venerdì 6 maggio 2011

"Noi siamo gli attori della storia"


Come ammoniva un consigliere di Bush, rivolto a Ron Suskind, del New York Times: “La gente come lei vive in quella che noi chiamiamo la comunità basata sulla realtà”. Dove ci si illude “che le soluzioni emergano dal giudizioso studio di una realtà comprensibile. Oggi il mondo non funziona più così. Noi siamo un impero. E mentre agiamo, creiamo la nostra realtà. E mentre voi giudiziosamente studiate quella realtà, noi agiamo di nuovo, producendo nuove realtà, che voi potrete studiare. Noi siamo gli attori della storia. E a voi, a tutti voi, resta di studiarla”.
E questo lo riporta "Limes", rivista diretta da Lucio Caracciolo. Sarà credibile?


Nei giorni in cui si accavallano avvenimenti eclatanti e che mettono in dubbio convinzioni, conoscenze, storia comune, serpeggia in tanti (come si legge in giro) il dubbio stesso sulla fondatezza delle notizie. Mentre il sistema o i sistemi (meglio essere generici) rompono confini, distruggono alleanze, oltraggiano diritti secolari, sopraggiunge la spietata realtà mostrata e urlata dai sardi in televisione. Facendo onore alla tradizione di quel popolo (si parla non a caso di “sardità”, da tanto tempo) operai, commercianti, artigiani, irrompono in televisione, nella solita trasmissione, con i soliti esponenti della politica che non decide, e mostrano qual è lo stato delle cose: drammatico, per le conseguenze della crisi economica.
Intorno al conduttore televisivo facce bianche che capiscono che non hanno nulla da dire e nulla da proporre, perché le solite ricette (tipo: metti quel fondo quà o lo sposti di là) ormai non incantano più nessuno. Il pastore sardo che accusa il fatto di sapere macellati tre milioni di agnelli,mentre in Sardegna se ne macellano un milione e gli altri vengono dalla Romania, mostra di sapere quello che i governanti fanno finta di non sapere e cioè che le modifiche delle regole del commercio internazionale producono anche di queste sconcezze. Basta cioè che qualunque prodotto, alimento, che viene dall’estero, viene lavorato in Italia, sia pure in minima parte, ed ottiene il “made in Italy” e dunque compete con chi in questo Paese deve fare i conti con regole, adempimenti e fisco sempre più esoso. Il culmine arriva quando un’assemblea numerosa di lavoratori di tutte le categorie, tra il pianto di alcuni e le urla dei più arrabbiati, invoca i “forconi” contro la classe politica nel suo complesso. A quel punto le facce dei politici in studio diventano preoccupate.
Eppure nemmeno di fronte a questi temi sembra ci sia attenzione da parte di tanti che si ostinano a vedere le cose come terreno di contesa tra portatori di bandiere ormai senza colori e portatori di pensiero debole, ovvero di chi ritiene che una aggiustatina qua, una là, fatta da questa parte politica rispetto a quell’altra, sia capace di risolvere i problemi.
Sembrano temi diversi, eppure hanno fili comuni. Chi crede ciecamente alla cronaca ufficiale, per come è confezionata da quelle poche agenzie di stampa che fanno “ le notizie”, crede altrettanto ciecamente a dibattiti e parole d’ordine che ormai anche un eroico, ma semplice, pastore sardo sa come fasulle.
Il pastore sardo ha vinto (ancora una volta) con il suo buon senso rispetto ai tanti che seguono e si accodano a mutamenti che stravolgono sempre di più, giorno dopo giorno, regole, vita, confini, limiti. Di fronte a tanta passività mostrata dal ceto dirigente di questo Paese, i sardi mostrano di conoscere un’antica ricetta e cioè che i cambiamenti si contrattano e non si subiscono.
Aggiungerei: le notizie si approfondiscono e non si bevono.

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