domenica 5 maggio 2013

L'eco della Storia



Francesco Moranino (19201971) partigiano e politico italiano, organizzatore e comandante delle formazioni garibaldine comuniste nel Biellese durante la Resistenza. Fu protagonista, nell'estate del 1944, di quella che è conosciuta come strage della missione Strassera.
Emanuele Strassera, agente dell'OSS, era stato inviato in Liguria dagli angloamericani con il compito di coordinare la lotta partigiana. Contattò Francesco Moranino ed arruolò partigiani. Cinque partigiani della "missione Strassera", sospettati di essere in realtà spie nazifasciste, furono fucilati il 26 novembre 1944 in località Portula, attirati in un'imboscata, e due delle loro compagne uccise.
Nel dopoguerra i familiari dei cinque partigiani fucilati e delle due donne uccise svolsero delle indagini e raccolsero delle prove che presentarono alle autorità. Furono fatte delle indagini ufficiali che orientarono le responsabilità sul deputato comunista: Moranino fu pertanto accusato dell'eccidio della "Missione Strassera" e delle due donne. Nel 1953, sotto il governo Pella, Moranino fu incriminato per fatti avvenuti durante la Resistenza, ritenuti non compresi tra i reati amnistiati dal ministro Togliatti nel 1946.
Il 27 gennaio 1955, durante il governo Scelba, la Camera dei deputati, con una maggioranza di centrodestra, votò l'autorizzazione a procedere nei confronti di Moranino su richiesta della Procura di Torino. Quella di Moranino fu la prima autorizzazione all'arresto di un parlamentare concessa dalla nascita della Repubblica e fino al luglio 1976 rimase anche l'unica. Moranino riparò all’estero.
Il 22 aprile 1956, il processo, svoltosi in contumacia a Firenze, si concluse con la definitiva condanna all'ergastolo per sette omicidi.
Si legge nella sentenza: «Perfino la scelta degli esecutori dell'eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un'osteria e per l'impresa compiuta ricevettero in premio del denaro.». La sentenza di condanna all'ergastolo fu confermata dalla Corte d'Assise d'Appello nel 1957. Moranino si sottrasse alla cattura espatriando clandestinamente in Cecoslovacchia dove divenne direttore dell'emittente radiofonica in lingua italiana Radio Praga e strinse contatti con gruppi estremistici italiani.
Nel 1958, il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, decretò la commutazione della pena in dieci anni di reclusione. Moranino, da Praga, si rifiutò di tornare, finché il 27 aprile 1965 venne poi definitivamente graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.
Rientrò in Italia solo in seguito ad amnistia nel 1968
Fin qui le vicende di Moranino che lo coinvolsero in fatti di sangue nella tormenta della guerra e della resistenza. La storia narra di ministri che varano nell’immediatezza dei fatti(1946) amnistie (Togliatti), autorizzazioni a procedere dei parlamentari (procedura ora inesistente) Presidenti della Repubblica che concedono grazie e commutano pene (Gronchi, Saragat), il tutto in anni difficili, quando i sentimenti e risentimenti per le tragedie della guerra erano ancora vivi e tanta gente faticava a sopravvivere. Sa di politica forte, capace di decidere, autonoma nel valutare fatti e di saper condannare, ma anche capace di voltare pagina, non prona ad altri poteri e non succube di opinioni pubbliche.
Basterebbe a volte rileggere la storia per comprendere quanto sono risibili le “muinelle” che riempiono giornali, televisioni e web, oggi quando si è di fronte alla normalità italiota fatta di furbi, vendicatori della poltrona, fustigatori della sera.
Il cavaliere del Bunga Bunga non meritava tanto clamore e tanta attenzione, conflitti o non conflitti d’interessi, bastava dichiarare una verità semplice e cioè che un signore che è titolare di un forte potere economico non può acquisire il potere politico. C’è chi per pruderie moderniste non ha voluto dirlo e dunque ancora è lì a marcarlo, aspettando che qualche Corte lo tolga di torno.
Fine della storia? Con Giorgio Napolitano presente in Parlamento dal 1953 non è detta.
Ai cultori della materia resteranno gli strali di Travaglio.

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