
Il capitalismo famelico e senza limiti prosegue con le operazioni travestite come missioni umanitarie.
Dovrebbe essere ormai comprensibile a tutti, come già è comprensibile a parecchi, che le guerre vengono sempre più avviate con pretesti chiaramente costruiti ad arte.
Non è una novità, tante volte nel passato sono stati colti dei fatti come pretesti per scatenare aggressioni, l’espressione “casus belli” è antica e dice tutto al riguardo.
Quello che emerge da qualche anno è la volontà chiara di aggredire risorse necessarie per lo sviluppo dei popoli ricchi, proprio nel momento in cui molti iniziano a metterne in discussione principi, prassi e valori. Dal disastro giapponese, alla crisi economica che prende l’Occidente, appare chiaro che il “progresso” che conosciamo ha molti rischi e molte ingiustizie.
Dalla ex Jugoslavia, all’Iraq ed oggi la Libia, l’emergenza umanitaria è stato il mantra per giustificare operazioni aggressive tese ad apprendere le residue risorse energetiche tradizionali o ad aprire nuovi mercati o a creare nuove zone di influenza politico-economica. Per ottenere ciò non ci si fa scrupolo di dividere nazioni e ridisegnare confini, anche dove si era riusciti a creare le condizioni di una pacifica convivenza tra popolazioni con diversità linguistiche o religiose. Spesso queste operazioni aggressive vengono disegnate con la logica propria delle economie di rapina che movimentano lo scenario dei mercati. Take over, appunto è la tecnica con la quale si può conquistare il controllo di una società quotata attraverso l’acquisto di una minoranza qualificata.
E’ successo spesso che minoranze organizzate, ma comunque minoranze, siano state foraggiate con strumenti economici, comunicativi ed armi, per provocare sommovimenti capaci di richiamare l’attenzione dei Grandi della terra. Segue in questi casi la costruzione, nelle sedi internazionali, di strumenti giuridici per giustificare un intervento armato nello stato in questione.
L’invocazione all’art. 11 della Costituzione, qui in Italia, per giustificare “l’intervento umanitario” è inopportuna nemmeno se si fa ricorso al suo 2° comma perché le limitazioni alla sua sovranità(dell’Italia) in favore di organizzazioni sovranazionali sono chiaramente finalizzate ad assicurare la pace “fra le nazioni” e dunque non può valere per intervenire in questioni interne agli stati. Né tale intervento è giustificato dalla carta dell’Onu che prevede eguali principi.
L’aggressione ai paesi per vicende interne oggi è giustificato sulla base di equivoche delibere del Consiglio di sicurezza dell’Onu assunte nel 2006, ovvero quando ci si accorgeva della necessità di dotarsi di un supporto giuridico per giustificare operazioni aggressive già compiute.
Il Consiglio ovviamente non puo’ sovvertire principi della Carta dell’Onu, la quale chiaramente afferma con il comma 7 dell'art. 2 : «nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengano alla competenza interna di uno Stato» e le misure coercitive, pur previste, possono essere assunte solo in presenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace, o di un atto di aggressione. Risulta dunque che c’è sul punto una chiara consonanza tra Costituzione Italiana e Carta dell’Onu, le quali favoriscono le armi della diplomazia.
Insomma i Padri costituenti sono salvi, sono i loro attuali epigoni che si travestono illegittimamente da sceriffi, provocando, per altre ragioni, risate internazionali.
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