I referendum sull'acqua e sul nucleare (a parte quello sul legittimo impedimento) indicano obiettivi più ampi di quello che troveremo letteralmente sulla scheda.
Non è la prima volta che quesiti referendari assumono un valore "programmatico" oltre l'effetto, proprio, di abrogazione di norme vigenti.
Cosa significa cancellare norme che impongono la scelta del nucleare o quelle della privatizzazione dell'acqua? Significa, a mio modo di vedere, dire un NO' (mediante il SI') a scelte dettate in sede internazionale su sollecitazione di grossi gruppi finanziari al fine di ricavare enormi profitti dalla gestione di fonti di energia e di un alimento fondamentale.
Chi in questi anni ha colto le enormi ingiustizie del liberismo selvaggio avrà sicuramente chiaro il significato "programmatico" e "simbolico" dei referendum previsti.
Il buon esito di essi (mediante l'affermazione del SI') non può che imporre un ripensamento su tanti altri temi e sull'intera agenda politica attinente all'ambiente, all'energia, all'economia e ai servizi sociali.
Al di là delle adesioni o non adesioni di questa o quella parte politica, bisognerebbe considerare da parte di quelli che hanno riserve sulle introduzioni di scelte "liberistiche" che sono avvenute e avvengono in Italia, bisognerebbe considerare che questa dei referendum è un'occasione (ultima?) per richiamare al principio di precauzione che deve innanzitutto riguardare la gestione di politiche fondamentali per ogni persona ( l'ambiente e l'alimentazione).
Ecco, questa è un'occasione per capire davvero chi è di destra e chi è di sinistra, chi è conservatore e chi è riformista.
Non sempre sono state chiare le definizioni politiche in questi anni e contraddizioni emergono ogni giorno.
Si potrebbe cominciare dai referendum per chiarirci le idee e per dare precedenza ai contenuti piuttosto che alle bandiere.
sabato 14 maggio 2011
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