sabato 3 marzo 2012

Il buon esempio da Gomorra



La Tav (o Tac: perché ad un certo punto da treno passeggeri è mutato in treno che trasporta merci) può diventare il simbolo o lo spartiacque di questi anni dove tutto muta e difficile risulta comprendere o accettare la direzione che le classi dirigenti interne ed europee intendono seguire.
Così come si è protestato per l’intramontabile Ponte sullo Stretto, si protesta oggi per il Tav. Per i costi (enormi) per la crisi economica (sempre più acuta) per la inadeguatezza delle idee rispetto all’evoluzione che caratterizza il presente di milioni di persone. Come per l’Expo di Milano, si può dire che questi progetti si scontrano con la modernità delle comunicazioni che per tanti aspetti della vita viaggiano attraverso fili ed antenne. L’Expo, il Tav, il Ponte sullo Stretto, oltre a suscitare preoccupazioni per i motivi già detti hanno un velo di passato, di non attualità. Le Esposizioni Universali, come prevista per Milano, sono nate nell’Ottocento e così le grandi tratte ferroviarie (la Transiberiana, l’OrienT Express). Il Ponte sullo Stretto richiama il tunnel sotto la Manica (le società gestrici sono fallite più volte).Anticherie.
Nel mondo che esalta il digitale, le ricorrenti innovazioni della telematica e dell’informatica, risulta davvero incomprensibile far passare per modernità e progresso l’antico affare del cemento, perché di questo si tratta. In Italia è rimasta solo l’industria del cemento.
C’è, invece, una concezione nuova che si sta imponendo circa le realizzazioni infrastrutturali reali (quelle che si toccano) e che richiama l’idea del riuso e della rivitalizzazione.
Quante reti già esistenti potrebbero essere rimesse a nuovo con i più moderni standard, senza rincorrere nuovi stratosferici costi per nuovi espropri, compensazioni… e senza i fastidi dei cortei e delle occupazioni?
E questa idea dell’economia per cui le merci viaggiano per migliaia di chilometri, per essere prodotte, magari in più fasi e in siti distanti, e che viaggiano ancora per raggiungere i consumatori…quanto è moderno tutto questo?
Nel pieno di una crisi economica, vedere un intero ceto dirigente incapace, nemmeno su questo, di confrontarsi con i dubbi che tanti comuni cittadini esprimono dà il segno di qualcosa che sta mutando nella concezione della democrazia. Se i referendum celebrati non contano, se quelli richiesti non sono autorizzati, se le elezioni sono pericolose, se le manifestazioni danno fastidio ai benpensanti, in quale altro modi si potranno esprimere i cittadini, come singoli o associati?
P.s.: per una volta i Campani (o meglio i partenopei-casertani) mostrano di essere civili, educati, come scolaretti (altro che valsusini!). L’unica grande opera in costruzione in Italia c’è e va avanti senza manifestazioni, senza occupazioni e senza nemmeno risvolti giudiziari: la nuova Base Nato sul lago Patria.
Nella terra di Gomorra è un miracolo. Un vero godimento!

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