«Gli spread nell'area euro non torneranno a
impennarsi», commentava il premier Mario Monti in
un'intervista all'agenzia Bloomberg il 28 febbraio di quest’anno, quando lo
spread era a 340. In queste settimane quel valore oscilla quasi ad arrivare a
500, mentre 12 mesi fa andava sui 150. La
dichiarazione di Monti di febbraio è una delle tante che il Presidente del
consiglio ha dato esponendo un ottimismo che non sembra adeguato alle tendenze
in atto, come non ricordare quell’altra?: “Il decreto
produrrà un aumento del Pil del 10%”!
Basta così, perché l’esercizio
pure diffuso di riportare frasi, espressioni, di questi o di quello, è del
tutto inutile.
A questo punto, piuttosto viene
in mente la classica “biblica” domanda: “a che punto siamo della notte?”.
Seriamente dovremmo
convenire che molte delle previsioni fatta da tanti commentatori sulla crisi in
corso e sull’attività di governo di Monti, previsioni e commenti di mesi ed
anni passati, sembrano rivelarsi fondate.
Monti continua imperterrito
a seguire la strada dell’”europeismo spinto” tenendo in secondo piano qualunque
altro interesse individuale o collettivo. Di interesse nazionale, nemmeno a parlarne:
“roba da tedeschi e francesi, noi siamo italiani, siamo più europeisti degli
altri!”. Di misure protezionistiche nemmeno l’ombra, anche se tanti altri Stati
le adottano, compresi gli Usa.
Si sapeva (come tanti
economisti affermavano) che le direttive di governo dell’economia avrebbero
prodotto recessione e così è. Abbiamo dati che si commentano da soli, con
conseguenze letali per milioni di persone. Eppure, imperterrito, il Governo
prosegue e dopo aver incassato col benestare di tutti i liberisti di “noantri”
un’ulteriore abbassamento delle garanzie circa il rapporto di lavoro (degli altri), si
prepara a mettere sul tavolo il piatto ricco delle privatizzazioni. Si pappa!
E così, dopo aver fatto
qualche favore a banchieri e assicuratori, è il momento di palazzinari e
gestori di servizi.
Dopo le scorpacciate degli
anni ’90 un’ulteriore tornata di svendite. Così come avvenne dopo il ’92 (crisi
della lira) la crisi finanziaria che non accenna a diminuire giustifica la
svendita del patrimonio pubblico (rimasto). E cos’altro si poteva fare? Effettivamente
cos’altro si può fare in un Paese dove tutti si sono messi dietro le scrivanie
a pontificare? Dove non si sa più come si fanno scarpe o calzini,dove è
scomparsa l’elettronica e la chimica? Dove 5 milioni di persone, a diverso
titolo, dipendono dalla capacità del governo di imporre ed incassare tasse a
carico di altri venti milioni di lavoratori?
Passerà anche questa
svendita, perché la vasta casta che determina le sorti del Paese ha le sue
esigenze e non potendo e non sapendo fare sacrifici (la fantomatica”spending
review”) acconsentirà anche a questo, poi magari si metterà in attesa della “eurobondeizzazione”
del debito nazionale. Insomma c’è sempre qualcun’altro da rapinare o al quale
addossare i propri debiti.
Anche Moretti,
amministratore delle Ferrovie, dice che per l’anno prossimo non garantirà treni
locali, perché le Regioni non danno soldi. Appunto, venga qualche company
straniera a comprarsi i treni e i binari costruiti da quattro generazioni di
italiani, visto che nemmeno i treni sanno gestire. Magari a qualcuno verrà in
mente di fare finalmente la “spending review” a carico di Moretti ed altri.

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