lunedì 6 febbraio 2012

Coscienza di Cassa


"Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa citta', di fianco a mamma e papa'. Così Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno, a proposito della “monotonia del posto fisso” già denunciata dal Monti come male nazionale.
A questo punto uno dovrebbe sottolineare le enormi contraddizioni di cui vive questo Paese dove i sacrifici e le ristrettezze ritenute necessari sono imposti sempre agli altri e mai per sé.
La questione relativa all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che meriterebbe una discussione vera circa l’applicazione che se ne è fatta in questi decenni, diventa uno spartiacque significativo delle due parti in cui si divide la nazione. Da un lato i garantiti, dall’altra quelli che si arrangiano. Un ministro dell’Interno che proviene dalla burocrazia dello stesso ministero e un presidente del Consiglio che proviene dalle università sono gli ultimi che possono deridere o sottovalutare le tutele (limitate, insufficienti) che regolano il rapporto di lavoro privato in Italia, sopratutto quello non sindacalizzato. I professori universitari in questo Paese godono della inamovibilità, oltre alla sicurezza del posto di lavoro che spetta a chiunque altro ha un rapporto pubblico di lavoro e, così come un prefetto, un professore delle università gode di ragguardevoli stipendi.
Il problema allora si pone in evidenza quando chi comanda la truppa chiama quest’ultima a fare sacrifici. Insomma siamo alle solite, chi guida non si sottopone ai sacrifici, godendo di privilegi e dispone che gli altri (i non garantiti, quelli che si arrangiano) stringano la cintura.
Se non ci fosse l’italico dividersi tra opposte tifoserie su ogni questione, si potrebbero affrontare i problemi attuali facendo riferimento ai rispettivi stati di vita, di reddito, di rapporto di lavoro, soprattutto per chi guida le sorti del Paese, per chi fa informazione, per chi anima il dibattito politico. Praticamente si dovrebbe leggere immediatamente la tessera d’identità economica di chi parla per capire subito dove sta l’interlocutore. Una delle scene televisive più surreali degli ultimi giorni è quella che ha visto il Faziofabio intervistare Landini (segretario della Fiom) sulle difficoltà degli operai. Ecco, appunto: come fai a farti intervistare sulle paghe operaie da 1.000 euro al mese al microfono di chi ne guadagna 2 milioni all’anno? E così il Landini perde l’occasione per mettere il dito nella piaga fondamentale che ammala questo Paese. Il silenzio in cambio di un’intervista: il prezzo da pagare. Per evitare proteste va detto che il discorso vale anche per il Vespa e il Ferrara.
Il Monti considera noioso il “posto fisso”:…e lui come campa da quarant’anni?
Il Befera va a caccia dell’evasore col macchinone a Cortina… e lui che viaggia a 700 mila euro a carico delle casse pubbliche, crede di essere estraneo al disastro economico in corso?
La Cancelleri, una vita al ministero dell’Interno, sfotte la gente che vuole il posto di lavoro vicino a mamma e papà: non c’è problema, i nuovi lavoratori possono anche trasferirsi dalla Sicilia o dalle Alpi a Roma, basta riservargli gratis uno dei trecento appartamenti nel centro della capitale, così come avviene oggi a favore di dirigenti (ben pagati) del ministero dell’Interno (Presa diretta-Rai3).
Viene quasi tenerezza per il senatore Lugli che si porta all’estero 13 milioni di rimborsi elettorali. Ha capito in un botto come funzionano le cose nel Paese, quando si tratta di casse pubbliche: basta stare al posto giusto, al momento giusto…e il conto lo paghino gli altri!
A proposito di università, bisognerebbe considerare che in altri Stati, ai quali si guarda con “meraviglia”, la regola per i professori, ma spesso vale per tutto il pubblico impiego, è quella della temporaneità del rapporto di lavoro, soggetto a verifica per il rinnovo alla scadenza. Come sempre abbiamo riformisti a metà. Guardano all’America, ma solo per quello che non li riguarda.
Si potrebbe parlare di queste cose, ma poi il bidello precario, che sente di appartenere al Sistema, protesta e allora se ne fa niente.
Non c’è più la coscienza di classe, oggi hanno tutti coscienza della Cassa e dunque, avanti con le "Riforme" e abbasso le rivoluzioni.

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