venerdì 15 giugno 2012

Privatizzazioni: si pappa!


«Gli spread nell'area euro non torneranno a impennarsi», commentava il premier Mario Monti in un'intervista all'agenzia Bloomberg il 28 febbraio di quest’anno, quando lo spread era a 340. In queste settimane quel valore oscilla quasi ad arrivare a 500, mentre 12 mesi fa andava sui 150.  La dichiarazione di Monti di febbraio è una delle tante che il Presidente del consiglio ha dato esponendo un ottimismo che non sembra adeguato alle tendenze in atto, come non ricordare quell’altra?: “Il decreto produrrà un aumento del Pil del 10%”!
Basta così, perché l’esercizio pure diffuso di riportare frasi, espressioni, di questi o di quello, è del tutto inutile.
A questo punto, piuttosto viene in mente la classica “biblica” domanda: “a che punto siamo della notte?”.
Seriamente dovremmo convenire che molte delle previsioni fatta da tanti commentatori sulla crisi in corso e sull’attività di governo di Monti, previsioni e commenti di mesi ed anni passati, sembrano rivelarsi fondate.
Monti continua imperterrito a seguire la strada dell’”europeismo spinto” tenendo in secondo piano qualunque altro interesse individuale o collettivo. Di interesse nazionale, nemmeno a parlarne: “roba da tedeschi e francesi, noi siamo italiani, siamo più europeisti degli altri!”. Di misure protezionistiche nemmeno l’ombra, anche se tanti altri Stati le adottano, compresi gli Usa.
Si sapeva (come tanti economisti affermavano) che le direttive di governo dell’economia avrebbero prodotto recessione e così è. Abbiamo dati che si commentano da soli, con conseguenze letali per milioni di persone. Eppure, imperterrito, il Governo prosegue e dopo aver incassato col benestare di tutti i liberisti di “noantri” un’ulteriore abbassamento delle garanzie circa il rapporto di lavoro (degli altri), si prepara a mettere sul tavolo il piatto ricco delle privatizzazioni. Si pappa!
E così, dopo aver fatto qualche favore a banchieri e assicuratori, è il momento di palazzinari e gestori di servizi.
Dopo le scorpacciate degli anni ’90 un’ulteriore tornata di svendite. Così come avvenne dopo il ’92 (crisi della lira) la crisi finanziaria che non accenna a diminuire giustifica la svendita del patrimonio pubblico (rimasto). E cos’altro si poteva fare? Effettivamente cos’altro si può fare in un Paese dove tutti si sono messi dietro le scrivanie a pontificare? Dove non si sa più come si fanno scarpe o calzini,dove è scomparsa l’elettronica e la chimica? Dove 5 milioni di persone, a diverso titolo, dipendono dalla capacità del governo di imporre ed incassare tasse a carico di altri venti milioni di lavoratori?
Passerà anche questa svendita, perché la vasta casta che determina le sorti del Paese ha le sue esigenze e non potendo e non sapendo fare sacrifici (la fantomatica”spending review”) acconsentirà anche a questo, poi magari si metterà in attesa della “eurobondeizzazione” del debito nazionale. Insomma c’è sempre qualcun’altro da rapinare o al quale addossare i propri debiti.
Anche Moretti, amministratore delle Ferrovie, dice che per l’anno prossimo non garantirà treni locali, perché le Regioni non danno soldi. Appunto, venga qualche company straniera a comprarsi i treni e i binari costruiti da quattro generazioni di italiani, visto che nemmeno i treni sanno gestire. Magari a qualcuno verrà in mente di fare finalmente la “spending review” a carico di Moretti ed altri.  

Nessun commento:

Posta un commento