
Edmondo Berselli, era stato direttore de “Il Mulino”, rivista ed associazione bolognese, fondate negli anni ’50, sicuramente uno dei centri di pensiero più qualificati in Italia.
In quella Rivista e in quell’Associazione hanno vissuto e vivono intellettuali importanti, professori e giornalisti di spessore e notorietà. Berselli era qualcosa di diverso, intanto perché capace di ragionare, di discutere, di cose profondamente diverse. Ha scritto di Mario Corso, della grande Inter( “Il più mancino dei tiri”) di cucina, di sociologia, di politica, nonché della musica dei suoi amici (a partire da Guccini). Qualcosa lo distingueva tra i tanti che affollano giornali e televisioni, non solo la capacità di parlare e scrivere con leggerezza di cose”futili” e di cose “serie”. Aveva la capacità di far emergere le verità nascoste dell’essere italiani e dell’Italia come nazione e come popolo, al contrario di tanti, di troppi, che si trincerano nei rispettivi fronti senza nulla aggiungere alla reale comprensione dei fatti. Diciamo pure che a Berselli i fatti non interessavano in quanto tali, in quanto parte della realtà quotidiana, ma come segnali di certi percorsi che si avviano, di tendenze che saranno capaci di mutare la realtà che oggi vediamo. Nel chiacchiericcio quotidiano era capace di distinguersi per saper leggere i fatti oltre le veline delle fonti ufficiali e con coraggio indicava percorsi non naturalmente accettabili da parte delle intelligenze venerate, che pure conosceva (Il Mulino, tra tante). Da ultimo aveva scritto : “Venerati maestri, operetta morale sugli intelligenti d'Italia” e “L’economia giusta”. Già dai titoli si coglie l’originalità del pensiero di Berselli in un mondo (soprattutto quello in cui viveva) dominato dal conformismo e dall’opportunismo.
Dice Prodi, ricordando l’amico Berselli,:”Quando ho cominciato i miei studi economici la differenza salariale tra un operaio e un amministratore delegato era di quaranta a uno, quando lo segnalavi c'era uno scatto di indignazione. Ora è di quattrocento a uno e non scatta più nessuno. Agli inizi degli anni '90, scrive Berselli, uscirono in contemporanea il libro di Michel Albert Capitalismo contro capitalismo e un mio saggio intitolato C'è un posto per l'Italia fra i due capitalismi? A distanza, indicavamo come alternativa al modello americano l'economia sociale di mercato, il modello renano, costruito sul dialogo, l'equilibrio tra aziende e governo nazionale e regionale, la partecipazione dei lavoratori alle imprese. Ma a riscrivere le stesse cose dieci anni dopo io e Albert saremmo stati completamente emarginati. Il milieu economico era tutto da un'altra parte. Per tutti c'era solo il mercato e basta. Chi sosteneva l'opposto era considerato un romantico, nella migliore delle ipotesi. Se parlavi di intervento pubblico in economia finivi crocifisso sui giornali e nei convegni. Era questo il "pensiero unico".La crisi ha fatto cambiare idea a molti.”
Se Romano dice questo di Edmondo conviene leggerlo.
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