Paolo Manasse, docente di Economia all’Università di Bologna, si pronuncia
sulla politica economica del Pd (http://www.linkiesta.it/pd-programma-economico-stefanofassina#ixzz1ybaDzBgM):”Insomma ci
sono due possibilità: o questo
“programma economico” rappresenta esclusivamente le posizioni del responsabile
economico del Pd, e allora non c’è da preoccuparsi; oppure esprime posizioni
condivise dal suo partito. In questo caso c’è da chiedersi quanto possa durare
l’appoggio al governo Monti, la cui impostazione è perfettamente antitetica a
queste proposte.”.
Per l’Udc,che pure appoggia il governo Monti, in questi giorni si registra
un fatto particolare, ma comunque significativo circa il sentimento che anima
le diverse individualità di un partito rispetto al Governo e alle direttive
principali di esso. E’ capitato che un consigliere regionale del Piemonte, Alberto
Goffi(Udc) impegnato soprattutto in difesa di tanti contribuenti nei confronti
delle esazioni di Equitalia, ha dovuto lasciare la carica di segretario
regionale del partito su pressioni della segreteria nazionale.
Entrambi i riferimenti qui riportati dimostrano quanto sia difficile vivere
la politica in termini di appartenenza o di militanza, come si preferisca dire.
Risulta difficile oggi comprendere il posizionamento, le scelte
fondamentali dei vertici dei partiti che nascono o che provengono da
tradizionali culture politiche popolari e democratiche ed oggi schierate
supinamente o con distingui tenui in favore del Governo Monti e dunque delle
scelte che si assumono in sede europea.
Viviamo una fase della vita politica che richiederebbe approfondimenti
significativi su tutto quanto è stato
deciso negli anni e negli ultimi decenni in direzione di un assetto politico
economico che oggi presenta aspetti di una durezza che milioni di persone
avvertono.
Bisognerebbe onestamente riconoscere che il sistema che è venuto a crearsi poco
o nulla ha che fare con i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica.
Principi che furono elaborati e sanciti dalle fondamentali forze politiche
della Costituente, le quali si ritrovarono a condividere valori essenziali per
persone e società, a partire dal riconoscimento del lavoro come fondamento
della Repubblica.
La difficoltà di discutere sulla coerenza tra principi e scelte dimostra
sicuramente una subornazione o incapacità di classi dirigenti a porre sul
tavolo le vere questioni di oggi, preoccupati come sono di essere messe ai
margini del potere decisionale, quasi come contendenti in cerca di beneplacito
che altri depositari della sovranità debbono concedere. Eppure i nostri
costituenti sancirono subito che “la sovranità appartiene al popolo…”.
In mancanza di discussioni serie su questioni fondamentali ci si divide e
si discute su argomenti risibili alimentati da una stampa che altrettanto
supinamente accompagna ed alimenta dibattiti sul nulla.
Se è vero, come era stato annunciato negli anni passati, che uno degli
effetti della globalizzazione sarebbe per gli europei, per gli italiani, un
abbassamento del livello di vita in termini di reddito, di proprietà, di occasioni
e qualità del lavoro, manca oggi una discussione seria sulla modulazione dei
sacrifici da determinare e da distribuire:patrimoniale,riduzioni di spesa.... In fondo il compito di forze
politiche autenticamente democratiche e popolari è quello di assicurare che ricchezza
e povertà siano ragionevolmente distribuite.
Probabilmente discussioni come queste non sono state fatte e non si fanno
perché la crisi finanziaria che domina in questi anni comprende in sè una lotta
all’accaparramento di risorse, che come sempre, non si creano e si distruggono,
ma semplicemente si spostano, si trasformano. Ciò che succede tra Stati succede
tra ceti e persone, si comprende allora il perché della mancanza di discussione
e di impegni su questi argomenti e del perché si riscontrano atteggiamenti
contrastanti all’interno dei partiti su questioni essenziali: nessuno ai
vertici vuole mettere a repentaglio privilegi acquisiti e tutti fanno
affidamento, come ultima speranza, alla famosa crescita.
In questi giorni si sentono spesso rimbrotti tesi a tenere distinte destra
e sinistra, la verità è che si fa sempre più fatica a cogliere autentiche
differenze, purtroppo.
Nessun commento:
Posta un commento