giovedì 17 giugno 2010

Il "Territorio"


“L'Italia è come l'Amazzonia, sta scomparendo. Ogni settimana ettari di verde si trasformano in ettari di cemento. Un prato non è più un prato, ma un business. Ogni giorno appaiono gru, seconde e terze case, immobili mai abitati. Interi quartieri edificati senza necessità, senza inquilini. Il cemento uccide il turismo, toglie posti di lavoro, non li dà. Il cemento è riciclaggio di danaro sporco delle mafie nazionali che investono nel mattone. A Milano sorgono nuovi grattacieli quando un terzo della città è in vendita o alla ricerca di un inquilino in affitto. L'Expo 2015 è solo cemento…….”.
Anche il comico Beppe Grillo si preoccupa di un fenomeno che non dovrebbe essere estraneo a chi ha sensibilità per il governo del territorio e dunque a chi governa le amministrazioni locali. Eppure proprio in quell’ambito la grassa parola “Territorio” è quasi sempre oggetto di voglie cementizie, proprio come fossimo ancora ai tempi della Roma imperiale o di quella mussoliniana. Sappiamo bene che i capannoni non servono a niente, perché tutto viene dalla Cina, che i nuovi quartieri servono a scopi ben diversi e non fanno più riferimento al cosiddetto “fabbisogno abitativo”; eppure si costruisce, qualunque cosa, ma si costruisce.
In Germania, diversamente, si contingenta anno per anno il limite massimo di nuovo suolo da occupare con costruzioni e questo limite(relativamente modesto) viene ripartito dalle diverse amministrazioni locali.
In Italia questo tema non è molto dibattuto, a dimostrazione della potenza dell’economia del cemento, tuttavia vi sono movimenti e amministrazioni che hanno preso a cuore il problema e che oggi sono impegnate a contrastare quella che appare come l’ultima mostruosità, ovvero l’occupazione di vasti suoli con pannelli al silicio. Insomma ogni scusa è buona pur di costruire.
Ne vedremo delle belle(o brutte)in seguito.

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