martedì 1 febbraio 2011

La nostra "rivoluzione"



Se i tumulti, le rivolte del nord africa sono autentiche espressione di un malessere di ceti impoveriti dalla crisi internazionale e non rivolte di palazzo ben costruite, come pure si sussurra, presto si potranno vedere cose analoghe su quest’altra sponda del Mediterraneo. Vi sono già segnali che qualcosa di simile si voglia provocare in Italia o in altre nazioni europee. Il Belgio da molti mesi è senza governo, i paesi iberici sono nel pieno di una crisi finanziaria.
Da noi si corre un rischio, ovvero il paradosso di veder provocare sommosse non per la crisi economica che sempre più stritola il ceto produttivo e i lavoratori a basso prezzo e con diritti sempre più limitati, ma per conservare i vantaggi di ceti e protagonisti di questo Paese sempre più malato.
Appare evidente che segnali di raccolta in piazza e propositi di colpi di mano vengano dai ceti abbienti ed esponenti dello star system, conduttori televisivi ad alto ingaggio, finanzieri d’assalto, grand commis.
Che questi signori possano fare davvero la “rivoluzione” o tentare il colpo di mano è nel novero delle cose possibili: hanno le leve del potere economico e soprattutto della comunicazione, strumento fondamentale in una società non più influenzata da culture politiche, ma dalla capacità di produrre emozioni, eventi, spettacolo. In una situazione del genere basta lavorare, sapientemente, con televisioni ed internet (face book ed altri) per accendere la miccia.
Ancora una volta assistiamo così a conflitti che si ripetono nella storia di questo Paese ove periodicamente una minoranza organizzata riesce a comprimere i veri interessi dei ceti produttivi e dei lavoratori di ogni settore, pur di conservare gli enormi privilegi che negli anni ha accumulato, al riparo di ogni limitazione propagata per tutti gli altri. Sono anni ed anni che la televisione, tra una partita di calcio e l’altra, un giorno si e l’altro pure, ammansisce le masse di cittadini convincendola che purtroppo il Mercato, la Cina, la Globalizzazione, impongono di stringere la cinghia.
Dunque il paradosso è che mentre in Tunisia, in Egitto ed altrove le masse depauperate dalla crisi e da sistemi ingiusti (le loro Caste) si ribellano, qui da noi sentiamo suonare la tromba da parte dei soliti noti, ricchi e stragarantiti, che chiamano a raccolta i tanti cittadini “per difendere la democrazia”.
Vedremo, sarà interessante capire quanti operai di Marchionne seguiranno i Faziofabio a 2 milioni di euro all’anno.

2 commenti:

  1. Segnalo un articolo interessante di Rizzo, pubblicato sul CORSERA di oggi (4/02/11) che ci fa conoscere alcuni spreci, bypartisan, del Consiglio Regionale Lazio...ecco l'indirizzo per chi non avesse già letto il medesimo articolo sul quotidiano:

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/politica/11_febbraio_4/lazio-batte-germania-spese-sergio-rizzo-181397286330.shtml

    Luigi Canciello

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  2. Grazie. Proprio per continuare questi sprechi c'è bisogno di una bella Patrimoniale.

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