sabato 23 giugno 2012

Destra e Sinistra


Paolo Manasse, docente di Economia all’Università di Bologna, si pronuncia sulla politica economica del Pd (http://www.linkiesta.it/pd-programma-economico-stefanofassina#ixzz1ybaDzBgM):”Insomma ci sono due possibilità: o questo “programma economico” rappresenta esclusivamente le posizioni del responsabile economico del Pd, e allora non c’è da preoccuparsi; oppure esprime posizioni condivise dal suo partito. In questo caso c’è da chiedersi quanto possa durare l’appoggio al governo Monti, la cui impostazione è perfettamente antitetica a queste proposte.”.
Per l’Udc,che pure appoggia il governo Monti, in questi giorni si registra un fatto particolare, ma comunque significativo circa il sentimento che anima le diverse individualità di un partito rispetto al Governo e alle direttive principali di esso. E’ capitato che un consigliere regionale del Piemonte, Alberto Goffi(Udc) impegnato soprattutto in difesa di tanti contribuenti nei confronti delle esazioni di Equitalia, ha dovuto lasciare la carica di segretario regionale del partito su pressioni della segreteria nazionale.
Entrambi i riferimenti qui riportati dimostrano quanto sia difficile vivere la politica in termini di appartenenza o di militanza, come si preferisca dire.
Risulta difficile oggi comprendere il posizionamento, le scelte fondamentali dei vertici dei partiti che nascono o che provengono da tradizionali culture politiche popolari e democratiche ed oggi schierate supinamente o con distingui tenui in favore del Governo Monti e dunque delle scelte che si assumono in sede europea.
Viviamo una fase della vita politica che richiederebbe approfondimenti significativi su tutto quanto  è stato deciso negli anni e negli ultimi decenni in direzione di un assetto politico economico che oggi presenta aspetti di una durezza che milioni di persone avvertono.
Bisognerebbe onestamente riconoscere che il sistema che è venuto a crearsi poco o nulla ha che fare con i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica. Principi che furono elaborati e sanciti dalle fondamentali forze politiche della Costituente, le quali si ritrovarono a condividere valori essenziali per persone e società, a partire dal riconoscimento del lavoro come fondamento della Repubblica.
La difficoltà di discutere sulla coerenza tra principi e scelte dimostra sicuramente una subornazione o incapacità di classi dirigenti a porre sul tavolo le vere questioni di oggi, preoccupati come sono di essere messe ai margini del potere decisionale, quasi come contendenti in cerca di beneplacito che altri depositari della sovranità debbono concedere. Eppure i nostri costituenti sancirono subito che “la sovranità appartiene al popolo…”.
In mancanza di discussioni serie su questioni fondamentali ci si divide e si discute su argomenti risibili alimentati da una stampa che altrettanto supinamente accompagna ed alimenta dibattiti sul nulla.
Se è vero, come era stato annunciato negli anni passati, che uno degli effetti della globalizzazione sarebbe per gli europei, per gli italiani, un abbassamento del livello di vita in termini di reddito, di proprietà, di occasioni e qualità del lavoro, manca oggi una discussione seria sulla modulazione dei sacrifici da determinare e da distribuire:patrimoniale,riduzioni di spesa.... In fondo il compito di forze politiche autenticamente democratiche e popolari è quello di assicurare che ricchezza e povertà siano ragionevolmente distribuite.
Probabilmente discussioni come queste non sono state fatte e non si fanno perché la crisi finanziaria che domina in questi anni comprende in sè una lotta all’accaparramento di risorse, che come sempre, non si creano e si distruggono, ma semplicemente si spostano, si trasformano. Ciò che succede tra Stati succede tra ceti e persone, si comprende allora il perché della mancanza di discussione e di impegni su questi argomenti e del perché si riscontrano atteggiamenti contrastanti all’interno dei partiti su questioni essenziali: nessuno ai vertici vuole mettere a repentaglio privilegi acquisiti e tutti fanno affidamento, come ultima speranza, alla famosa crescita.
In questi giorni si sentono spesso rimbrotti tesi a tenere distinte destra e sinistra, la verità è che si fa sempre più fatica a cogliere autentiche differenze, purtroppo.  

Nessun commento:

Posta un commento