
Mettiamola così: da nord e da est siamo pressati da una crisi bancaria che diventa sempre più crisi economica, con disoccupazione e riduzione di reddito. Dal Sud viene lo sciame politico dei paesi nordafricani che subiscono il rincaro dei prezzi dei beni alimentari e che vogliono cambiare regimi politici. Da est c’è la paura nucleare del disastro giapponese.
A questo punto, per tacere d’altro, uno si aspetterebbe un’informazione ed un dibattito politico all’altezza della situazione ed invece si nota il solito stile pallonaro con il quale si discute delle cose pubbliche in Italia. Non c’è argomento, il più impegnativo, che non diventa occasione di scontro tra tifosi, che non dia occasione per quantità industriali di vignette e di satira da parte dei comici delle salamelle.
L’incapacità della classe politica di fare il proprio mestiere è in questo periodo ancor più evidente, così come evidente risulta l’incapacità di molti di guardare oltre la zuffa o l’ammucchiata quotidiana o le dichiarazioni a perdere del governante pro tempore. In questa gara al ribasso brillano in particolare i campioni televisivi dell'informazione.
Un Paese che viene usato come una portaerei nel mediterraneo(!) non ha alcuna voce, non solo per difendere i propri interessi nazionali(così come fanno gli altri) ma non è capace nemmeno di sviluppare un’azione diplomatica, come è avvenuto tante volte nel passato nei confronti degli stati arabi.
Un’organizzazione europea che cavilla ogni giorno nelle attività di ciascuno di noi, come singoli, come imprese e come istituzioni e che non sviluppa alcuna attività di fronte a fenomeni migratori di particolare imponenza.
Governanti regionali e movimenti politici che abbandonano ogni afflato di tradizionale buonismo verso l’immigrazione per ostacolare la collocazione sul territorio nazionale dei migranti che sbarcano numerosi in Italia in questi mesi.
Nel caos che stiamo vivendo non possiamo escludere che l’onda di sommovimento che ha riguardato il nordafrica e che prima ancora ha riguardato i Balcani e l’ex Unione Sovietica possa riguardare la sponda nord del Mediterraneo.
Il Generale Wesley Clark, già comandante delle truppe Nato nel Kossovo, nel suo libro “Winning Modern Wars” scrive: «... Quando tornai in visita al Pentagono nel novembre 2001, parlai con un ufficiale di alto livello dello staff che aveva tempo per due chiacchiere. Mi confermò: sì, siamo ancora in carreggiata per andare contro l’Iraq. Ma c’è di più. Questo - disse - è solo parte di un progetto di campagna che durerà cinque anni, e toccherà sette Paesi; si comincia con l’Iraq, poi tocca a Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan».
Possiamo immaginare che il piano di interventi dal 2001 sia stato aggiornato e che si voglia andare ben oltre la Libia. Chissà, magari i fatti di queste settimane sono il prologo di altri significativi avvenimenti. Magari si potrebbe parlare di queste cose....
ed invece ci tocca guardare il video che appare per l’ennesima volta in cui La Russa starnazza, Di Pietro prende al volo la tessera che Alfano ha gettato all’aria, mentre Gasparri strabuzza gli occhi e Rosy Bindi invita all’ammutinamento.
Roba che supera il Bagaglino di Pippo Franco.
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