giovedì 16 dicembre 2010

Americani a metà.


Capita che su una pagina di Facebok si apra una discussione sull’attività dell’amministrazione comunale e si parli del segretario comunale che guadagna 130.00 euro, in un paese di 31 mila abitanti.
Capita di vedere un servizio del telegiornale dove, con i relatori, discutono (ad occhio) trecento persone: dirigenti dello Stato, di Agenzie dello Stato, di varie altre amministrazioni pubbliche, anche generali. Il tema è quello dell’evasione fiscale, argomento ricorrente nella discussione politica in Italia.
Se potessimo fare la somma dei redditi di quegli alti dirigenti pubblici arriveremmo (assegnando a ciascuno almeno 100.000 euro) ad un totale di 30 milioni di euro. Quante tasse di falegnami, di salumieri, di geometri, di insegnanti e di operai, occorrono per pagare 30 milioni di euro per trecento dirigenti pubblici convenuti per parlare di “evasione fiscale”?
L’evasione fiscale esiste e riguarda ogni categoria: l’insegnante che fa lezioni private, il tecnico del comune, il medico ospedaliero, per dire dei casi più comuni. Ci sono sistemi più sofisticati di evasione e di elusione. Riguardano anche questi gli autonomi, le imprese e i lavoratori pubblici.
La sciocca considerazione che sentiamo ogni volta nei dibattiti politici e cioè che occorre combattere l’evasione fiscale ci fa dimenticare quello che succede in questo Paese.
Da un certo punto in poi è successo che il differenziale che esisteva tradizionalmente tra lavoro pubblico e privato si è rovesciato. In cambio del “posto fisso” il lavoratore pubblico riceveva un reddito contenuto, rispetto ad un pari qualifica del settore privato. Perché?Ovvio, perché nel privato ci sono rischi e costi che chi lavora nel settore pubblico non sopporta.
E’ successo che nel percorrere i soliti indirizzi di stampo anglosassone i dirigenti e funzionari dell’amministrazione pubblica in Italia sono diventati tutti “manager” con conseguente aumento dei redditi. Ancora una volta però le riforme si fanno a metà, ancora una volta facciamo gli americani a metà, perché il concetto stesso del “posto fisso” nei paesi di lingua inglese non esiste.
Succede allora che il settore pubblico da qualche anno, soprattutto a partire da certe qualifiche,è diventato una “casta” che esercita potere, lucra alti redditi e mantiene però l’intoccabilità del posto di lavoro, come fossimo ai tempi dell’impiegato di De Amicis. Il discorso qui svolto ovviamente non vale per le tante forme di lavoro precario che stanno contagiando anche il settore pubblico, con scarsa sicurezza e reddito basso.
Quello che non và dunque è il mantra stancante che viene ripetuto da certa parte politica che divide la società in onesti ed evasori.
La crisi che stiamo attraversando manifesta l’insopportabilità di questa situazione. L’enorme onere dell’amministrazione pubblica, a partire dai costi del personale e delle sue qualifiche più alte, non è più sostenibile, perché se tutto viene dalla Cina si arriva alla conclusione che non c’è più trippa per gatti.
Il salumiere poteva sostenere il segretario comunale quando quest’ultimo “costava” 60 milioni di lire, non oggi che “costa” 130 mila euro.
Viene da considerare ancora una cosa, che certi stipendi, emolumenti ,del settore pubblico assumono, a mio parere, valore corruttivo, se non tangentizio.
Certi alti redditi, i cumuli di lauti stipendi, con contorno di auto blu e altri privilegi, sono moneta di scambio perché l’esercizio del potere pubblico sia convenientemente adeguato ai poteri collaterali. Il parlamentare con alti emolumenti, il grande dirigente, il funzionario che cumula stipendi, gettoni, indennità, entra in un vortice di interessi che sicuramente poco hanno a che fare con le garanzie di buon andamento e di imparzialità imposti dalla Costituzione.
Sarebbe il caso, a questo punto, che chi intende fare politica in nome del popolo capisse finalmente dove si situano le cause di sfruttamento e di impoverimento dei lavoratori. Invece di scimmiottare gli americani e di levarsi il cappello dinanzi a Lor Signori, converrebbe tenere a mente (a tacer d’altri) il Berlinguer che sottolineava il valore dell’austerità.
P.s.: va da se che pagare le tasse per intero su stipendi da nababbo non risolve il problema. Tutti vorrebbero pagare le tasse sui redditi di Lor signori. L’importante è averlo quel reddito.

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