
Dispiace associare le primarie a Napoli per la scelta del candidato per le prossime elezioni del sindaco e le quotidiane notizie di malfunzionamento e di gestione personalistica delle amministrazioni napoletane.
Basta andare alle notizie ultime per capire che in questa nostra terra il primo problema non si chiama Gomorra ma si chiama La Casta, perché è la seconda a generare la prima o a darle giustificazione di esistere.
Lo strumento delle primarie fu voluto dall’ala prodiana al momento della fondazione del partito ritenendo che in questo modo si potessero scavalcare le intese tra i soggetti forti che provenivano dalle organizzazioni dei partiti confluiti nel nuovo soggetto politico.
La stessa scelta di permettere il voto anche ai non iscritti al partito dimostra la fondatezza dell’intento dei prodiani, ovvero di Parisi ed altri.
La verità dei fatti dimostra ormai che le primarie hanno esiti diversi in relazione alla consistenza del partito nell’area in cui si volgono e la presenza come forza di maggioranza nelle amministrazioni interessate alla consultazione.
Se a Milano, ove la presenza del Pd nelle amministrazioni locali è collocata nella minoranza, le primarie sono occasione per esiti anche non pronosticati (vedi la prevalenza di Pisapia) non avviene la stessa cosa nelle aree ove il partito guida le amministrazioni.
Nell’area intorno a Napoli dopo la perdita della Regione e della Provincia le primarie per la scelta del candidato sindaco perla Città capoluogo sono un’ occasione per verificare eventuali novità rispetto alle esperienze passate, quando la presenza piddina nelle amministrazioni era massiccia e di conseguenza vedevamo la calata di tutti gli iscritti appartenenti alle varie amministrazioni, con le loro clientele e truppe cammellate, partecipare al voto, ove per truppe cammellate si intendono anche gli appartenenti agli altri partiti che partecipano alle primarie del Pd per i più diversi motivi.
In un’area ove la spesa pubblica è forte e l’incidenza della politica e dell’amministrazione è visibile in ogni aspetto della vita quotidiana è ancora possibile una partecipazione vasta a differenza di altre aree del Paese. Bisognerà vedere se i quadri e i dirigenti delle amministrazioni pubbliche risponderanno alla chiamata o si disporranno in questa occasione in ombra per potersi meglio muovere in relazione ai mutati scenari politici campani.
Non deve dispiacere riflettere su queste cose a chi (e sono tanti) vive la politica come passione, perché è chiaro che in momenti di transizione come quelli che attraversiamo, nelle stanze del potere ci si guarda intorno e si fiuta il vento, così come accade sempre alla fine di un regno o all’arrivo di un nuovo padrone. In Italia è sempre così e come sempre la più svelta a mutare percorso è sempre La Casta che soggiorna a corte.
Ad ogni modo ci sono candidati degni di considerazione: dall’austero Umberto Ranieri al magistrato Libero Mancuso e chissà che quest’ultimo non replichi la vittoria del Pisapia a Milano!Sarebbe un fatto nuovo per una città dove il voto è una risorsa e non lo si spreca facilmente senza una garanzia di ritorno.
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