lunedì 17 settembre 2012

Una crescita più umana



Da un articolo di Serge Latouche (La Repubblica.it-14.09.2012): “Viviamo in una società della crescita. Cioè in una società dominata da un’economia che tende a lasciarsi assorbire dalla crescita fine a se stessa, obiettivo primordiale, se non unico, della vita. Proprio per questo la società del consumo è l’esito scontato di un mondo fondato su una tripla assenza di limite”.
Il filosofo della “decrescita”, divenuto negli anni bersaglio di derisione e scetticismo, comincia ad avere attenzione e considerazione. Cosa buona, magari si fosse dato ascolto ai tanti movimenti che negli anni passati, anche con imponenti manifestazioni, obiettavano sui limiti di una concezione economica, trainata soprattutto da logiche finanziarie, che avrebbe portato povertà diffusa, disuguaglianze estreme e guerre. La “globalizzazione” come è stata raccontata, ci dicevano, avrebbe portato l’umanità ad un’epoca di pace. Così  non è stato e non è. L’interdipendenza tra stati e popoli imposta secondo le logiche finanziarie, al contrario, produce guerre armate e crisi economiche.
Latouche parla di limiti, propri della dimensione umana e del progresso, fino a considerare quel concetto (“il limite”) uno spartiacque tra diverse concezioni anche in dimensioni che non sono proprie dell’economia. Infatti, continua:”Un meccanismo che tende a produrre infelicità perché si basa sulla continua creazione di desiderio. Ma il desiderio, a differenza dei bisogni, non conosce sazietà. Poiché si rivolge ad un oggetto perduto ed introvabile, dicono gli psicoanalisti. Senza poter trovare il «significante perduto»”.
Ce n’è abbastanza per riflettere sullo stato delle cose, non solo in riferimento all’attuale, generale, crisi economica dell’Occidente, che a differenza di altre regioni del Mondo sembra aver abbracciato un disegno di onnipotenza, rifuggendo l’essenza di ogni cultura significativa che sempre impone, per il bene comune, limiti. Ce n’è anche in riferimento per i tanti altri aspetti della vita individuale e di relazione.
“La società della descrescita si propone di fare la felicità dell’umanità attraverso l’autolimitazione per poter raggiungere l’“abbondanza frugale”. Insomma, molto, diviso più equamente per tutti.
La ripresa di questi concetti potrà essere il punto di ritorno alla politica, oggi ridotta ad una funzione servente rispetto alla smisurata voglia di accumulazione di ricchezza che guida, già sul piano culturale, le vicende di questi tempi.
Si assiste ad una costante gara tra forze politiche, in quest’Europa, per dimostrare di essere più capace di dare spazio, ancor di più, a politiche dettate da disegni di dominio economico. La realtà è che nessuno al momento mostra un pensiero critico alternativo al pensiero unico dominante.

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