
La pressione fiscale da sempre costituisce segnale di decadimento di sistemi politici. Dall’Impero Romano ai possedimenti britannici in Nordamerica, crolli e sollevazioni hanno visto un’accentuazione della pretesa tributaria dell’Autorità non ritenuta giustificabile da parte dei cittadini, soprattutto in presenza di disparità di trattamento e di disordine nella spesa pubblica. Come nella fine dell’Ancien regime, quando la classe dirigente dell’epoca, come la classe equestre della Roma degli imperatori, si arricchiva a danno del popolo sottraendo oltre il lecito risorse, nell’Occidente in decadenza vediamo sfruttamento e arrichimenti, senza che si veda, oggi, il rimedio.
In presenza di una crisi economica che vede fallimenti, chiusure di attività, licenziamenti e suicidi, si nota una particolare attività legislativa ed esecutiva tendente a reperire risorse anche dove ormai mancano, pur di conservare privilegi che non trovano giustificazione.
I mezzi d’informazione danno conto di attività di controllo a tappeto nelle città, che evidenziano (quanto in maniera attendibile?) irregolarità fiscali come la mancata emissione di scontrini. Come se la pretesa tributaria (cosa che tanti ignorano) dipendesse da quelli o addirittura dalla contabilità d’impresa. Basta leggere quanto afferma il presidente di Cgia al riguardo dei famigerati “studi di settore”: “Con gli studi ormai a regime la valenza fiscale di questi strumenti (il controllo sugli scontrini) non ha più senso, visto che i ricavi degli autonomi, e le conseguenti imposte e contributi da versare allo Stato, sono stabiliti a tavolino dall’Amministrazione finanziaria attraverso gli studi di settore”.
Nel frattempo la norma posta dal Governo Monti sulla limitazione di compensi pubblici che non dovrebbero superare lo stipendio lordo del presidente della Corte di Cassazione (circa 300 mila lordi) pare stia andando in cavalleria, in sede di conversione in Parlamento. Le giustificazioni, le ragioni contrarie espresse dai parlamentari non mancano. Si sa, ognuno aiuta l’altro,anche in presenza di un tracollo economico, l’importante è che paghino gli altri. A proposito: il Davigo che parlava (e parla) di sistema corruttivo ambientale non ha da dire nulla in proposito?
C’è chi teme il successivo intervento della Corte Costituzionale: “le sue sentenze, infatti, non consentono riduzioni dei trattamenti economici in vigore. Gli stipendi non si toccano, nessuna “reformatio in peius” è ammessa.” E ti pareva! in Italia trionfano i “diritti quesiti”, anche quando tanta gente perde redditi, lavoro e si moltiplicano i suicidi. Il decreto dovrà essere approvato martedì 21 febbraio. Vista l’aria che tira sicuramente sarà modificato nel senso che il tetto varrà per le nuove nomine. Befera, Mastropasqua, Catricalà, i dirigenti di Authority, dei Monopoli di Stato e di altre di autorità pubbliche già stanno festeggiando.
Nel frattempo la Rai (che regala soldi a tanti che tiene sul libro paga) chiede a 5 milioni di imprese il pagamento del canone su qualsiasi apparecchio in grado di ricevere il segnale televisivo: pc, videofonini, videoregistratori, iPad e sistemi di videosorveglianza."Vanno anche per le tozze" si dice a Napoli.
Per finire, il Procuratore nazionale Pietro Grasso suggerisce di applicare sequestri e confische agli evasori, come ai camorristi. Insomma siamo in guerra (economica) e ognuno la spara più grossa possibile, addosso agli altri. Mai che qualcuno suggerisca di istituire una “commissione per gli approfittamenti di regime”.
Siamo come in Napoli milionaria: “addà passà a nuttata”.
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