ceto sociale, una classe tipicamente interstiziale, frutto
dello spappolamento o dell`emarginazione o del volontario mutismo delle altre,
priva assolutamente di cultura e di valori, ignara di progetto, deprivata
all`origine e secolarmente di ogni potere,”. Visione assolutamente datata ed
infondata che fa dire poi al discepolo Michele Serra che “gli altri” sono tutti
quelli che parcheggiano in doppia fila:incivili. Milioni di incivili!
C’è ben
altro su cui meditare, lo spappolamento della società riguarda tutti e tutto e
le colpe sono variamente distribuibili, altro che, altro che.
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