mercoledì 11 maggio 2011

E' il passato che ritorna



ANSA 6 maggio 2011 ore 11,24: “Tel Aviv, 6 mag. Sull’esempio dell’uccisione di Osama Bin Laden, e confortato dalle reazioni favorevoli della comunità internazione, Israele potrebbe colpire il leader degli Hezbollah Hassan Nasrallah. Lo dice l’ex capo dell’intelligence militare Aharon Zeevi-Farkash. «Non siamo una superpotenza e non tutto quello che è lecito per gli USA viene consentito anche a noi – spiega -. Tuttavia c’è un cambiamento graduale nelle regole della guerra al terrorismo, e si è aperta più libertà di manovra»”.
E come ai tempi del Colosseo, i cittadini del mondo occidentale, evoluto e ricco (?) guardano dalle gradinate o dalle poltrone la guerra moderna, che mette al riparo i suoi soldati, e colpisce con tecnologica precisione il nemico di turno.
Il nemico di turno: quello che giorno per giorno viene messo nel mirino perché dà fastidio, non si adegua e non collabora. Si comincia con le sanzioni sempre più pesanti che gli organismi internazionali applicano ai malcapitati di turno, seguono i bombardamenti mirati con le bombe cosiddette intelligenti. Quelle bombe che dovevano snidare Saddam in Iraq e che invece hanno provocato, secondo l’ Organizzazione mondiale della Sanità 151mila morti per cause violente, tra il 2003 e il 2006 (molti di più secondo gli studi di riviste internazionali).
“Se questo è un uomo”, “Se non ora quando”, “Give peace a chance” quanti slogan libri e film abbiamo visto negli anni, che esaltavano l’umanità degli uni contro la disumanità degli altri. Quella geografia degli orrori e dei buoni sentimenti è ancora attuale? I buoni sono sempre gli stessi? e i cattivi, anche?
E tutto quello che costituiva il diritto internazionale, le consuetudini di guerra, le convenzioni, dove sono andati a finire? Ne tengono ancora conto i governanti che danno il via alla mattanza quotidiana, scavalcando confini, ordinando omicidi e distruggendo abitazioni?
Quando l’obiettivo, confessato, di operazioni di guerra è l’annientamento del patrimonio abitativo, produttivo, degli edifici che ospitano l’istruzione e la sanità, siamo ancora nell’ambito delle operazioni di polizia internazionale, che giustificano i killer moderni?
E quando torneremo alle consuetudini più nobili come il saccheggio e l’assedio?
Sarà superficiale ricordarlo, ma queste guerre che vediamo in televisione non iniziano con la dichiarazione di guerra, né si concludono con la firma della resa. Non mettono nemmeno i cittadini in condizione di regolarsi con i nemici in casa o quando sono fuori casa (il libico che mi passa accanto per le strade è un nemico o un ospite?).
La velocità dei cambiamenti e la cultura della volontà di dominio in nome degli interessi economici e per volontà di Dio (anche questo capita con la nuova cultura dell’Impero: la guerra come espressione del Destino manifesto) non tollera più queste finezze e noi nemmeno le ricordiamo. E’ il passato che ritorna.

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