sabato 9 aprile 2011

La BCE fa il suo mestiere



“Le famiglie italiane stanno diventando più povere. Cala la capacità di risparmio, ovvero quella virtuosità che ha sempre dato un po’ di sicurezza e di coesione sociale. L’inflazione sta rapidamente alzando la testa, trainata dai costi della benzina e dei trasporti. I tassi di interesse della Banca centrale continueranno a salire, frenando l’afflusso di denaro dalle banche alle imprese, accrescendo il costo del nostro debito pubblico e i tassi sui mutui immobiliari.”.
Dagli Usa, nel silenzio dell’informazione ufficiale, giungono notizie relative a politiche sempre più restrittive per i diritti dei ceti medi, con la liquidazione della contrattazione collettiva e l’introduzione di forme di gestione degli enti locali che sempre di più si allontanano da quello che ordinariamente consideriamo tipico degli stati democratici. Vi sono lì manifestazioni imponenti per protestare contro i tagli che mettono in discussione conquiste raggiunte negli anni’60. Fu proprio il movimento di lotta contro la guerra e per i diritti civili nato negli Usa ad infiammare l’Europa nel ’68 e mentre molti da noi s’infiammano per le azioni di “esportazione della democrazia” nel nordafrica, balza in mente la considerazione che ancora una volta dall’America potrà venire il vento nuovo.
Un’intera classe dirigente in Europa, sempre più stancamente, sta portando fino alle estreme conseguenze il portato delle politiche liberiste introdotte dalle politiche americane nate negli anni di Reagan. L’entusiasmo con il quale sono state modificate e distrutte garanzie e diritti in questi anni segna il passo e nasce lo scoramento di tanti, senza che però si sappia quale strada intraprendere, e dunque solo da lì, dove è nato il mantra del mercato per tutto e per tutti, si deve guardare per scorgere segnali di novità.
L’Europa, assente in politica estera e che lascia fare alla Nato e ai “volenterosi”, risulta assente anche per tutto quello che attiene alla organizzazione economica e sociale. Attenta a definire le misure delle melanzane e dei cetrioli e a tormentare i residui settori produttivi, si preoccupa di alzare il tasso d’interesse che determinerà maggiori costi per le imprese e le famiglie. Come sempre, la spiegazione ufficiale è nella paura del rialzo dell’inflazione. C’è da credere: i debiti pubblici e dei privati sono espressi, ovviamente, in danaro e dunque la BCE si preoccupa che il corrispondente credito verso le private banche non sia svilito dall’inflazione. La BCE fa dunque il suo mestiere, ovvero quello di essere garante dei banchieri.
Questa è l’Europa e a questo punto non resta che guardare oltreoceano da dove arrivano gli aerei che bombardano con uranio impoverito: potrà capitare, prima o poi, che dai campus e dalle città nascerà un valido movimento capace di indicare vie nuove, spiegare le ragioni del disastro e indicare prospettive per una ricostruzione possibile. Già Robert Kennedy, nel 1967, lamentava i danni di un sistema imperniato sul consumo e sulla corsa alla ricchezza. Oggi che crescono solo debiti, si può sperare solo in una risalita.

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