(ASCA) - Roma, 26 gen - L'Italia ''vive un generale senso di depressione che attraversa tutte le classi sociali: i poveri perche' vedono allontanarsi la possibilita' di migliorare la loro situazione economica; i ceti medi perche' hanno paura di una progressiva proletarizzazione; i ricchi perche' si sentono criminalizzati e hanno persino timore di mostrare il proprio status''. Responsabile di questo stato e' la classe dirigente e per uscirne ognuno deve riscoprire doveri e responsabilita' superando l'egoismo e la difesa corporativa degli interessi. E' l'analisi del presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara, che apre il Rapporto Italia 2012. ''La responsabilita' dell'attuale situazione che viene attribuita impropriamente e per intero alla classe politica appartiene invece - spiega Fara - a quella che si definisce 'la classe dirigente generale' della quale fanno parte tutti coloro che esercitano ruoli e funzioni direttivi all'interno della societa': imprenditori, elite culturali; manager pubblici e privati; sindacalisti; i grandi commis dello Stato; magistrati; professori; uomini dell'informazione e della ricerca. Una 'classe dirigente generale' che dovrebbe produrre buoni esempi e farsi carico delle esigenze e dei bisogni della collettivita'''. Questa ''classe dirigente generale'' costituisce ''un blocco solidale e separato dal resto del Paese, articolato sul modello feudale, che non ha nessuna intenzione di rinunciare, neppure in piccola parte, ai privilegi conquistati. Ma anche la societa' italiana ha molto da farsi perdonare. Infatti mentre la 'classe dirigente generale' con il suo spirito di conservazione e la sua autoreferenzialita' tiene in ostaggio la societa', questa si e' adeguata diventandone complice in cambio della tolleranza e della comprensione dei propri istinti egoistici e familisti che deresponsabilizzano e assicurano nicchie di impunita' e di esercizio di piccolo potere''. Insomma, conclude Fara, ''la societa' e' vittima e complice, nello stesso tempo, della sua classe dirigente generale'' e per uscire dalla crisi occorre ''una generale presa di coscienza e la rottura di quel patto di complicita' che blocca la societa' italiana. Ma, soprattutto, la riscoperta dei doveri e delle responsabilita' di ciascuno superando l'egoismo e la difesa corporativa degli interessi''.
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sabato 28 gennaio 2012
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