martedì 30 novembre 2010

IL Conformista



In epoche passate i lavoratori della terra e delle officine di paese la domenica mettevano il vestito buono e compravano il quotidiano importante (a Napoli lo chiamavano “u Matin”, ovvero “Il Mattino”) e tutto quello che era contenuto o non era citato nel giornale valeva come verità assoluta per la settimana a venire. Molto di questo comportamento vale ancora oggi, per dire che antropologicamente è difficile cambiare. Il conformismo degli attegiamenti e delle opinioni ha campo facile con mezzi di comunicazione più pervasivi del quotidiano di un tempo e dunque ciò che prevale nella vulgata comune è un blob dove molti si tirano addosso frasi e pensieri lanciate da opinionisti a gettone e intellettuali anch’essi a pagamento.
Su questioni cruciali possono accadere miracoli ovvero che da parte di persone profondamente impegnate in studi escano fuori con dichiarazioni assolutamente spiazzanti, come nel caso del rabbino Adin Steinsaltz, presente in questi giorni a Roma per illustrare la sua traduzione del Talmud. Fra gli argomenti che si sono susseguiti nel dibattito si è parlato anche di Shoah e Steinsaltz a tale proposito ha affermato che “la religione della Shoah è una religione immorale, essere perseguitato non mi rende né più giusto né sapiente, voglio essere ebreo grazie al Signore e non perché sono stato perseguitato”. Vaglialelo a dire a chi vende emozioni facili in televisione.
Si può essere colpiti, rimanendo in argomento, anche da romanzi, oggi dimenticati, come il voluminoso “La Storia”, di Elsa Morante, il quale racconta la vicenda di una famigliola ebraica nell’Italia degli anni ’30 e poi nel corso della Guerra e negli anni della ricostruzione. Disperazione, penuria di mezzi, minacce, negli anni che hanno visto la morte, secondo le più diverse stime di 50-70 milioni di persone nella sola Europa. Il Romanzo, intitolato, non a caso, “La Storia”, racconta come l’essenza del male può concentrarsi nella vicenda della singola persona come espressione dell’Umanità intera. Useppe, il figlio della protagonista, muore e la sua morte vale quanto quella di tutti gli altri che hanno avuto termine nella carneficina della Guerra.
Quando si leggono e si ascoltano cose intelligenti fa piacere, quanto dispiace leggere e ascoltare prediche conformistiche che oggi vanno per la maggiore.

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