martedì 14 dicembre 2010

Rivoluzioni colorate



Resta sempre necessaria la premessa: Berlusconi non può detenere il potere politico perché è già titolare di un forte potere economico. Ricordato questo elementare principio non scritto di una democrazia sostanziale, si può fare qualche considerazione sugli avvenimenti di questi giorni e ore.
L’aveva preannunciato Luttwack circa un anno fa che Berlusconi non era più gradito alla guida del Governo italiano, confidando invece in Fini, e in questi giorni, dai messaggi di wikileaks, si ha avuto la conferma che l’ambasciatore Usa in Italia si muoveva conformemente per dare una spallata al Governo, dando anche qualche aiutino a politici dell’ex maggioranza.
La decisione di andare al voto in Parlamento per verificare l’esistenza di una maggioranza è elemento di chiarezza che ha un solo precedente, quando Romano Prodi in due occasioni lasciò il Governo in conseguenza di un voto di fiducia che non raccolse la maggioranza. In un sistema politico che tutti vogliono chiaro e lineare in relazione al’esito del voto dei cittadini, non sembra che tali decisioni siano da respingere.
In oltre sessant’anni di vita della Repubblica italiana le tante crisi sono state di natura extraparlamentare, ovvero le dimissioni del Presidente del consiglio non erano dovute ad un dibattito e ad un voto parlamentare. Dobbiamo rimpiangere le crisi extraparlamentari? E perché?
Le ragioni evidentemente sono diverse.
La paura della conta: Fini non era sicuro dei voti in Parlamento e soprattutto voleva trattare un ricambio alla guida del centrodestra rimpiazzando il cavaliere. Ogni altro scenario era ed è solo tattica (CLN fino a Vendola o terzo Polo).
Il Pd non può pretendere di sovvertire il risultato elettorale e teme le scelte da prendere soprattutto in campo economico. Anche l’Udc è dello stesso parere e dunque la sostituzione di Berlusconi con un voto negativo per lui era solo un passaggio per avviare il solito Governo tecnico, magari presieduto da un illustre grand commis.
Lo scenario politico all’approssimarsi del dibattito in Parlamento e nel giorno del voto si è arricchito di manifestazioni imponenti, colorate e organizzate come mai in Italia era avvenuto in occasione, non di dibattiti su materie specifiche, ma di appuntamenti prettamente politici come il voto di fiducia. Qual è la vera posta in gioco?
Ora che la partita è finita (?) sembra di osservare un campo di battaglia in cui poco vi è di spontaneo e molto appare di etero diretto. Non è una novità, in questo Paese è successo spesso e succederà ancora.

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