venerdì 20 maggio 2011
Non siamo scarti: lettera a Tremonti
Paolo Mieli ha suonato la campana. Dopo che Santoro ed altri suoi ospiti hanno concordato che con le elezioni comunali “il tappo è saltato” il Mieli ha detto molto chiaramente che a questo punto si può senz’altro attendere il “casus belli” ovvero che qualcuno accenda la miccia.
Che sia accettabile o meno questa espressione non è il caso di discutere, dato che ormai è chiaro da diverso tempo che l’Italia si trova in un clima “pre insurrezionale”. C’era stato qualche assaggio già per il 14 novembre scorso con le manifestazioni che circondarono il Parlamento riunito per un voto di fiducia al Governo. Le campagne stampa, le azioni giudiziarie, che pure accendono interminabili discussioni dimostrano che ci sono da tempo tentativi per disarcionare il cavaliere di Arcore. A questo punto v’è da capire se effettivamente andiamo incontro a tempeste organizzate o ad elezioni “liberatrici”.
C’è da considerare solo un fatto per chi mai ha votato il cavaliere, c’è da capire se i tanti che lamentano il disastro italiano si sono resi conto che le cause della crisi che si presenta in tanti aspetti, a partire dall’economia, ai rapporti sociali, sono da ricercare in ambiti che vanno molto oltre la disputa tutta paesana che il sistema di informazione nostrano ci porge quotidianamente.
E’ tutto il mondo occidentale che è in crisi, per ragioni che tanta parte della politica italiana fa finta di non capire o che non conosce e tanti che si sbracciano in questi giorni per la disputa elettorale mostrano appunto di non sapere o di non voler sapere.
Un esempio lo si vede in questo filmato, ove situazioni drammatiche dovute al cambio epocale che viviamo, vengono rappresentate per la gioia di chi pensa che la crisi sia dovuta ai governanti pro tempore e che non sia presente essa in tanti altri paesi ove governano forze politiche di altro colore.
Le dimostrazioni di protesta in questi giorni, in Spagna, mostrano una piattaforma di rivendicazioni e di lotta che trascende il teatrino solito delle forze politiche contrapposte.
C’è da sperare che molti capiscano che la svolta in Italia non passa per l’alternativa tra Pisapia e la Moratti e che di ben altre scelte e lotte ha bisogno questo Paese per rimettere al centro giustizia, benessere ed eguaglianza.
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