
La Religione del “Politicamente corretto” pervade il mondo dell’informazione con una sicumera che oltrepassa la vanagloria dei suoi esponenti. Il “Politicamente corretto” stabilisce giorno per giorno quello che và fatto e quello che non và fatto, quello che si può dire e quello che non si può dire.
Le vicende della “famiglia Tulliani” sono caratterizzate, a me sembra, da quello che un tempo veniva definito “familismo amorale” espressione che Percy Allum applicò, con linguaggio sociologico, alla politica negli anni 60’ a proposito di esponenti politici partenopei. Oggi qualche sacerdote del “Politicamente corretto” vuole scansare quelle notizie e impone agli altri il silenzio…..in nome della Privacy.
Il colmo del “Politicamente corretto” è espresso in questi giorni sull’onda di quanto dichiarato dall’ex prete Vito Mancuso, che sulle pagine di “Repubblica” si chiede e chiede ad altri autori se lasciare o non la casa editrice Mondadori, di proprietà di Berlusconi, ovviamente per ragioni etiche.
Queste finezze( è il caso di dire) sono pari alle scelte ultime di Gianfranco Fini, il quale si accorge solo oggi di quale pasta è fatta il Capo del Pdl. In verità motivi per abiurare Berlusconi , come capo politico o come editore, erano presenti anche prima e in abbondanza, ma si sa ogni occasione è buona per cambiare strada, magari in meglio. Berlusconi, negli anni, ha combinato tutto e il contrario di tutto, come leader politico, come amministratore pubblico e come imprenditore- editore e oggi i sacerdoti del “Politicamente corretto” ci vengono a spiegare i loro mal di pancia?
Il trionfo del Politicamente corretto però si riscontra in un qualcosa che invece non è mai stato detto e soprattutto contestato al Cavaliere e sul quale ancora una volta fanno silenzio i sacerdoti della Nuova Religione. Ciò che andava contestato a Berlusconi e che ancora andrebbe contestato non è il “ conflitto d’interessi” di cui tanto cincischiano, ancora una volta, ipocritamente: basti pensare e meditare sugli innumerevoli casi analoghi, minuti o grossolani, che riguardano tanti cittadini di questo Paese. Ciò che andava contestato e non è mai stato fatto ( chissà perché?) è la violazione da parte del Berlusca di un principio non scritto della democrazia che si aggiunge alla (più conosciuta) ripartizione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, ovvero che chi ha un rilevante potere economico non può acquisire il potere politico. Altra cosa è rivestire, invece, cariche politiche in contesti politici più ampi, come è successo a tanti, come nel caso più noto per membri della famiglia Agnelli.
Chi ha un rilevante potere economico è già in condizione di dialogare con l’Autorità e determinare l’indirizzo politico e dunque deve stare alla larga dallo scettro di comando.
I sacerdoti della Nuova Religione dovrebbero meditare su questo aspetto mai contestato al Cavaliere e spiegarci perché non l’hanno mai fatto e non lo fanno. Le loro contorsioni di oggi sono tipiche della Casta grassa, che o di riffa o di raffa comunque ingrassa.
A Napoli si direbbe che “gnanono e fottono”.
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