Basterà? La seconda batosta finanziaria di tagli e tasse approntata in poche settimane dal Governo basterà a calmare le fauci del mostro finanziario? Si ha timore di no. Perché dovrebbe? L’ampio dibattito che si è aperto qui in Italia dimostra che si capisce poco degli effetti generali, tutti i commentatori sono protesi a imprecare sui nuovi obblighi, sulle ulteriori gabelle e restrizioni. Manca un disegno generale e dunque ogni parte difende il proprio. Il pubblico impiego lamenta l’ulteriore blocco degli aumenti contrattuali e la tredicesima “per merito”, i titolari di redditi alti lamentano il contributo straordinario, il lavoro autonomo l’aumento dell’aliquota (temporaneo pure questo o permanente?). Insomma queste poche situazioni danno il segno del generale vociare che si è ,come sempre, alzato e che dimostra ancora una volta che regna il caos nella disgregata società attuale.
Non basteranno le due manovre finanziarie, perché ancora una volta il sistema Italia (inutile fare distinzioni, ormai si capito bene) non vuole affrontare i nodi fondamentali dell’economia.
Alcuni mesi fa, in un trasmissione, il cinico, ma intelligente, Edward Luttwack riportava la sensazione di meraviglia che hanno ambasciatori e alti funzionari statali di paesi esteri (compreso gli Usa) rispetto ai colleghi italiani: parlava di magistrati, prefetti, ambasciatori, per le più alte retribuzioni dei nostri connazionali. Qui è una delle chiavi per capire che le furbate all’italiana non durano più di qualche settimana. Anche la BCE (con la Banca d’Italia) ha chiesto al’Italia di mettere mano ad una riduzione degli stipendi e dei salari. E noi? Prima si vara una manovra che rappresenta una cambiale da pagare ad un anno e poi una veloce correzione di rotta intrisa di contributi straordinari, tasse temporanee e precarie riduzioni di spese per il sistema pubblico.La logica è sempre quella: addà passà a nuttata e non si vuol capire che il sistema non regge.
Il decreto del Governo,tanto per essere all’altezza della situazione, ha di suo ancor di più inasprito e complicato le condizioni per svolgere attività produttive in Italia. E qui tocchiamo il cuore del problema, senza ripetere ragionamenti e dati previsionali a tutti noti. Questo Paese si avvia alla morte per inattività e questo è il motivo per cui da qui a qualche settimana il fuoco della speculazione finanziaria si accenderà ancora.
Questo Paese per cambiare marcia dovrebbe avviare un programma economico ottenendo le necessarie deroghe ai vincoli che ormai da decenni fanno si che non si possa più svolgere attività di produzione.
Solo in presenza di un programma e di una volontà precisa in tal senso è possibile invertire la rotta, insieme al riequilibrio della spesa dell’apparato pubblico, che è cresciuta sproporzionatamente negli ultimi decenni. Solo in presenza di tale obiettivo, riduzioni di diritti, contributi straordinari, patrimoniali, possono avere qualche utilità, altrimenti saranno sacrifici inutili.
La sciocca adesione di tutti i nostri governanti a qualsiasi idea proveniente da altrove, dimostra ancora una volta il limite della vera capacità di governo tenendo conto dell’interesse nazionale (perchè bisogna pure capire a favore di chi si governa). Il vincolo del pareggio di bilancio da indicare nella Costituzione è l’ulteriore laccio che la potente Germania impone (ufficialmente suggerisce) all’Italia. Il principio, naturalmente giusto, è solo un modo per ridurre la capacità piena che un Paese deve avere per espandere la propria economia. Se questo vincolo è imposto dal potente di turno (in Europa è la Germania) si tratta solo di un ulteriore catenaccio legato al piede di un concorrente per favorire la propria economia.
In mancanza di una prospettiva di rinascita economica non vi può essere speranza per milioni di cittadini e nel tempo avremo una economia sempre più depressa e la disperazione che si tradurrà in insorgenza.
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