
Non è solo la presa d’atto che una intera classe dirigente (di ogni settore) vive alla grande sulla pelle di milioni che sopravvivono, ma a colpire è la constatazione che soprattutto in Italia vi è una pletora di gente, di leader politici, che ormai sta vivendo la sua seconda stagione politica (per alcuni la terza) e si prepara a vivere la terza (o quarta).
Non papponi che vivono senza pudore, a sbafo, con indennità e stipendi che sono il prezzo della corruzione legale, ma ominicchi senza visione politica, che vivono alla giornata secondo i desiderata delle potenze finanziarie. Si capisce ormai che non sono assolutamente determinanti per il corso degli eventi, che viene deciso altrove.
E così mentre ascoltiamo moniti, suggerimenti, imbeccate, risentimenti, da chi ha vissuto alla grande la stagione del fascismo, quella del comunismo e, da un decennio e più, quella del capitalismo senza freni, ora ci toccherà osservarli, ascoltarli ed ossequiarli per quello che inevitabilmente seguirà a questa crisi, ormai senza confini, e che costringerà tanti a cambiare abitudini e modi di vivere.
Gente ormai senza niente da offrire ai cittadini, ai popoli, capaci solo di conservare con mille argomentazioni e tirate di spalle quello che ha afferrato all’insegna di una pretesa superiorità dovuta all’essere “amministratori della cosa pubblica”.
Una classe dirigente, non solo in Italia, che viene proposta e sponsorizzata da ambienti finanziari che reclamano e impongono leggi adatte all’accrescimento dei profitti, a questo si è ridotto l’impegno pubblico, senza progetto e senza capacità di guida.
Debiti che vengono coperti da altri debiti, senza che si abbia la capacità di assumere la guida della situazione e fare, non cose straordinarie, ma quello che in altri momenti di crisi hanno fatto tanti e diversi esponenti politici, in altri momenti di crisi economiche.
Dall’America di Roosevelt ai governi europei, negli anni trenta e anche negli anni a seguire, la classe politica di allora pose le basi per ripianare il disastro del’29 con una rigida regolamentazione delle attività bancarie, la nazionalizzazione di alcune grosse banche in difficoltà dovuta alle speculazioni alle quali si erano date negli anni precedenti, il sostegno alle banche rurali e di risparmio, capaci queste di dare credito a imprenditori veri. Piani economici diretti ad impegnare milioni di persone, con obiettivi mirati al benessere diffuso dei cittadini.
Tutto questo oggi non sta avvenendo, si vive alla giornata, deliberando la copertura di debiti con altri debiti. E d’altronde, cos’altro si potrebbe fare di diverso oggi in questo Paese dove lor signori (e sono tanti) stanno comodamente seduti dietro le scrivanie in attesa che qualcuno ancora dia il sangue per mantenere la Casta?
Il dramma è rappresentato dalla prospettiva che si prepara per il prossimo futuro, vedere ancora gli stessi che ci preparano una vita all’insegna dell’austerità. Fosse per il restringersi della cinghia…ma vedere ancora gli stessi che dall’alto dei vari colli ammoniscono, dirigono, suggeriscono, dopo aver indossato già tante divise, di tanti diversi colori, è francamente una beffa.
Solo in Italia c’è una classe politica fatta da culi di pietra di lungo corso, negli altri Paesi almeno hanno il pudore di ritirarsi ad ogni svolta della storia.
Da noi no, persistono, si ritengono indispensabili.
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