martedì 5 ottobre 2010

Churchill........Fini, Veltroni ed altri


Mentre il Fondo internazionale sottolinea l’eccessivo debito pubblico e la Commissione europea accentra sempre di più poteri che prima erano propri delle singole nazioni, in Italia si parla delle barzellette di Berlusconi e della casa di Fini. La distanza tra la classe politica e in generale della classe dirigente di questo Paese con la vita reale si allarga sempre di più. Problemi antichi si associano a drammi della modernità. La spazzatura ricompare di nuovo a Napoli e ritornano le solite diatribe su discariche, termovalorizzatori e raccolta differenziata.
Una classe dirigente seria e leaders capaci emergono nei momenti di necessità. Qui non abbiamo, per dire, Churchill a disposizione, ognuno pensa a campare e a garantire che tutti si galleggi in una situazione che non è certamente rosea. L’informazione trascura realtà ormai diffuse e propina, scaramucce, litigi, offese reciproche, emozioni. L’ultima emozione è quella che propone un pericolo di attentati: non si capisce come emerge il pericolo, chi lo provoca, da dove nasce il messaggio di pericolo. Tutto va bene pur di tenere calma la popolazione.
In un paese serio si sarebbe capaci di mettersi intorno a un tavolo per prendere atto che la spesa pubblica è eccessiva ed occorre una riduzione della più sfacciate retribuzioni e di una riparametrazione di tutte quelle proprie del settore pubblico allargato. In Messico il Presidente della Repubblica, iniziando dalla sua indennità, ha affrontato questo discorso già da un anno.
In un Paese serio si troverebbe il modo di impegnarsi con uomini capaci per la costruzione di un’isola artificiale al largo dei 30 chilometri di costa della sola città di Napoli per costruire un termovalorizzatore, annullando ogni protesta. In Giappone sulle isole artificiali ci fanno aeroporti, a Dubai ci costruiscono città.
In un Paese serio si rimediterebbe sulla opportunità di tenere diecimila militari e relativi mezzi, con i loro costi, in aree lontane, quando già altri Paesi pensano di traslocare; tanto più che in Italia abbiamo una guerra ogni anno, tra terremoti, disastri vari e frane.
In una Paese serio si chiuderebbe il rubinetto dei soldi pubblici per costruire capannoni che non servono a niente e si abbasserebbero le aliquote fiscali per quelli che veramente vogliono investire.
In un Paese serio si fanno tante cose, da noi no. Da noi tocca ascoltare l’ultima emozione di Veltroni, le barzellette di Berlusconi e le vacuità di Fini, del resto si è ormai consapevoli, loro per primi, che di cose serie non sono più competenti; le cose serie le decidono altrove.

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