domenica 3 febbraio 2013

L'indignazione che manca



Restituire imposte con decisione straordinaria di Governo e Parlamento può essere una scelta politica come un’altra, ciò che importa, come sempre, è assicurare equilibrio al bilancio e la dovuta giustizia sociale che viene regolata anche attraverso la leva fiscale.
Le tasse (le imposte) possono avere nomi, base imponibile, aliquote, come meglio corrispondenti alle necessità del momento e coerenti con un programma di medio lungo termine, ogni scelta al riguardo è possibile. Ciò che conta è la rappresentanza degli interessi che si intende assicurare nell’azione politica.
L’entrata nel sistema euro fu decisa con l’imposizione di un’imposta straordinaria e tale imposta fu restituita, così come avvenuto in altri casi di imposte straordinarie (super bollo sulle auto diesel, sulle società).
La difesa dallo “spread” è avvenuta, con il Parlamento largamente consenziente, con l’introduzione dell’Imu anche sulla prima casa, con una scelta che tutti giustificarono allora come necessaria e straordinaria.
Ciò che rileva in questi discorsi, oltre i toni accesi tra tifoserie elettorali, è assicurare, come detto, equilibrio al bilancio e chissà che non ci siano altre entrate possibili a copertura o tagli alla spesa pubblica, non solo possibili, ma anche doverosi. Molti Paesi che vivono la crisi economica di questi anni hanno iniziato l’aggiustamento dei bilanci proprio con i tagli alla spesa pubblica, possibile che in Italia l’unico verbo da declinare sia quello dell’aggravamento dell’imposizione fiscale? Si può fare altro, magari a partire da un rinnovo dei livelli alti delle burocrazie pubbliche dello Stato e di ogni ente mettendo fuori chi ha vissuto alla grande in questi anni, godendo di stipendi da manager e conservando la sicurezza del posto di lavoro “all’italiana”?  
C’è chi, in questa campagna elettorale parla di rivoluzione: quale migliore e più efficace rivoluzione quella di sostituire le attuali leve di boiardi con nuove leve sulla base di contratti di lavoro più adeguati al momento di crisi? Avremmo maggiore entusiasmo e minori spese. Le rivoluzioni prevedono l’avvicendarsi di una leva più giovane e maggiormente responsabile rispetto a quella al potere. Sarebbe il caso di procedere su questa strada.
Lo scandalo che i tanti “riformisti” (i)taliani offrono sta nella mancata indignazione verso le situazioni di privilegio in questo Paese e l’abbarbicarsi verso politiche di maggiore recrudescenza fiscale che in molti casi producono uno scivolo verso la povertà.
Ma perché indignarsi per una possibile riduzione d’imposta alle tante famiglie in sofferenza e non indignarsi per i 620 mila euro per Manganelli o per Befera?
Ma perché i “riformisti” e i “rivoluzionari” tacciono su queste cose?

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