martedì 30 aprile 2013

L’eco della Storia


“Giovanni Passannante (Salvia di Lucania, 1849- Montelupo Fiorentino, 1910). Nel 1878 fu autore di un attentato fallito alla vita di re Umberto II nel mentre la famiglia regnante, assieme al primo ministro Benedetto Cairoli, era in visita a Napoli. In seguito al fallito omicidio del re, Passannante, sanguinante per le ferite alla testa, non venne accompagnato in ospedale per essere medicato e subì altre sevizie.Affermò di aver agito da solo, di aver escogitato l'attentato due giorni prima e negò di appartenere ad alcuna organizzazione politica. L'attentato provocò nella regina Margherita un forte shoc, tornata alla reggia, si sentì male ed esclamò: «Si è rotto l'incantesimo di Casa Savoia!». Il giorno dopo il re fu visitato da numerosi esponenti della nobiltà e della politica meridionale, che espressero rincrescimento per il fatto che Passannante fosse un loro corregionale. Il poeta Giovanni Pascoli, in seguito, verrà arrestato per aver manifestato a favore degli anarchici che erano stati a loro volta tratti in arresto per i disordini generati dalla condanna di Passannante. Durante il loro processo, il poeta urlò: «Se questi sono i malfattori, evviva i malfattori!».
La notizia dell'attentato fece il giro d'Europa ed anche in questo caso vi furono opinioni opposte. il tedesco Koelnische Zeitung auspicò che l'attentato servisse come monito allo stato italiano per comprendere meglio i bisogni del ceto subalterno; l'inglese Daily News vide nel malcontento e nella miseria i fattori che spinsero l'anarchico ad armarsi mentre il Satana di Cesena (che verrà soppresso con l'accusa di propaganda contro il re e le istituzioni) non lo considerò un assassino ma un «infelice affascinato» dei mali che turbarono la società del tempo. La sera stessa dell'attentato Giuseppe Zanardelli, allora ministro dell'Interno, informò tutte le prefetture del regno sull'accaduto. Il prefetto di Potenza ricevette l'ordine di perquisire l'abitazione dei parenti e di chiunque avesse avuto rapporti con Passannante, inviando i carabinieri a Salvia. Nella casa dell'anarchico furono trovati una stampa de La Marsigliese e una copia del giornale La Nuova Basilicata datato 1871 contenente notizie sulla Comune di Parigi. Vennero perquisiti tutti i luoghi riconducibili all'attentatore ma i carabinieri annotarono, nel loro rapporto, di non aver trovato nulla di criminoso. Giovanni Parrella, sindaco di Salvia, si recò a Napoli per porgere le sue scuse e chiedere perdono ad Umberto I. Fu, in seguito, ricevuto dai consiglieri del monarca che, per ottenere la clemenza, gli imposero il cambiamento di nome della città d'origine dell'anarchico, rinominandola con l'attuale nome Savoia di Lucania. Il sindaco accettò senza discutere e il comune cambiò toponimo con regio decreto il 3 luglio 1879.
L'intera famiglia dell'attentatore fu dichiarata folle e suo fratello Giuseppe, risultato affetto da alienazione mentale, fu internato nel manicomio criminale di Aversa. Numerose persone furono interrogate e tacciate di essere in combutta con l'anarchico ma i regi carabinieri e i giudici non riuscirono a trovare testimonianze concrete. Dopo la condanna Passannante fu portato nel carcere a Portoferraio, rinchiuso in una cella di isolamento. La cella era piccolissima, umida, buia, senza servizi igienici e posta sotto il livello del mare. Il pavimento, in terra battuta, permetteva l'infiltrazione di acqua marina, provocando nell'ambiente condizioni di insalubrità.Attaccato ad una corta catena di 18 chilogrammi, che gli consentiva di fare solo due o tre passi. Mostrò sempre un atteggiamento calmo e impassibile, anche se in alcune occasioni si lasciò andare al pianto. Sottoposto ad esami psichiatrici, risultò sano di mente.
Nel 1908 divenne cieco, si spense nel manicomio all'età di 60 anni. Il referto del manicomio di Montelupo Fiorentino, spedito nello stesso giorno al comune di Savoia di Lucania, riportò una broncopolmonite come causa del decesso. Dopo la morte il cadavere, in ossequio alle teorie dell'antropologia criminale dell'epoca, miranti ad individuare supposte cause fisiche alla "devianza", fu sottoposto ad autopsia e decapitato. Per anni del suo corpo non si hanno più notizie,mentre il cervello e il cranio di Passannante, immersi in una soluzione di cloruro e zinco, furono preservati nel manicomio di Montelupo Fiorentino per poi essere portati alla Scuola Superiore di Polizia associato al carcere giudiziario "Regina Coeli" di Roma. Il 23 febbraio 1999 il ministro di Grazia e Giustizia, Oliviero Diliberto, firmò il nulla osta per la traslazione dei resti di Passannante da Roma a Savoia di Lucania, che avverrà solamente otto anni dopo. La sepoltura venne però effettuata senza rito e il giorno precedente a quello stabilito, alla sola presenza del sindaco Rosina Ricciardi, di un giornalista e di una sottosegretaria del presidente della regione Basilicata, scortati da alcuni carabinieri e agenti della Digos che avevano trasportato i resti da Roma.
La decisione fu giustificata per ragioni di ordine pubblico.” (by Wikipedia)

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