sabato 18 giugno 2011

Napoli non è una cartolina



A Napoli c’è chi ha realizzato la Tangenziale. Correvano gli anni ’60.
Bassolino, nonostante tutto, ha realizzato un sistema di metropolitana che ha eguali solo in città europee. Altre amministrazioni hanno ideato e realizzato il Centro direzionale.
Ci sono amministrazioni e generazioni politiche che lasciano qualcosa di concreto e utile nell’arco della loro attività, nonostante circostanze e aspetti criticabili.
Risulta difficile annotare qualcosa per la quale sarà ricordata l’ultima amministrazione partenopea.
Attenzione, è chiaro che la capacità di un’amministrazione non deve essere sottolineata solo nella realizzazione di opere pubbliche. Anzi, molte volte c’è sperpero di calcestruzzo ad uso degli amici. Gli esempi sono tanti.
Molto può fare un’amministrazione nella organizzazione dei servizi sociali, dell’istruzione, dell’ambiente o del turismo e prima di tutto per lo smaltimento rifiuti.
Superati gli entusiasmi della vittoria elettorale le amministrazioni che si insediano devono porsi alcuni grandi obiettivi. Quali per la città di Napoli?

Sembra che l’interminabile, stantio, dibattito sulla visione urbanistica della Città debba concludersi sempre allo stesso modo: Napoli è una cartolina e non deve essere toccata.
Questa visione non è più proponibile perché causa guai immensi alla Provincia (in termini di esodo dei cittadini napoletani) e alla stesa Città.
Occorre invertire la rotta e iniziare a pensare che tanti quartieri degradati di Napoli non hanno più nulla da offrire ai suoi abitanti e a i possibili turisti che si avvicinano alla Città. Ci sono interi quartieri di città europee, e che tanti italiani visitano, che sono stati costruiti da zero dopo i devastanti bombardamenti della II guerra mondiale. Distinguere tra i pochi palazzi preesistenti e i palazzi ricostruiti risulta difficile.
I quartieri Spagnoli, sui quali si dibatte da almeno un secolo, tranne pochi edifici, sono il simbolo della rovina edilizia e umana di Napoli. Abbatterli per ricostruire un quartiere efficiente e architettonicamente compatibile con via Toledo sarebbe cosa meritoria.
La politica dovrebbe dare risposte convincenti in questa direzione.
La stessa questione dei rifiuti ha al centro della discussione la difficoltà di individuare luoghi per le strumentazioni (qualsiasi) che oggi si ritengono necessarie per il ciclo di smaltimento. Perché non prendere esempio da altri stati e città dove hanno osato realizzare isole artificiali per insediare aeroporti o centri turistici? Napoli ha una lunga linea di costa e qualche punto, non paesaggisticamente rilevante, si presta allo scopo.
Sarebbe bello immaginare il congiungimento tra il porto e piazza Municipio. Se ne era parlato, ma pare che l’idea sia stata messa da parte. Sarebbe bello immaginare la discesa di turisti, ma anche di cittadini, dai vaporetti e dalle navi senza essere travolti dalle macchine di via Acton.
In Giappone c’è un tempio costruito duemila anni fa, in legno. I tanti pezzi che lo compongono vengono sostituiti periodicamente da pezzi nuovi. Sembra antico nell’insieme, ma è nuovo nelle sue componenti. La città che si rinnova è così: antica, ma impercettibilmente nuova.

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