Certo, c’è la probabilità di parlare a vanvera e altrettanto
di scriverne quando si tratta di indagini giudiziarie coperte ancora da segreto
istruttorio, però non si può negare all’Italia delle tifoserie contrapposte di
dire qualcosa, comunque, su Ingroia, trattativa Stato-mafia ecc.
Quando i magistrati (alcuni magistrati…) sentono la
necessità di parlare e dibattere delle inchieste che hanno in corso sbagliano i
tempi, quando avanzano letture storiche perdono tempo e quando non tengono
conto dei confini tra politica e codice penale commettono atti di superbia.
La vicenda di cui si discute in questi giorni (sui giornali,
non nei tribunali) ovvero se vi sia stata una trattativa Stato-mafia, aveva
trovato un momento dirimente quando, interrogato sulla revoca dell’art. 41 bis
per i mafiosi (questo sarebbe stato il “prezzo da pagare") l’allora ministro
della Giustizia (stimato e autorevole) prof. Giovanni Conso disse che quella decisione
era stata una sua libera determinazione, così come previsto dalle leggi in
materia. Poteva finire lì.
Quante volte possibili inchieste e procedure giudiziarie
finiscono prima di iniziare sul primo esito del fatidico “a domanda risponde”
che usano anche agenti di polizia giudiziaria in tanti casi di vita quotidiana?
Quante inchieste muoiono prima di iniziare?
Invece si va avanti,si procede con attività investigative
che riguardano la composizione dei governi nell’arco di due tre anni, se la
nomina o la sostituzione di questo o quel ministro fosse giusta in riferimento
al "peso" delle “correnti” di appartenenza e così via. Roba grossa, come si vede.
E’ di oggi una intervista che riguarda la situazione
delinquenziale del quartiere di Scampia a Napoli, leggiamo:"Se avessimo
avuto l'emissione di circa 200 misure cautelari che la Procura ha chiesto da
qualche anno all'ufficio Gip - ha commentato qualche giorno fa il vicecapo
della polizia, Francesco Cirillo - forse questo avrebbe aiutato la nostra opera
di prevenzione e repressione. Nei quartieri della nuova faida - ha aggiunto -
ci sono oltre 200 persone che oggi potrebbero stare in carcere invece d'essere
libere di fare gli interessi dei clan, magari di sparare, o di essere
uccise".
Ecco, di fronte a queste dichiarazioni, se fossi uno di quei
noti magistrati che non dormono la notte comincerei ad indagare: sui gip che
non firmano 200 arresti, il motivo, cosa c’è sotto, quali connivenze……
Per ritornare seri, oggi è l’11 settembre, vorremmo
ricordare che per quella strage e per tutto quello che la riguardò non si è
avuta alcuna attività della magistratura: tutto relegato e affidato a una
commissione di nomina politica….e Guantanamo è ancora occupata.
Da noi come si sà tutto è più complesso, siamo il paese dell'opera lirica.
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