domenica 7 novembre 2010

Condominio Italia

Dai giornali: “Firenze - Nessuna introduzione, nessuna relazione iniziale. La liturgia da Conferenza programmatica viene spazzata via dalla voce metallica che apre la serata: "Vi preghiamo di prendere posto e di lasciarlo dopo tre mandati. Di non aprire i finestrini perché qui non vogliamo correnti".
Nel giorno in cui a Pompei la “scuola dei gladiatori” implode su se stessa, la politica di sabato 6 novembre offre tanti raduni nazionali ove leader stagionati e nuovi rampolli dibattono di cosa và e cosa non và in questo Paese.
I segnali vanno interpretati come tali, ovvero come indicatori di quello che avviene e soprattutto di quello che può accadere o di quello che al momento non è ancora perfettamente evidente. Non è un esercizio strano, Umberto Eco ne ha fatto mestiere di questa capacità.
L’Italia è praticamente sull’orlo del baratro, che prima di essere economico, mette in pericolo la coesione nazionale e sociale. Le cause sono tante, sono antiche e più recenti, alcune sono proprie di questo Paese, altro viene da fuori.
Il dibattito politico di questi giorni non tocca le ragioni di questa crisi, riguarda un regolamento di conti tra oligarchi, appartenenti alla casta come è meglio dire, e non mette in evidenza i motivi di quello che non và. Chi ha ascoltato o letto degli interventi spiegati a Perugia, a Roma, a Firenze, tra Berlusconi, Fini, Bersani e Renzi ed altri, potrà capire perché questo Paese è nella condizione precaria in cui si trova. Quello che risulta grave nella politica italiana è l’assoluta incapacità di analisi della situazione. Il battibecco tra giovani e anziani, tra innovatori e riformatori nulla offre per capire il perché di una situazione così degradante.
Qui non si pretende che si abbia la capacità di offrire facili soluzioni, ma almeno che questi leader avessero la capacità di analizzare cause e ragioni di quello che non và.
La rivoluzione che ha attraversato l’Italia in questi ultimi anni ha riguardato tutta l’Europa e altre nazioni. Come è possibile discutere dei problemi di questo Paese senza riferirsi alle origini di questo percorso, a come lo si è affrontato, quali sono i risultati dell’importazione di modelli economici, sociali, organizzativi? Come è possibile discutere di precariato se non si relazione questo problema al modello economico che con tanto entusiasmo la classe politica Italiana ha importato, discutendo magari di chi ci guadagna e di chi ci perde?
Di tutto questo, e di tanto altro ancora, silenzio! Il vano rincorrersi tra riformatori, rottamatori, innovatori, ancora una volta potrà entusiasmare i neofiti della politica, ma non sarà di alcun aiuto per indicare prospettive di uscita da una situazione di crisi, grave e generale, che prende l’Italia e l’intera Europa.
Il buon Romano Prodi, diceva che le culture politiche di prima non servivano più e dunque bisognava fare il “Partito degli amministratori”. Sembra che il suo intento sia stato raggiunto. Quello che vediamo in opera è appunto una squallida assemblea condominiale in cui capetti giovani e anziani si imbeccano giorno dopo giorno, declamando su maggiori o minori capacità sulla manutenzione del viale o della fontana, ma incapaci di guardare oltre la soglia che dà sulla strada. Evidentemente, innovatori, riformatori , rottama tori e rottamati, sentono che sulle strade e nelle piazze non contano niente.

1 commento:

  1. Salvatore constato che la politica dei condomini è molta più attenta nella buona amministrazione dei beni in comune, riesce a programmare con serietà e parsimonia tutte le spese elencate nel bilancio di previsione a cui tutti contribuiscono...e nessuna si sogna di scappare con la cassa.....come i ns. mariuoli Nazionali, oltretutto di bassa cultura politica e zero etica. Buona notte a domani in attesa della mia sesta ed ultima iniezione di antibiotico..e/o iniezione di fiducia del ritorno alla buona politica...dopo aver ascoltato il buon Fini risorto!!!
    G,/G.

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