Francesco Moranino (1920 –1971) partigiano
e politico italiano,
organizzatore e comandante delle formazioni garibaldine comuniste nel Biellese durante la Resistenza. Fu protagonista, nell'estate del
1944, di quella che è conosciuta come strage della missione Strassera.
Emanuele Strassera, agente
dell'OSS, era stato inviato in Liguria dagli
angloamericani con il compito di coordinare la lotta partigiana. Contattò
Francesco Moranino ed arruolò partigiani. Cinque partigiani della
"missione Strassera", sospettati di essere in realtà spie
nazifasciste, furono fucilati il 26 novembre
1944 in località
Portula, attirati in un'imboscata, e due delle loro compagne uccise.
Nel dopoguerra i familiari dei cinque partigiani
fucilati e delle due donne uccise svolsero delle indagini e raccolsero delle
prove che presentarono alle autorità. Furono fatte delle indagini ufficiali che
orientarono le responsabilità sul deputato comunista: Moranino fu pertanto
accusato dell'eccidio della "Missione Strassera" e delle due donne. Nel
1953, sotto il governo Pella, Moranino fu incriminato per fatti
avvenuti durante la Resistenza, ritenuti non compresi tra i reati amnistiati dal ministro Togliatti
nel 1946.
Il 27 gennaio
1955, durante il governo
Scelba, la Camera dei deputati, con una maggioranza di
centrodestra, votò l'autorizzazione a procedere nei confronti di Moranino su
richiesta della Procura di Torino. Quella di Moranino fu
la prima autorizzazione all'arresto di un parlamentare concessa dalla nascita
della Repubblica e fino al luglio 1976 rimase anche l'unica. Moranino riparò
all’estero.
Il 22 aprile 1956, il processo,
svoltosi in contumacia a Firenze, si concluse con la definitiva condanna all'ergastolo per
sette omicidi.
Si legge nella sentenza: «Perfino la scelta
degli esecutori dell'eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari
della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime
depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a
banchettare in un'osteria e per l'impresa compiuta ricevettero in premio del
denaro.». La sentenza di condanna all'ergastolo fu confermata dalla Corte d'Assise d'Appello nel 1957. Moranino si
sottrasse alla cattura espatriando clandestinamente in Cecoslovacchia
dove divenne direttore dell'emittente radiofonica in lingua italiana Radio
Praga e strinse contatti con gruppi estremistici italiani.
Nel 1958, il presidente della Repubblica,
Giovanni Gronchi, decretò la commutazione della pena in dieci anni di
reclusione. Moranino, da Praga, si rifiutò di tornare, finché il 27 aprile 1965 venne poi
definitivamente graziato dal presidente della Repubblica Giuseppe
Saragat.
Rientrò in Italia solo in seguito ad amnistia nel
1968
Fin qui le vicende di Moranino che lo coinvolsero
in fatti di sangue nella tormenta della guerra e della resistenza. La storia
narra di ministri che varano nell’immediatezza dei fatti(1946) amnistie
(Togliatti), autorizzazioni a procedere dei parlamentari (procedura ora
inesistente) Presidenti della Repubblica che concedono grazie e commutano pene
(Gronchi, Saragat), il tutto in anni difficili, quando i sentimenti e
risentimenti per le tragedie della guerra erano ancora vivi e tanta gente faticava
a sopravvivere. Sa di politica forte, capace di decidere, autonoma nel valutare
fatti e di saper condannare, ma anche capace di voltare pagina, non prona ad
altri poteri e non succube di opinioni pubbliche.
Basterebbe a volte rileggere la storia per
comprendere quanto sono risibili le “muinelle” che riempiono giornali,
televisioni e web, oggi quando si è di fronte alla normalità italiota fatta di
furbi, vendicatori della poltrona, fustigatori della sera.
Il cavaliere del Bunga Bunga non meritava tanto
clamore e tanta attenzione, conflitti o non conflitti d’interessi, bastava
dichiarare una verità semplice e cioè che un signore che è titolare di un forte
potere economico non può acquisire il potere politico. C’è chi per pruderie
moderniste non ha voluto dirlo e dunque ancora è lì a marcarlo, aspettando che
qualche Corte lo tolga di torno.
Fine della storia? Con Giorgio Napolitano
presente in Parlamento dal 1953 non è detta.
Ai cultori della materia resteranno gli strali di
Travaglio.
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