Chissà perché i cosiddetti diritti individuali della
persona (per i quali tanta politica è mobilitata) esprimono sempre un qualcosa
di negativo, essendo relativi ad un “finire” e dunque alla morte. L’apparente impressione
di conquista di libertà (ma che comunque si rivela forma di egoismo rispetto
agli inevitabili legami sociali cui sono connessi) si rivela come un percorso rivolto
alla morte di rapporti, di persone, propria o di altri.
Difficile da far capire a Michele (Serra) il quale
oggi prendendo spunto dalla morte del cardinale Martini ribatte sulla bontà del
“testamento biologico” e si scaglia contro la vicesindaco di Milano (Pd) perché
contraria. Michele in questi casi è perentorio:”Mi dispiace
doverlo dire con inevitabile brutalità: ma chi è contro il testamento biologico
è contro l’autodeterminazione degli esseri umani. Il vicesindaco di Milano,
purtroppo, non fa eccezione.”. Così, con brutalità e senza alcun ragionamento.
Michele, si sà, veicola emozioni per un pubblico semplice.
Invece la vicesindaco di Milano, può darsi, che si aggrovigli in
letture un pò più complesse, magari su cose di questo tipo: Lucien
Israel oncologo francese, ebreo agnostico che afferma in un’intervista «Senta,
anche al di fuori di una qualunque ottica spirituale, un medico non è
autorizzato a togliere la vita a qualcuno. Per quel che mi riguarda, la mia
posizione non dipende da considerazioni religiose: un medico, chiunque egli
sia, agnostico o credente, non deve riconoscersi il diritto di togliere la vita
a qualcuno, quando in realtà è in grado di alleviare le sue sofferenze». Ecco,
pensieri complessi altro che emozioni, cullati dall’amaca.
Non per farla lunga(del resto i pensieri di
Michele sono brevi: i lettori si stancano) ma l’egoismo che traspare nella pur
celebrata filosofia dei diritti individuali provoca irritazioni sul piano
generale in tanti che si interrogano sulle derive del pensiero definibile come
progressista. Gli spiriti animali del capitalismo selvaggio sono stati capaci
di direzionare verso altri obiettivi la capacità di reazione dei ceti e
individui svantaggiati, verso la conquista e l’affermazione di diritti che non
solo si caratterizzano in negativo (fine o morte di persone, di rapporti, di
dignità) ma che vengono assunti in maniera del tutto isolata dal contesto
sociale in cui si manifestano. Il verbo della privatizzazione non riguarda solo
l’economia, ma riguarda anche la persona con tutte le implicazioni dei rapporti
umani e sociali.
Il liberismo prima di vincere sul piano economico
vince in Italia, in Europa, perché riesce a veicolare il pensiero politico
verso l’affermazione dei cosiddetti diritti individuali in cambio della
concessione degli spazi tradizionalmente propri dell’affermazione dei diritti
economico sociali.
Costanzo Preve, riconosciuto (all’estero,
ovviamente) come un importante cultore del pensiero marxiano coglie da tempo
questo fenomeno ed afferma cose di questo tipo:” Stiamo assistendo all'intera
assimilazione del modello europeo, e cioè alla sua fine, nell'unico modello
anglosassone-USA, frutto di un tradimento storico delle classi dirigenti
europee, americanizzate linguisticamente e culturalmente. Questo non avviene
attraverso la vecchia ed obsoleta dicotomia Destra/ Sinistra, difesa per
interesse dal ceto politico professionale e per stupidità dal ceto
intellettuale identitario e tifoso, ma attraverso la vittoria del partito degli
economisti (PE) sul partito del politici (PP). Il capitalismo già ai tempi
Reagan-Thatcher stava cambiando forma, e quindi prima della caduta catastrofica
del baraccone socialista. Le ragioni del mutamento erano interne alla dinamica
del modo di produzione, ed erano dettate dalla cosiddetta globalizzazione e
dalla privatizzazione di tutto ciò che era privatizzabile. Ma i mutamenti
semantici propiziati dal ceto intellettuale dell’ultimo ventennio ha associato
la sinistra soltanto alle gesticolazioni irrilevanti della FIOM, alla retorica
di Vendola, ai matrimoni gay, alla insistita polemica laico-radicale contro la
chiesa cattolica e Ratzinger, alle sfilate femministe (ah, le donne, le
donne!), al belare ostensivo pacifista (pacee, pacee, diritti umanii, diritti
umanii, abbasso i dittatori, processate Gheddafi, Milosevic, Saddam Hussein,
tutti meno la Clinton ed Obama, eccetera).” .
Chissà cosa ne penserebbe il Serra di quanto qui
riportato circa il fondo di egoismo insito nei diritti che lui declama e quanto
si riconoscerebbe nella veste di intellettuale di comodo per le politiche
liberiste.
Ma basta così, Michele trasmette emozioni, non
vuole troppi pensieri.
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