E come poteva il Berlusconi risolvere i problemi dell’Italia della II Repubblica? Il vizio d’origine della sua discesa in politica(l’essere straordinariamente ricco e autore di attività d’impresa) è stato coperto negli ultimi tempi dalla sfacciataggine con la quale mostra le sue devianze senili (per la verità, lui dice di sentirsi giovanile e di amare la bella vita) seguito da una scia di menestrelli ,tipici di una corte da Don Rodrigo.
Certamente si potrebbe continuare con queste ed altre parole….ma siamo seri, dipende solo da Lui?
“Fatta l’Italia faremo gli italiani” si diceva dopo l’unità nazionale del 1861 e molti si cimentarono con questo obiettivo con metodo ed impegno.
Si iniziò con la scuola, il sentimento nazionale, i valori forti della borghesia operosa e del socialismo umanitario. Il Libro “Cuore” di De Amicis spiega bene come si intendeva costruire l’italiano, cittadino del regno, solidale ma responsabile, virtuoso, padre di famiglia e figlio esemplare.
Il fascismo pose il libro ed il moschetto come riferimenti per una gioventù che doveva non solo prepararsi per le responsabilità della famiglia e del lavoro, ma che doveva prepararsi anche per avventure militari che rinnovassero le gesta degli antichi romani. Valori forti, tanto impegno e poi il tutto finì miseramente in una tragedia nella quali gli attori protagonisti erano altri.
Ancora si provò a formare l’italiano cittadino esemplare attraverso l’educazione impartita negli oratori e nelle sezioni di partito. Ognuno con la propria prospettiva di salvezza e di cambiamento profondo della società. Nell’epoca di don Camillo e Peppone, tra sgambetti e risse, si intravedeva ancora l’impegno ad educare giovani generazioni per una società più giusta e solidale.
Quali sono oggi i binari sui quali è condotto un impegno educativo? quali i valori? quale prospettiva di società è indicata per i cittadini di oggi e di domani?
Passano giorni e mesi dove l’incidente di turno capitato a questa o a quella personalità della politica alimenta il chiacchiericcio televisivo e giornalistico. Nulla succede. L’arte di scrollarsi di dosso la polvere appena caduta sulla giacca è oramai pratica comune.
Il dramma di questo Paese sta nella incapacità di avere persone, gruppi, classe dirigente, capaci di indicare una prospettiva, un progetto di società. Si ha la sensazione che le diatribe sulle sciagurate avventure di questo e di quel personaggio della politica servano soprattutto a coprire un vuoto. Il vuoto di proposta e di decisione dei governanti e degli oppositori, essendo oramai certi che anche loro sono consapevoli che le vere decisioni vengono assunte a livello internazionale o comunitario, ove sia detto per inciso, i nostri contano come il due di briscola.
sabato 30 ottobre 2010
martedì 26 ottobre 2010
Cadono le braccia

Pechino, 26 ott. (Apcom) - Se l'Europa unita ha superato, pur faticosamente, la crisi economica che si e' appena lasciata alle spalle, il merito va alla moneta unica, ha detto il Presidente della Repubblica Napolitano ai quadri del Partito Comunista cinese a Pechino. "Il disordine, e le competizioni perverse che hanno a lungo segnato le vicende monetarie europee, ci avrebbero esposti a colpi fatali: nella scorsa primavera abbiamo dovuto sventare la crisi dell'Euro con misure straordinarie, ma guai se non avessimo avuto l'Euro, la moneta unica, nella tempesta globale del 2008-2009".
domenica 24 ottobre 2010
Napoli non è una cartolina

A Napoli c’è chi ha realizzato la Tangenziale, un’opera imponente diretta a regolare il traffico di lunga percorrenza tra il sud e il nord della Città, con svincoli per alcune aree urbane e diramazioni con le autostrade preesistenti. Correvano gli anni ’60.
Bassolino, nonostante tutto, ha realizzato un sistema di metropolitana che ha eguali solo in città europee. Ci sono amministrazioni e generazioni politiche che lasciano qualcosa di concreto e utile nell’arco della loro attività.
Risulta difficile annotare qualcosa per la quale sarà ricordata il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino.
Attenzione, è chiaro che la capacità di un’amministrazione non deve essere sottolineata solo nella realizzazione di opere pubbliche. Anzi, molte volte c’è sperpero di calcestruzzo ad uso degli amici. Gli esempi sono tanti. Molto può fare un’amministrazione nella organizzazione dei servizi sociali, dell’istruzione, dell’ambiente o del turismo, ma anche a voler vagliare i fatti relativamente a questi settori nulla di significativo viene alla mente in riferimento all’attività amministrativa dell’ultimo sindaco di Napoli, che pure ha governato per otto anni!
L’amministrazione della Jervolino, persona rispettabile per altro, è passata alle cronache per l’arresto di numerosi suoi esponenti in un solo giorno e il conseguente suicidio di un suo assessore. Altro non ricordiamo.
Quello che avviene a Terzigno, ma prima ancora ad Acerra…a Tufino… a Giugliano, mostra un volto della vicenda poco approfondito.
Pare che la città di Napoli, ormai da decenni ,abbia un rapporto di vassallaggio con il suo retroterra per cui ogni problema, prima di tutto quelli più degradanti, debba essere esportato in provincia.
Prima ancora del problema dei rifiuti, la città di Napoli ha esportato suoi abitanti in conseguenza del terremoto dell’80. L’emigrazione di cittadini napoletani è poi continuata in direzione dell’area a nord di Napoli, provocando ciò problemi di non facile soluzione.
Perché tutto questo? Perché Napoli non riesce a organizzare la soluzione dei suoi problemi all’interno dei suoi confini.
Sembra che l’interminabile, stantio, dibattito sulla visione urbanistica della Città debba concludersi sempre allo stesso modo: Napoli è una cartolina e non deve essere toccata.
Questa visione non è più proponibile perché causa guai immensi alla Provincia e alla stesa Città.
Occorre invertire la rotta e iniziare a pensare che tanti quartieri degradati di Napoli non hanno più nulla da offrire ai suoi abitanti e a i possibili turisti che si avvicinano alla Città. Ci sono interi quartieri di città europee, e che tanti italiani visitano, che sono stati costruiti da zero dopo i devastanti bombardamenti della II guerra mondiale. Distinguere tra i pochi palazzi preesistenti e i palazzi ricostruiti risulta difficile.
I quartieri Spagnoli, sui quali si dibatte da almeno un secolo, tranne pochi edifici, sono il simbolo della rovina edilizia e umana di Napoli. Abbatterli per ricostruire un quartiere efficiente e architettonicamente compatibile con via Toledo sarebbe cosa meritoria.
La politica dovrebbe dare risposte convincenti in questa direzione.
giovedì 21 ottobre 2010
domenica 17 ottobre 2010
Letture inquietanti

In queste domeniche liturgiche si legge di Amalec, un personaggio raccontato nell’Esodo, dalla Bibbia:”…….Ma le mani di Mosè si facevano pesanti. Allora essi presero una pietra, gliela posero sotto ed egli si sedette; Aaronne e Cur gli tenevano le mani alzate, uno da una parte e l'altro dall'altra. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. E Giosuè sconfisse Amalec e la sua gente passandoli a fil di spada.”
Il sacerdote non dà alcuna spiegazione di quanto letto, passa direttamente al Vangelo o alle lettere di San Paolo.
In realtà il racconto che riguarda Amalec continua: “Il SIGNORE disse a Mosè: «Scrivi questo fatto in un libro, perché se ne conservi il ricordo, e fa sapere a Giosuè che io cancellerò interamente sotto il cielo la memoria di Amalec».Allora Mosè costruì un altare che chiamò «il SIGNORE è la mia bandiera»; e disse:
«Una mano s'è alzata contro il trono del SIGNORE, perciò il SIGNORE farà guerra ad Amalec di generazione in generazione».
E’ davvero difficile districarsi in queste letture e non accorgersi della diversità di contenuto tra i primi libri del Vecchio Testamento e la assoluta novità del Nuovo, con i Vangeli.
Roba per vecchiette?
Mica tanto, la storia dell’Occidente si è sviluppata anche intorno alla interpretazione da dare a questi scritti. In fondo tutte le riforme religiose sono caratterizzate da una accentuata volontà di ritorno al Vecchio Testamento relegando la figura di Cristo a quello di uno tra i profeti. Da ultimo c’è chi lo valuta solo come “esempio etico” (Vito Mancuso) altri sono affascinati proprio dalle figure forti di Mosè ed altri (Corrado Augias) non considerando importanti tutti gli avvertimenti sulla necessità di una interpretazione simbolica per tanta parte del Vecchio Testamento, come proposto nei secoli dalla Chiesa di Roma.
Quanta politica e quanta economia viene influenzata da chi pone le proprie radici in quel contesto di guerre, stermini e maledizioni perenni di popoli e di uomini?
E come non accorgersi che quei sentimenti, quella cultura, pesa in maniera significativa nel Mondo presente?
mercoledì 13 ottobre 2010
Bobo sax lascia a desiderare
C'è qualcosa che non torna nel funzionamento dei controlli di polizia e nella gestione del ministero dell'Interno. Quello che si è visto a Genova con i "tifosi" serbi si spiega con l'incredibile situazione in cui si è trovato lo stesso Maroni alla festa della Lega poche settimane fà. Se il ministro della polizia viene circondato da centinaia di tifosi in "casa sua" vuol dire che siamo messi proprio male. Eguali situazioni si sono verificate alla festa del Pd a Torino. Casualità? sciatteria? o c'è altro?
lunedì 11 ottobre 2010
Morire per Kabul

“E' stato probabilmente un cocktail di anfetamine e ketamina, insieme all'alcol, a uccidere un ragazzo di 19 anni di Carpi (Modena) raccolto sabato notte dal 118 davanti ad un locale in via Mattei, alla periferia di Bologna.”
Notizie come queste vengono diffuse dai mezzi di comunicazione senza particolare clamore, sono ormai considerate di ordinaria quotidianità. Fanno il paio notizie ricorrenti di omicidi, suicidi, in ambiti familiari, a volte comprensive di vicende turpi come nel caso di Avetrana, in Puglia.
Ogni fatto avrà i suoi particolari, da valutare e approfondire, tuttavia le vicende che ci vengono narrate inducono a qualche riflessione e dovrebbero mettere in allarme un po’ tutti, se proprio non vogliamo abituarci a scenari da fantaromanzo o cinema di fantascienza ( “La macchina del tempo?”, forse).
Sembra che tutto concorra a ritenere privo di significato il concetto stesso di vita e che tutti concorrano a organizzare la società come un qualcosa in cui l’individuo resti tale, ora che forti passioni sono venute meno e non vi è traccia di progetti che vadano oltre le scadenze prossime.
Ciò che distingue il senso della vita oggi rispetto a qualche generazione fa è la mancanza di una visione che possa impiegare le persone per le prossime generazioni, a partire dai giovani. Venute meno le grandi ideologie con i loro apparati, i loro progetti sociali, venute meno in seguito alle diverse contingenze storiche, rimane un limaccioso pensiero debole che nulla può rispetto all’ideologia del profitto che pervade il mondo occidentale.
La scuola che si offre ai giovani è quella che già li indirizza verso percorsi di estrema concorrenza e non certamente quella che indica esperienze ed esempi di vita che possano essere utili innanzitutto per i cittadini adulti.
I mezzi di comunicazione, a partire da quelli che entrano nelle case, fanno a gara nel raccontare tutto quello che è utile per ottenere cittadini privi di senso della comunità e mostrano come possibile, a ciascuno, l’ottenimento di ogni piacere di questo mondo (basta volerlo!) senza alcuna connessione con i limiti che i giovani dovrebbero avvertire tra quello che essi sognano e quello che è possibile (per le condizioni economiche, per il contesto ambientale e familiare).
Consegue da tutto questo il pauroso senso del vuoto che prende chi, prima o poi, a 19 anni a Carpi o a 56 anni ad Avetrana, non riesce a rimanere al di quà dell’irreparabile, che sia il privarsi della vita o porre fine a quella di altri.
Se queste sono le condizioni che accompagnano la vita di tanti, la politica non offre soluzioni, arranca rispetto a vuoti slogan capaci di mobilitare ancora qualche interessato per il prossimo turno elettorale ma incapace di far nascere passioni collettive e indicare percorsi per cui tanti, a partite dai giovani, possano dare un senso alla vita.
Dopo la morte di quattro alpini in Afghanistan il ministro La Russa e Piero Fassino si sono detti d’accordo sulla decisione di dotare gli aerei lì presenti con le bombe.
Stravolgendo ancor di più i limiti dell’art. 11 della Costituzione, i nostri burocrati della politica sono incapaci di riflettere sulle ragioni e sulle difficoltà di una guerra. I nostri politici dovrebbero riflettere sul fatto che le guerre hanno bisogno dell’arma più potente: il consenso della popolazione; non bastano bombe e soldati di professione per annientare un popolo, per quanto povero e disorganizzato, se nelle retrovie c’è il vuoto di Carpi ed Avetrana.
venerdì 8 ottobre 2010
Le Vite degli Altri.
Un segnale tipico della decadenza delle civiltà o di un ordinamento umano organizzato è rappresentato dalla mancanza del senso del limite. In fondo tutta la civiltà occidentale, come la conosciamo, è caratterizzata dalla coscienza di questo elemento. In questi giorni si evidenzia soprattutto questo: l'incapacità di fermarsi prima dell'irreparabile.
martedì 5 ottobre 2010
Churchill........Fini, Veltroni ed altri

Mentre il Fondo internazionale sottolinea l’eccessivo debito pubblico e la Commissione europea accentra sempre di più poteri che prima erano propri delle singole nazioni, in Italia si parla delle barzellette di Berlusconi e della casa di Fini. La distanza tra la classe politica e in generale della classe dirigente di questo Paese con la vita reale si allarga sempre di più. Problemi antichi si associano a drammi della modernità. La spazzatura ricompare di nuovo a Napoli e ritornano le solite diatribe su discariche, termovalorizzatori e raccolta differenziata.
Una classe dirigente seria e leaders capaci emergono nei momenti di necessità. Qui non abbiamo, per dire, Churchill a disposizione, ognuno pensa a campare e a garantire che tutti si galleggi in una situazione che non è certamente rosea. L’informazione trascura realtà ormai diffuse e propina, scaramucce, litigi, offese reciproche, emozioni. L’ultima emozione è quella che propone un pericolo di attentati: non si capisce come emerge il pericolo, chi lo provoca, da dove nasce il messaggio di pericolo. Tutto va bene pur di tenere calma la popolazione.
In un paese serio si sarebbe capaci di mettersi intorno a un tavolo per prendere atto che la spesa pubblica è eccessiva ed occorre una riduzione della più sfacciate retribuzioni e di una riparametrazione di tutte quelle proprie del settore pubblico allargato. In Messico il Presidente della Repubblica, iniziando dalla sua indennità, ha affrontato questo discorso già da un anno.
In un Paese serio si troverebbe il modo di impegnarsi con uomini capaci per la costruzione di un’isola artificiale al largo dei 30 chilometri di costa della sola città di Napoli per costruire un termovalorizzatore, annullando ogni protesta. In Giappone sulle isole artificiali ci fanno aeroporti, a Dubai ci costruiscono città.
In un Paese serio si rimediterebbe sulla opportunità di tenere diecimila militari e relativi mezzi, con i loro costi, in aree lontane, quando già altri Paesi pensano di traslocare; tanto più che in Italia abbiamo una guerra ogni anno, tra terremoti, disastri vari e frane.
In una Paese serio si chiuderebbe il rubinetto dei soldi pubblici per costruire capannoni che non servono a niente e si abbasserebbero le aliquote fiscali per quelli che veramente vogliono investire.
In un Paese serio si fanno tante cose, da noi no. Da noi tocca ascoltare l’ultima emozione di Veltroni, le barzellette di Berlusconi e le vacuità di Fini, del resto si è ormai consapevoli, loro per primi, che di cose serie non sono più competenti; le cose serie le decidono altrove.
venerdì 1 ottobre 2010
Edmondo Berselli

Edmondo Berselli, era stato direttore de “Il Mulino”, rivista ed associazione bolognese, fondate negli anni ’50, sicuramente uno dei centri di pensiero più qualificati in Italia.
In quella Rivista e in quell’Associazione hanno vissuto e vivono intellettuali importanti, professori e giornalisti di spessore e notorietà. Berselli era qualcosa di diverso, intanto perché capace di ragionare, di discutere, di cose profondamente diverse. Ha scritto di Mario Corso, della grande Inter( “Il più mancino dei tiri”) di cucina, di sociologia, di politica, nonché della musica dei suoi amici (a partire da Guccini). Qualcosa lo distingueva tra i tanti che affollano giornali e televisioni, non solo la capacità di parlare e scrivere con leggerezza di cose”futili” e di cose “serie”. Aveva la capacità di far emergere le verità nascoste dell’essere italiani e dell’Italia come nazione e come popolo, al contrario di tanti, di troppi, che si trincerano nei rispettivi fronti senza nulla aggiungere alla reale comprensione dei fatti. Diciamo pure che a Berselli i fatti non interessavano in quanto tali, in quanto parte della realtà quotidiana, ma come segnali di certi percorsi che si avviano, di tendenze che saranno capaci di mutare la realtà che oggi vediamo. Nel chiacchiericcio quotidiano era capace di distinguersi per saper leggere i fatti oltre le veline delle fonti ufficiali e con coraggio indicava percorsi non naturalmente accettabili da parte delle intelligenze venerate, che pure conosceva (Il Mulino, tra tante). Da ultimo aveva scritto : “Venerati maestri, operetta morale sugli intelligenti d'Italia” e “L’economia giusta”. Già dai titoli si coglie l’originalità del pensiero di Berselli in un mondo (soprattutto quello in cui viveva) dominato dal conformismo e dall’opportunismo.
Dice Prodi, ricordando l’amico Berselli,:”Quando ho cominciato i miei studi economici la differenza salariale tra un operaio e un amministratore delegato era di quaranta a uno, quando lo segnalavi c'era uno scatto di indignazione. Ora è di quattrocento a uno e non scatta più nessuno. Agli inizi degli anni '90, scrive Berselli, uscirono in contemporanea il libro di Michel Albert Capitalismo contro capitalismo e un mio saggio intitolato C'è un posto per l'Italia fra i due capitalismi? A distanza, indicavamo come alternativa al modello americano l'economia sociale di mercato, il modello renano, costruito sul dialogo, l'equilibrio tra aziende e governo nazionale e regionale, la partecipazione dei lavoratori alle imprese. Ma a riscrivere le stesse cose dieci anni dopo io e Albert saremmo stati completamente emarginati. Il milieu economico era tutto da un'altra parte. Per tutti c'era solo il mercato e basta. Chi sosteneva l'opposto era considerato un romantico, nella migliore delle ipotesi. Se parlavi di intervento pubblico in economia finivi crocifisso sui giornali e nei convegni. Era questo il "pensiero unico".La crisi ha fatto cambiare idea a molti.”
Se Romano dice questo di Edmondo conviene leggerlo.
lunedì 27 settembre 2010
Tengo famiglia
“Dal 25 agosto scorso incassa una pensione da 10mila euro lordi e ha diritto ad una buonuscita da 400mila. Frisullo è noto alle cronache per altri motivi. Ex vice di Vendola, il 18 marzo scorso venne arrestato con l’accusa di associazione a delinquere, turbativa d’asta e presunte tangenti nell’ambito della sanità”.
“Franco Frattini: un uomo, due stipendi. O meglio uno stipendio e un’indennità. Stipendio italiano, quel che spetta a un ministro. Indennità europea, quella che si versa agli ex Commissari dell’Unione. Tutto formalmente in regola, niente di illegale: 96mila euro l’anno. La Commissione europea conferma: è un’indennità che si incassa per tre anni dopo aver lasciato l’incarico." Ovviamente la cosa riguarda anche Emma Bonino ed altri. Tutti liberali, liberisti e magari libertari.
Queste due notizie sono di quelle che possiamo leggere o ascoltare giorno per giorno, riguardano ogni parte politica o ambito pubblico. La diffusione di un modo del tutto legale con il quale i ceti dirigenti di questo Paese sanno sistemare le proprie cose è stupefacente, ci vuole tecnica e perseveranza nel raggiungere questi obiettivi… non è da tutti.
Ciò che stupisce, in particolare, è la posizione di chi dai giornali fa lezione di “politicamente corretto” dall’alto della sua Superiorità morale. Morale pubblica, laica e repubblicana, chiaramente.
Perché non dovremmo discutere e stigmatizzare ciò che riguarda il Fini e la casa di Montecarlo? Sono fatti privati? Conta come vengono acquisite e pubblicate le notizie al riguardo? Cosa c’è di privato nella vendita di un bene di un partito, che riguarda almeno alcune centinaia di migliaia di suoi iscritti? E poi perché non si dovrebbe sottolineare che familiari del Fini entrano ed escono dalla Rai per ottenere incarichi ed appalti?
L’invito alla prudenza dei sostenitori del “politicamente corretto” rasenta l’invito alla omertà.
Dovremmo allora non discutere del figlio del professore universitario che puntualmente diventa professore? Oppure dovremmo lasciare stare se i parenti di quel sindaco aggiustano le loro cose grazie alla parentela? E di quel dirigente pubblico che confeziona il concorso proprio per il figlio?.... I casi sono tanti, inutile elencarli. Se la selezione politica (sempre invocata) non deve tener conto di queste vicende ultime avvenute, in quale altro modo si può realizzare? E se questi sono fatti privati perché non considerare come fatti privati anche le continue, evidenti applicazioni dell’italico motto “tengo famiglia” che riguarda molti di quelli che hanno a che fare con l’amministrazione pubblica? L’invito alla distinzione e alla prudenza dei sacerdoti del “politicamente corretto” esalta ed aggiorna quell’altro motto nazionale “ magna tu che magno io”, ma con stile…mi raccomando!…
Ma possibile che in questo Paese devono pagare solo i brutti, sporchi e cattivi?
“Franco Frattini: un uomo, due stipendi. O meglio uno stipendio e un’indennità. Stipendio italiano, quel che spetta a un ministro. Indennità europea, quella che si versa agli ex Commissari dell’Unione. Tutto formalmente in regola, niente di illegale: 96mila euro l’anno. La Commissione europea conferma: è un’indennità che si incassa per tre anni dopo aver lasciato l’incarico." Ovviamente la cosa riguarda anche Emma Bonino ed altri. Tutti liberali, liberisti e magari libertari.
Queste due notizie sono di quelle che possiamo leggere o ascoltare giorno per giorno, riguardano ogni parte politica o ambito pubblico. La diffusione di un modo del tutto legale con il quale i ceti dirigenti di questo Paese sanno sistemare le proprie cose è stupefacente, ci vuole tecnica e perseveranza nel raggiungere questi obiettivi… non è da tutti.
Ciò che stupisce, in particolare, è la posizione di chi dai giornali fa lezione di “politicamente corretto” dall’alto della sua Superiorità morale. Morale pubblica, laica e repubblicana, chiaramente.
Perché non dovremmo discutere e stigmatizzare ciò che riguarda il Fini e la casa di Montecarlo? Sono fatti privati? Conta come vengono acquisite e pubblicate le notizie al riguardo? Cosa c’è di privato nella vendita di un bene di un partito, che riguarda almeno alcune centinaia di migliaia di suoi iscritti? E poi perché non si dovrebbe sottolineare che familiari del Fini entrano ed escono dalla Rai per ottenere incarichi ed appalti?
L’invito alla prudenza dei sostenitori del “politicamente corretto” rasenta l’invito alla omertà.
Dovremmo allora non discutere del figlio del professore universitario che puntualmente diventa professore? Oppure dovremmo lasciare stare se i parenti di quel sindaco aggiustano le loro cose grazie alla parentela? E di quel dirigente pubblico che confeziona il concorso proprio per il figlio?.... I casi sono tanti, inutile elencarli. Se la selezione politica (sempre invocata) non deve tener conto di queste vicende ultime avvenute, in quale altro modo si può realizzare? E se questi sono fatti privati perché non considerare come fatti privati anche le continue, evidenti applicazioni dell’italico motto “tengo famiglia” che riguarda molti di quelli che hanno a che fare con l’amministrazione pubblica? L’invito alla distinzione e alla prudenza dei sacerdoti del “politicamente corretto” esalta ed aggiorna quell’altro motto nazionale “ magna tu che magno io”, ma con stile…mi raccomando!…
Ma possibile che in questo Paese devono pagare solo i brutti, sporchi e cattivi?
venerdì 24 settembre 2010
OK! Missione compiuta
"Questa notte intorno alle 3 e 13 ora italiana in Virginia al "Correctional Center" di Jarrat è stata giustiziata con iniezione letale Teresa Lewis, 41 anni, condannata per aver fatto uccidere nell'ottobre 2002 il marito e il figliastro per incassare i soldi di una polizza sulla vita. Secondo la sentenza la donna avrebbe assoldato due sicari barattando la vita dei due uomini con denaro e prestazioni sessuali.L'esecuzione era stata da più parti contestata e più voci si erano alzate per chiedere la grazia. Tutte le perizie mediche concordavano col fatto che Teresa fosse una disabile mentale, non propriamente capace di intendere e di volere."
Come era previsto la morte della Lewis è puntualmente avvenuta, nel silenzio dei giornali, delle televisioni, dei sindacichefannoicortei, degli intellettuali a comando, del pollaio di facebook...lì si "discute" pro o contro Fini.
Uno spettacolo al giorno toglie le preoccupazioni di torno.
Come era previsto la morte della Lewis è puntualmente avvenuta, nel silenzio dei giornali, delle televisioni, dei sindacichefannoicortei, degli intellettuali a comando, del pollaio di facebook...lì si "discute" pro o contro Fini.
Uno spettacolo al giorno toglie le preoccupazioni di torno.
lunedì 20 settembre 2010
Il Paese dei Furbi
Ogni giorno i sapienti di questo Paese danno lezioni di “comportamenti” e di virtù civiche, ma se si guarda sotto il tappetino si scoprono le solite: affittopoli, immobilopoli…insomma l’Italia dei furbi. Vanno da sinistra a destra e si ritrovano in ogni ambiente e situazione. Prendiamo due notizie a caso.
Notizia 1:Il Centro studi di Confindustria (presidente Emma Marcegaglia) afferma nel suo ultimo rapporto che Il sommerso «è bruscamente accelerato nel 2009» superando il 20% del Pil (al Sud è il doppio). Dato che porta l'ammontare dell'evasione fiscale «su valori sbalorditivi» e «molto superiori ai 125 miliardi» stimati dal CsC lo scorso giugno. Anche la stima della pressione fiscale effettiva è «rivista all'insù», ad un livello «ben sopra il 54% nel 2009», più del 51,4% stimato dal CsC lo scorso giugno e del 43,2% della «pressione apparente contenuta nei documenti ufficiali».
Notizia 2:L’ex arsenale. I tecnici della struttura di missione, il braccio operativo del commissario del G8 Guido Bertolaso, stanno verificando le carte, ma l’esito è scontato: la gara per la gestione dell’ex arsenale, oggi trasformato in struttura ricettiva (hotel, centro congressi, porto turistico), la vincerà Mita resort, una srl controllata da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, e da Andrea Donà dalle Rose, unico proprietario di Marzotto spa, gruppo leader nel tessile. Mita resort, che gestisce già il Forte Village, è l’unica società che ha presentato un’offerta.
Conclusione: quando appaiono in televisione o si fanno intervistare dando alimento al pollaio quotidiano, qui sono tutti bravi, poi gratta gratta, trovi la furbata, la cricca, la gang… così vanno le cose.
Chissà perchè in questo Paese pagano solo i brutti, sporchi e cattivi.
Notizia 1:Il Centro studi di Confindustria (presidente Emma Marcegaglia) afferma nel suo ultimo rapporto che Il sommerso «è bruscamente accelerato nel 2009» superando il 20% del Pil (al Sud è il doppio). Dato che porta l'ammontare dell'evasione fiscale «su valori sbalorditivi» e «molto superiori ai 125 miliardi» stimati dal CsC lo scorso giugno. Anche la stima della pressione fiscale effettiva è «rivista all'insù», ad un livello «ben sopra il 54% nel 2009», più del 51,4% stimato dal CsC lo scorso giugno e del 43,2% della «pressione apparente contenuta nei documenti ufficiali».
Notizia 2:L’ex arsenale. I tecnici della struttura di missione, il braccio operativo del commissario del G8 Guido Bertolaso, stanno verificando le carte, ma l’esito è scontato: la gara per la gestione dell’ex arsenale, oggi trasformato in struttura ricettiva (hotel, centro congressi, porto turistico), la vincerà Mita resort, una srl controllata da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, e da Andrea Donà dalle Rose, unico proprietario di Marzotto spa, gruppo leader nel tessile. Mita resort, che gestisce già il Forte Village, è l’unica società che ha presentato un’offerta.
Conclusione: quando appaiono in televisione o si fanno intervistare dando alimento al pollaio quotidiano, qui sono tutti bravi, poi gratta gratta, trovi la furbata, la cricca, la gang… così vanno le cose.
Chissà perchè in questo Paese pagano solo i brutti, sporchi e cattivi.
mercoledì 15 settembre 2010
Il velo, il burqa, il niqab

Tanto per fare qualcosa il Fini ha strizzato l’occhiolino alle masse del “politicamente corretto” che lo apprezzano tanto negli ultimi tempi. Probabilmente la sua dichiarazione, con la quale si augura che sia vietato il velo per le donne in Italia, rientra nelle strategie di accreditamento presso i poteri forti dell’Oltreoceano. In ogni caso è veramente grave se si dovesse porre termine alla pratica del velo che è conosciuta anche nella civilissima Italia e senza che lo stesso assuma i particolari significati negativi ai quali lo si collega. Insomma, come tanti stilisti dimostrano, il velo può essere anche seducente, per il resto vale quello che dicono nel vituperato Medio Oriente, come riportano le agenzie:”Le donne musulmane che vivono o si recano in Paesi nei quali è vietato coprire il volto “è meglio che non celino il proprio viso”. L’affermazione è venuta da un importante studioso saudita, Aed al-Qarni, e ha trovato il conforto di Mohamed al-Nujaimi, uno studioso di giurisprudenza islamica e di altri esperti di un Paese nel quale la quasi totalità delle donne ha il volto coperto, anche se è registrata in crescita la per ora sparuta minoranza che non indossa il velo integrale. Ciò premesso, se una donna musulmana si trova in un Paese che vieta il niqab, o altre forme del velo che copre completamente il viso, o se in tal luoghi rischia di dover far fronte a molestie “è meglio che scopra il volto”. Chi vivrà vedrà.
venerdì 10 settembre 2010
Un'emozione al giorno

La lapidazione di Sakineh, iraniana, prende tutto lo spazio informativo nella consapevole ignoranza informativa di molti giornalisti che tralasciano di ricordare che la protagonista della vicenda è accusata non solo di adulterio ma anche di omicidio e non ricordano che quel tipo di condanna (la lapidazione) non è più praticata da anni in Iran, mentre è praticata in Arabia Saudita.
La massiccia campagna d’informazione su questo caso è tipica della guerra di propaganda e solletica i simboli dell’occidente progredito, come ben si comprende.
Tra le tante considerazioni che possono essere fatte su questa vicenda, la più interessante è quella che mostra il registro ormai evidente del sistema dell’informazione, ovvero creare un colpo emozionale al giorno. E’ di queste ore il tam tam mediatico sulla vicenda di un anonimo signore negli Usa che vuole bruciare in pubblico il Corano. Senza l’amplificazione dei mezzi di comunicazione il caso non esisterebbe, eppure (in previsione dell’11/9) i telegiornali pongono questa pagliacciata come prima notizia.
Nessuno parla invece di quest’altro caso che si legge solo su qualche agenzia di informazione: “Teresa Lewis, una quarentenne con gravi problemi mentali, sarà uccisa sulla sedia elettrica in Virginia il prossimo 23 settembre, colpevole di aver organizzato l'omicidio del marito e del figlio adottivo allo scopo di incassare i 350mila dollari dell'assicurazione sulla vita. Per la difesa Teresa sarebbe stata manipolata da uno dei due killer. La sentenza della Corte fece discutere molto: agli esecutori materiali l'ergastolo mentre alla Lewis, considerata "la testa del serpente" nonostante i gravi limiti mentali, la pena di morte. A nulla è valso dimostrare in appello che la donna ha un quoziente d'intelligenza pari a 70 e soffre di "disturbi alla personalità", che all'epoca dei fatti non consentivano alla Lewis nemmeno di fare la spesa da sola.”
Come dire?....la signora Lewis non ha sex appeal…non fa notizia e i nostri non se la curano!
martedì 7 settembre 2010
Pacchianate

L’inchiesta della Procura della repubblica di Napoli sul concerto di Elton Jhon nell’ambito della “Piedigrotta” del 2009, costituisce un simbolo di quel modo di governare che sta producendo sfracelli soprattutto in Campania.
La voglia di spendere, comunque e dovunque, soldi pubblici non si arresta nemmeno innanzi a tradizioni che provengono da un passato fatto di ben altri contenuti. La Piedigrotta di Aurelio Fierro e di Mario Merola cosa c'entra col baronetto inglese, simbolo di altre culture ed esponente di ambienti del tutto estranei alla “napoletanità” che dovrebbe caratterizzare l’antica festa partenopea?
Ed ancora, perché deve continuare questo obbrobrio politico che vede sottrarre risorse ai cittadini, alle imprese, che vanno a Roma e poi a Bruxelles, per poi tornare attraverso mille e ricchi rigagnoli verso le più disparate contrade ( Regioni ed altri enti pubblici) per finanziare cose molto opinabili in termini di progresso economico e sociale?
Viene da rimpiangere la Cassa per il Mezzogiorno, nata per costruire strade, ponti e scuole, mentre con i famigerati fondi europei(750.000 euro) si finanzia la pacchianata bassoliniana del concerto di Elthon Jhon dopo aver finanziato, in quel di Frattamaggiore, la “Fabbrica delle veline” qualche anno fa.
Ma è giusto sottrarre risorse ai cittadini per scelte che nulla hanno a che fare con una politica economica degna di questo nome?…e la Comunità Europea che doveva insegnarci le regole del Mercato, dov'è?(avvcanciello@libero.it)
giovedì 2 settembre 2010
Leggi elettorali
In Italia viviamo una situazione di crisi politica prossima ad una crisi istituzionale.
Il maggior partito politico diviso al suo interno mette in crisi latente il Governo guidato dal Presidente Berlusconi.
Quello che si temeva, può pericolosamente verificarsi: cosa succede se in un sistema di democrazia parlamentare và in crisi la maggioranza ed il Presidente del Consiglio, indicato sulla scheda elettorale, ricorda di essere stato votato dagli elettori ?
A fronte della difficile situazione in evoluzione non costituisce una soluzione la sola riproposizione del sistema elettorale basato sui collegi uninominali.
I “nominati nelle liste elettorali” di oggi ad opera della utile collocazione in lista dei candidati, sono pari ai candidati nei “collegi sicuri” del sistema a collegio uninominale.
Risulta dunque che con il cambio di sistema elettorale non verrà meno il potere decisivo dei vertici dei partiti nello scegliere i “sicuri eletti”, magari attraverso candidature “paracudate” di milanesi in Sicilia o viceversa..
Un sistema elettorale deve tener conto della governabilità del Paese e soprattutto deve garantire una adeguata rappresentatività del Parlamento.
La governabilità può essere assicurata solo da una corretta azione politica dei partiti e dei gruppi parlamentari, supportata da norme come la sfiducia costruttiva (che non c’è nel nostro sistema) oppure dall’obbligo imposto dal Presidente della Repubblica di una verifica di maggioranza con espresso voto di fiducia da parte del Parlamento (evenienza che si è verificata nelle due esperienze governative di Romano Prodi).
Determinare attraverso tecnicalità elettoralistiche formazione e tempi dei governi non risulta per niente adeguato alla forma di governo come disegnata dalla Costituzione e può essere fonte di gravi discrasie del sistema allorchè si dovesse ricorrere ogni volta al voto dei cittadini in caso di crisi politiche interne alla maggioranza di governo.
Se è vero che un Paese serio non cambia repentinamente leggi elettorali, il rimedio, riteniamo, sarebbe peggiore del male, nel caso di una semplice riproposizione del sistema a collegio uninominale.
In un mondo che si vuole “globalizzato” il sistema dei collegi elettorali uninominali costituisce un freno alla possibilità per le diversità politiche, linguistiche ed etniche di essere presenti in Parlamento, se non grazie alla gentile concessione di un “collegio sicuro”.
Il costo della propaganda elettorale, in mancanza di obiettivi limiti, è pari tra il sistema attuale e quello basato sui collegi uninominali, passando da una propaganda di vertice dei partiti nel primo caso ad una propaganda dei candidati nei collegi, soprattutto quelli “insicuri”.
Un buon sistema elettorale che, ripetiamo, deve mirare soprattutto alla rappresentatività del Parlamento, deve poter garantire il massimo accesso alla competizione da parte delle diverse culture presenti nel Paese; deve permettere la possibile elezione di personalità significative ma non addentrate nei meccanismi delle organizzazioni partitiche; deve prevedere una effettiva gara tra i candidati ed un’effettiva possibilità di scelta per gli elettori lasciando ad essi la scelta tra i diversi candidati della stessa parte politica; deve prevedere effettive limitazioni di costi per la propaganda elettorale; deve prevedere premi di maggioranza che non stravolgano la effettiva rappresentanza elettorale per i vincitori; deve prevedere quote di sbarramento che non costituiscano ostacoli insormontabili per le formazioni politiche minori; deve dare effettivo peso elettorale ai parlamentari rispetto ai rappresentanti delle assise locali.
Questo è quello che ci aspettiamo da un sistema elettorale, altra cosa è la governabilità del Paese.
La vita politica di paesi civili, come Germania, Francia e da ultimo la Gran Bretagna, dimostra come, anche in presenza di forme di Stato e di sistemi elettorali diversi, è sempre necessario l’uso accorto della politica per dare un governo sicuro ai cittadini e che non vi è un sistema che determini una volta e per tutte il corso politico della nazione. E’ noto che in questi paesi variazioni di governi avvengono proprio per dare adeguate risposte a responsi elettorali intermedi, senza che questo segni scandalo; è noto altresì come vi siano esperienze temporanee di “ grande coalizione” in presenza di responsi elettorali non definiti per una parte sulle altre o in presenza di crisi economiche.
La politica, il parlamento, sono cose diverse dalla competizione tra due caserme costituite per l’eternità.(avvcanciello@libero.it)
Il maggior partito politico diviso al suo interno mette in crisi latente il Governo guidato dal Presidente Berlusconi.
Quello che si temeva, può pericolosamente verificarsi: cosa succede se in un sistema di democrazia parlamentare và in crisi la maggioranza ed il Presidente del Consiglio, indicato sulla scheda elettorale, ricorda di essere stato votato dagli elettori ?
A fronte della difficile situazione in evoluzione non costituisce una soluzione la sola riproposizione del sistema elettorale basato sui collegi uninominali.
I “nominati nelle liste elettorali” di oggi ad opera della utile collocazione in lista dei candidati, sono pari ai candidati nei “collegi sicuri” del sistema a collegio uninominale.
Risulta dunque che con il cambio di sistema elettorale non verrà meno il potere decisivo dei vertici dei partiti nello scegliere i “sicuri eletti”, magari attraverso candidature “paracudate” di milanesi in Sicilia o viceversa..
Un sistema elettorale deve tener conto della governabilità del Paese e soprattutto deve garantire una adeguata rappresentatività del Parlamento.
La governabilità può essere assicurata solo da una corretta azione politica dei partiti e dei gruppi parlamentari, supportata da norme come la sfiducia costruttiva (che non c’è nel nostro sistema) oppure dall’obbligo imposto dal Presidente della Repubblica di una verifica di maggioranza con espresso voto di fiducia da parte del Parlamento (evenienza che si è verificata nelle due esperienze governative di Romano Prodi).
Determinare attraverso tecnicalità elettoralistiche formazione e tempi dei governi non risulta per niente adeguato alla forma di governo come disegnata dalla Costituzione e può essere fonte di gravi discrasie del sistema allorchè si dovesse ricorrere ogni volta al voto dei cittadini in caso di crisi politiche interne alla maggioranza di governo.
Se è vero che un Paese serio non cambia repentinamente leggi elettorali, il rimedio, riteniamo, sarebbe peggiore del male, nel caso di una semplice riproposizione del sistema a collegio uninominale.
In un mondo che si vuole “globalizzato” il sistema dei collegi elettorali uninominali costituisce un freno alla possibilità per le diversità politiche, linguistiche ed etniche di essere presenti in Parlamento, se non grazie alla gentile concessione di un “collegio sicuro”.
Il costo della propaganda elettorale, in mancanza di obiettivi limiti, è pari tra il sistema attuale e quello basato sui collegi uninominali, passando da una propaganda di vertice dei partiti nel primo caso ad una propaganda dei candidati nei collegi, soprattutto quelli “insicuri”.
Un buon sistema elettorale che, ripetiamo, deve mirare soprattutto alla rappresentatività del Parlamento, deve poter garantire il massimo accesso alla competizione da parte delle diverse culture presenti nel Paese; deve permettere la possibile elezione di personalità significative ma non addentrate nei meccanismi delle organizzazioni partitiche; deve prevedere una effettiva gara tra i candidati ed un’effettiva possibilità di scelta per gli elettori lasciando ad essi la scelta tra i diversi candidati della stessa parte politica; deve prevedere effettive limitazioni di costi per la propaganda elettorale; deve prevedere premi di maggioranza che non stravolgano la effettiva rappresentanza elettorale per i vincitori; deve prevedere quote di sbarramento che non costituiscano ostacoli insormontabili per le formazioni politiche minori; deve dare effettivo peso elettorale ai parlamentari rispetto ai rappresentanti delle assise locali.
Questo è quello che ci aspettiamo da un sistema elettorale, altra cosa è la governabilità del Paese.
La vita politica di paesi civili, come Germania, Francia e da ultimo la Gran Bretagna, dimostra come, anche in presenza di forme di Stato e di sistemi elettorali diversi, è sempre necessario l’uso accorto della politica per dare un governo sicuro ai cittadini e che non vi è un sistema che determini una volta e per tutte il corso politico della nazione. E’ noto che in questi paesi variazioni di governi avvengono proprio per dare adeguate risposte a responsi elettorali intermedi, senza che questo segni scandalo; è noto altresì come vi siano esperienze temporanee di “ grande coalizione” in presenza di responsi elettorali non definiti per una parte sulle altre o in presenza di crisi economiche.
La politica, il parlamento, sono cose diverse dalla competizione tra due caserme costituite per l’eternità.(avvcanciello@libero.it)
mercoledì 1 settembre 2010
Frankenstein
Alla notizia della gravidanza della cinquantaquattrenne cantante Gianna Nannini qualche commentatrice ha inneggiato al progresso che costituirebbe per le donne la possibilità di avere figli anche in tarda età.
Qualche dubbio viene se si considera che questi bambini non sono figli di una donna ma di una tecnica.
Gioiremo anche quando sarà possibile ingravidare un maschio?
Qualche dubbio viene se si considera che questi bambini non sono figli di una donna ma di una tecnica.
Gioiremo anche quando sarà possibile ingravidare un maschio?
venerdì 27 agosto 2010
mercoledì 25 agosto 2010
La "Nuova Religione"

La Religione del “Politicamente corretto” pervade il mondo dell’informazione con una sicumera che oltrepassa la vanagloria dei suoi esponenti. Il “Politicamente corretto” stabilisce giorno per giorno quello che và fatto e quello che non và fatto, quello che si può dire e quello che non si può dire.
Le vicende della “famiglia Tulliani” sono caratterizzate, a me sembra, da quello che un tempo veniva definito “familismo amorale” espressione che Percy Allum applicò, con linguaggio sociologico, alla politica negli anni 60’ a proposito di esponenti politici partenopei. Oggi qualche sacerdote del “Politicamente corretto” vuole scansare quelle notizie e impone agli altri il silenzio…..in nome della Privacy.
Il colmo del “Politicamente corretto” è espresso in questi giorni sull’onda di quanto dichiarato dall’ex prete Vito Mancuso, che sulle pagine di “Repubblica” si chiede e chiede ad altri autori se lasciare o non la casa editrice Mondadori, di proprietà di Berlusconi, ovviamente per ragioni etiche.
Queste finezze( è il caso di dire) sono pari alle scelte ultime di Gianfranco Fini, il quale si accorge solo oggi di quale pasta è fatta il Capo del Pdl. In verità motivi per abiurare Berlusconi , come capo politico o come editore, erano presenti anche prima e in abbondanza, ma si sa ogni occasione è buona per cambiare strada, magari in meglio. Berlusconi, negli anni, ha combinato tutto e il contrario di tutto, come leader politico, come amministratore pubblico e come imprenditore- editore e oggi i sacerdoti del “Politicamente corretto” ci vengono a spiegare i loro mal di pancia?
Il trionfo del Politicamente corretto però si riscontra in un qualcosa che invece non è mai stato detto e soprattutto contestato al Cavaliere e sul quale ancora una volta fanno silenzio i sacerdoti della Nuova Religione. Ciò che andava contestato a Berlusconi e che ancora andrebbe contestato non è il “ conflitto d’interessi” di cui tanto cincischiano, ancora una volta, ipocritamente: basti pensare e meditare sugli innumerevoli casi analoghi, minuti o grossolani, che riguardano tanti cittadini di questo Paese. Ciò che andava contestato e non è mai stato fatto ( chissà perché?) è la violazione da parte del Berlusca di un principio non scritto della democrazia che si aggiunge alla (più conosciuta) ripartizione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, ovvero che chi ha un rilevante potere economico non può acquisire il potere politico. Altra cosa è rivestire, invece, cariche politiche in contesti politici più ampi, come è successo a tanti, come nel caso più noto per membri della famiglia Agnelli.
Chi ha un rilevante potere economico è già in condizione di dialogare con l’Autorità e determinare l’indirizzo politico e dunque deve stare alla larga dallo scettro di comando.
I sacerdoti della Nuova Religione dovrebbero meditare su questo aspetto mai contestato al Cavaliere e spiegarci perché non l’hanno mai fatto e non lo fanno. Le loro contorsioni di oggi sono tipiche della Casta grassa, che o di riffa o di raffa comunque ingrassa.
A Napoli si direbbe che “gnanono e fottono”.
Iscriviti a:
Post (Atom)