martedì 24 maggio 2011

Allegria!



24 maggio 2011
”La grande recessione del 2008-2009 porterà a una perdita permanente del Pil a fine 2010 di 140 miliardi che è prevista crescere a 160 miliardi nel 2013. Le stime sono contenute nel Rapporto 2011 della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica. E per rispettare i vincoli Ue, l'Italia dovrà ridurre il debito di circa 46 miliardi l'anno.”
“Domenica sera il programma di Rai3 Report ha riportato in primo piano l’antica questione dei cosiddetti ‘fuori ruolo’ tentando di stringere all’angolo quel piccolo esercito di fortunati che, pur mettendo da parte l’impegno di legge, continua a percepire il compenso dal ministero della Giustizia. Consiglieri del Tar, presidenti di sezione del Consiglio di Stato, membri della Corte dei Conti ma anche semplici giudici ordinari che possono sommare allo stipendio base cifre variabili dai 50 mila euro (cifra stabilita per gli assistenti dei giudici costituzionali) ai 100 mila per funzioni dirigenziali assunte all’interno di ministeri e amministrazioni varie, per arrivare a cifre che superano i 300 mila euro annui quando ci sono in ballo poltrone particolarmente generose.
E avanti così, senza sosta, da quando nell’anno 2000 l’allora ministro della funzione pubblica Franco Bassanini decise che i manager pubblici dovevano esser pagati quanto quelli privati, senza per questo imporre agli uomini di Stato la rinuncia allo stipendio durante il periodo dell’aspettativa.
“Un sacco di volte abbiamo già chiesto, anche a Palazzo Chigi, una legge che vieti il cumulo, che elimini la doppia retribuzione. Questi sì che sarebbero tagli considerevoli, sprechi eliminati”. Parola di Lidia Sandulli, presidente di sezione del Tar Lazio. Che prosegue senza troppa speranza: “Per ora nessuno ci ascolta, perché il sistema riguarda naturalmente tutti i dipendenti pubblici. E dunque sono tante le categorie che grazie a questo meccanismo possono sommare due retribuzioni lavorando per un solo datore di lavoro, che poi sarebbe lo Stato. Si tratta di soldi pubblici, che sborsa Pantalone, quindi che problema c’è?”.”
Ormai basta riferire di quello che riportano i diretti interessati o i pochi giornalisti (Gabanelli) che si occupano di cose vere in questo Paese per capire la grande iniquità che caratterizza quest’epoca.
Nel mentre il giornalismo di massa propone argomenti da avanspettacolo, maturano tutti gli elementi per portare l’Italia in bancarotta con le ovvie conseguenze che il sistema finanziario impone agli stati con conti disastrati. E così, dopo l’Irlanda, il Portogallo e la Grecia, probabilmente arriverà il turno dell’Italia, che sarà costretta a privatizzare quel poco che ancora resta di patrimonio pubblico e con ricadute significative sui servizi pubblici che ancora residuano (previdenza, sanità, istruzione).
Resta la morale di sempre e cioè che il Paese è governato da tempo da una classe dirigente che mentre imponeva povertà (su imposizione degli ambienti finanziari) godeva e viveva, vive bene e allegramente, a spese dei produttori e degli operai.
Roba da determinare sollevazioni.....e invece non succederà niente perche in questo Paese è vero che il ceto dirigente è composto da furbi, ma ci sono milioni di altri cittadini che attendono il loro turno per entrare nel giro dei furbi.
In fondo è il Paese di Arlecchino e qui vere rivoluzioni non ci sono mai state.

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