martedì 11 settembre 2012

“a domanda risponde”



Certo, c’è la probabilità di parlare a vanvera e altrettanto di scriverne quando si tratta di indagini giudiziarie coperte ancora da segreto istruttorio, però non si può negare all’Italia delle tifoserie contrapposte di dire qualcosa, comunque, su Ingroia, trattativa Stato-mafia ecc.
Quando i magistrati (alcuni magistrati…) sentono la necessità di parlare e dibattere delle inchieste che hanno in corso sbagliano i tempi, quando avanzano letture storiche perdono tempo e quando non tengono conto dei confini tra politica e codice penale commettono atti di superbia.
La vicenda di cui si discute in questi giorni (sui giornali, non nei tribunali) ovvero se vi sia stata una trattativa Stato-mafia, aveva trovato un momento dirimente quando, interrogato sulla revoca dell’art. 41 bis per i mafiosi (questo sarebbe stato il “prezzo da pagare") l’allora ministro della Giustizia (stimato e autorevole) prof. Giovanni Conso disse che quella decisione era stata una sua libera determinazione, così come previsto dalle leggi in materia. Poteva finire lì.
Quante volte possibili inchieste e procedure giudiziarie finiscono prima di iniziare sul primo esito del fatidico “a domanda risponde” che usano anche agenti di polizia giudiziaria in tanti casi di vita quotidiana? Quante inchieste muoiono prima di iniziare?
Invece si va avanti,si procede con attività investigative che riguardano la composizione dei governi nell’arco di due tre anni, se la nomina o la sostituzione di questo o quel ministro fosse giusta in riferimento al "peso" delle “correnti” di appartenenza e così via. Roba grossa, come si vede.
E’ di oggi una intervista che riguarda la situazione delinquenziale del quartiere di Scampia a Napoli, leggiamo:"Se avessimo avuto l'emissione di circa 200 misure cautelari che la Procura ha chiesto da qualche anno all'ufficio Gip - ha commentato qualche giorno fa il vicecapo della polizia, Francesco Cirillo - forse questo avrebbe aiutato la nostra opera di prevenzione e repressione. Nei quartieri della nuova faida - ha aggiunto - ci sono oltre 200 persone che oggi potrebbero stare in carcere invece d'essere libere di fare gli interessi dei clan, magari di sparare, o di essere uccise".
Ecco, di fronte a queste dichiarazioni, se fossi uno di quei noti magistrati che non dormono la notte comincerei ad indagare: sui gip che non firmano 200 arresti, il motivo, cosa c’è sotto, quali connivenze……
Per ritornare seri, oggi è l’11 settembre, vorremmo ricordare che per quella strage e per tutto quello che la riguardò non si è avuta alcuna attività della magistratura: tutto relegato e affidato a una commissione di nomina politica….e Guantanamo è ancora occupata.
Da noi come si sà tutto è più complesso, siamo il paese dell'opera lirica.

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