
Le analisi di esperti internazionali di agricoltura ed economia risultano più fondate per spiegare la situazione che si è creata in Nordafrica e nel Medioriente.
Le ribellioni, le sollevazioni di ampi strati delle popolazioni, sono da giustificarsi in ragione dell’aumento significativo dei generi alimentari.
Come da noi nel 1899 a Milano i cannoni spararono perché la gente si ribellava all’aumento del costo del pane e non perché era stato appena scoperto il telegrafo senza fili.
Alle società opulenti dell’occidente (o meglio agli strati acculturati e garantiti) sembra facile giustificare ciò che avviene spiegando che il tutto è dovuto alla diffusione di mezzi tecnologici che permettono una più vasta comunicazione in direzione della conquista di una democrazia formale. In realtà il mondo già aveva visto la diffusione della stampa tipografica, dei giornali, della radio e della televisione, il che non significa che di per sé questi mezzi siano stati le solo ed esclusive cause dei moti, delle sollevazioni verificatisi nella storia. Sono e restano mezzi di comunicazione. In Nordafrica è stato necessario il suicidio di un giovane tunisino ad accendere la miccia della rivolta e le cause sono nell’impoverimento di ampi strati della popolazione, oggi che in quei paesi gli effetti del Mercato e della Globalizzazione hanno fatto sì che l’agricoltura sia sempre più abbandonata in favore delle attività connesse all’estrazione del petrolio.
Sono gli effetti perversi della cultura dominante che sconvolgono popoli ed economie, tradizioni, mestieri e dunque mettono a repentaglio la convivenza civile appena il sistema affronta una curva o un ostacolo. Il sistema non è perfetto, dunque, e non appaiono significative le analisi che i ceti dirigenti in Italia danno della situazione attuale. Mentre gli americani(che non hanno nemmeno un’ambasciata, né rapporti storici con la Libia) si avvicinano con le loro navi alle coste del paese in rivolta, in Italia si discute delle magnifiche possibilità che i computer ed altri mezzi ci danno per giocare alla rivolta in casa nostra. Non basterà questo a quanto pare, né la rivolta potrà farla chi immagina che le sollevazioni possano essere fatte sulla base di slogan e parole d’ordine che lambiscono solo di striscia le masse dei lavoratori, dei disoccupati e dei ceti produttivi, precari e non.
In Africa e nel Medioriente i popoli non si sollevano per conquistare le libertà di cui noi godiamo e di cui abusiamo, si sollevano per garantirsi bisogni primari, in termini di democrazia politica e, soprattutto, in termini di democrazia sostanziale.
Se il vento della protesta raggiungerà, come si pensa, quest’altra parte del Mediterraneo troverà un ceto politico che tra affittopoli e svendopoli, tra tangenti legalizzate e battaglie per i “diritti individuali”, è ormai del tutto incapace di leggere la realtà che si è determinata in questi nostri tempi, avendo delegato ad altri soggetti, sul piano internazionale, la soluzione dei problemi e ridottasi a qualcosa che nemmeno l’avanspettacolo a teatro aveva saputo rappresentare.
Come ai tempi della decadenza di Roma, governata da un ceto politico screditato e gaudente, forse bisogna sperare nei “barbari” per rinascere.
P.s.:dimostrazioni sono in corso, come si sà, anche in Grecia, nei Balcani, in Spagna.......ed anche negli U.S.A.
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