mercoledì 13 aprile 2011

Il movimento dei precari



Se in un paese di 30 mila abitanti il segretario comunale s’intasca quasi 150 mila euro, se il presidente della provincia di Bolzano prende uno stipendio superiore a quello di Obama, se gli assessori regionali in Sicilia viaggiano ad oltre 4000 mila euro, se……
Il punto è questo e si potrebbe continuare per parecchio circa la “smodatezza” di certi introiti corrisposti con soldi pubblici (ovvero tasse). Siamo in una situazione molto simile a quella vissuta in epoche antiche, siamo ritornati all’età dei faraoni, con una casta famelica che ha bisogno sempre più di risorse e che escogita, per sopravvivere, ulteriori e più sofisticati meccanismi di controllo per ricavare sangue da chi il reddito lo produce. E’ di ieri la dichiarazione del direttore generale delle Entrate circa le modalità più sofisticate per combattere l’evasione (c’è ne anche per Facebook!). Per comprendere meglio la questione però occorre sapere che il signore delle gabelle prende (lordi) 456.733 euro (ipotizzando che vive solo con quell’incarico).
Ora il problema è dato dalla assoluta incomprensione dello stato di fatto che si è creato in Italia, ove tanta gente vive con stipendi che ormai non hanno nulla a che fare né con un paese che cresce in termini di produttività e di reddito, né con la crisi che a livello internazionale, ma soprattutto in Usa e in Europa, sta stravolgendo la vita di milioni di persone.
L’incomprensione è evidente quando l’intelligente di turno osserva che su quegli stipendi Lorsignori pagano le tasse…e ci mancherebbe! chiunque vorrebbe pagare le tasse su certi redditi.
L’incomprensione è evidente ed assume significati anche più vasti quando scendono in piazza categorie svantaggiate e sempre più preoccupate per il presente e per il futuro.
In questi giorni si sono svolte manifestazioni di “precari” per lo più giovani o quasi e qualificati. Le manifestazioni, sembra, non hanno avuto grande partecipazione, né molta eco. Perche? Appare sempre più chiaro a molti, che pure vivono con difficoltà la congiuntura economica (operai, impiegati, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori) che non è possibile accettare manifestazioni che si risolvono nella solita adunata settimanale per denigrare il governante pro tempore, senza che si abbia la capacità ed il coraggio di mettere a fuoco i tanti altri responsabili del disastro economico-sociale di questi tempi.
Qui nessuno è capace di portarsi sotto i palazzi dove vivono alla grande i sacerdoti della casta e lanciare almeno fischi e pernacchie.
In altri momenti le classi giovanili e gli studenti soprattutto hanno saputo meglio focalizzare responsabilità ed individuare i protagonisti dello sfascio, delle ingiustizie e delle disuguaglianze stridenti. Il movimento del ‘68, per dire, fu molto più significativo nelle sue rivendicazioni e non si limitò a sbeffeggiare i governi in carica. Il “movimento di Seattle” aveva ben compreso cosa stava succedendo e cos’altro era previsto in termini di impoverimento delle società evolute, tanto che fu soppresso con evidente spietatezza.
Certe manifestazioni senza obiettivi e valutazioni concrete dello stato delle cose lasciano il tempo che trovano e producono qualche dubbio sulle aspirazioni di fondo di tanti partecipanti di esse.
Viene da pensare che molti dei manifestanti di oggi, precari e sottopagati, vogliono solo ottenere un miglioramento individuale della loro condizione, ma nulla hanno da dire sulle regole nefaste che governano la società. In altri termini, sembra che i manifestanti di oggi vogliono solo entrare nel Sistema e sedersi al posto di Lorsignori, magari nelle posizioni migliori.
Evidentemente sono attenti alle indicazioni dei ceti intellettuali ad alto reddito che dominano l’informazione e tanti altri centri di potere di questo Paese e dunque sanno calibrare prudentemente la protesta: dare fastidio solo a qualcuno, ma non a tutti. Cosa si può dire?:Bravi, hanno capito come funziona il Sistema!

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