lunedì 14 marzo 2011

Dare lo scettro al cittadino (R.Ruffilli)

In pochi giorni si è assistito ad eventi che mostrano come le cose della politica cambiano in una diffusa inconsapevolezza. A Napoli sono state ufficializzate (o quasi) le candidature per i principali schieramenti politici che si contenderanno, tra pochi mesi, il Comune,mentre a Roma si è svolta una manifestazione a difesa della Costituzione.
Per le comunali di Napoli risulta evidente il fallimento della concezione del Partito democratico come partito degli amministratori, così come alla nascita era stato auspicato soprattutto da Romano Prodi e ripetuto da tanti leader.
Il partito degli amministratori significa l’abbandono del concetto di partito come storicamente era concepito in Italia dalla fine dell’ottocento: una comunità politica filtrata attraverso le esperienze politico amministrative compiute ai diversi livelli di responsabilità, ma con una egemonia del vertice di partito. Al riguardo basti considerare che nella “I Repubblica” non era tanto facile per un amministratore locale proiettarsi ai livelli più alti della politica, nel partito e nelle istituzioni, per la evidente ritrosia mostrata dai vertici per chi aveva amministrato gli enti locali. L’esperienza del partito degli amministratori non poteva non avere una battuta d’arresto rispetto a quello che emerge dalla cronaca locale ove gli enti pubblici, svincolati ormai da ogni significativo controllo esterno, sono diventati in pratica trampolini di lancio per superiori carriere, mediante un uso clientelare delle funzioni svolte. Clientela e spesa pubblica sono diventati dunque gli ingredienti per salti da un livello ad un altro delle istituzioni pubbliche.
Consapevolmente o non, la partita che si è giocata a Napoli nell’ambito del Pd mostra questa traccia di interpretazione. La calata dall’alto di un Ranieri, uomo di lunga esperienza politica di partito e nel Parlamento nazionale, si è scontrata con una candidatura, quella di Cozzolino, che all’ombra di Bassolino si è caratterizzata appunto per le enormi possibilità di spesa e di simpatie elettorali dovute al lungo periodo di governo al Comune e in Regione Campania. Il risultato è che il partito a Roma ha deciso per un prefetto, per chiudere la partita. Il Prefetto Morcone ,tanto per trovare conferme, se la vedrà con un ex magistrato e con un rettore di università. Proposte di candidature queste che dimostrano quanto sia profondo, almeno per le grandi città, la diffidenza per i livelli locali politico-amministrativi.
A Roma tanta gente è scesa in Piazza per difendere la Costituzione. Ottimo proposito, condivisibile. Appare però che non molti si sono resi conto che la nostra Costituzione per la gran parte risulta oggi un bel quadro da appendere al muro. Discorso lungo, questo, ma basti considerare come i tanti aspetti della vita economica, sociale, sono oggi determinati da scelte assunte in sede europea e nemmeno sulla base di pronunciamenti del Parlamento, eletto ogni 5 anni, ma da strutture, quali la Commissione ed il Consiglio, che non rispondono direttamente ai cittadini dell’Unione. Tanto si voleva questa “Costituzione europea” che sono stati necessari due tentativi, con diversi testi e perchè l’esito di referendum confermativi espressi in alcune nazioni (Francia- Olanda) aveva dato esito negativo sul primo testo e per qualcuno per il secondo testo si è imposto un doppio referendum(Irlanda).
In Italia la “Costituzione europea” è stata approvata in Parlamento negli ultimi giorni di luglio del 2008, all’unanimità dei parlamentari e senza consultare i cittadini. Come volevasi dimostrare siamo i primi della classe in Europa e molti cittadini pensano che il loro destino è governato ancora dalla Costituzione italiana del ’48.
Come dire: due casi che dimostrano quanto sia inconsistente il protagonismo mostrato in piazza e nei partiti da tante persone di buona volontà.
Roberto Ruffilli auspicava di assegnare lo scettro (del potere politico) al cittadino…evidentemente qualcosa è andato storto in questi anni.

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