lunedì 11 giugno 2012

Il dondolo


Michele Serra (L’Amaca del 10 giugno) riporta il colloquio avuto con un suo amico, un po’ scarso in italiano, alticcio dopo qualche bicchiere, sprovveduto nelle questioni di economia.
Il Serra finisce col dare ragione all’amico e cioè che tutto questo ambaradan di soldi stampati dalla Bce e dati alle banche in pratica si rivela un flop e conclude con l’amico“Ma se ce li dassero direttamente a noi, non sarebbe  meglio?”. Michele sottolinea gli errori dell’amico in fatto di lingua e concorda con la semplice osservazione in fatto di economia. Quello che non risulta realistico è il fatto che il Michele, che non perde occasione di mettere in mostra la propria saccenza e superbia da intellettuale della domenica, se la faccia con persone culturalmente sprovvedute.
Risulta altrettanto improbabile una revisione delle sue opinioni circa le direttive economiche dell’eurocrazia nella presente situazione.
Evidentemente il Serra ha dormito e sognato sull’amaca e ci propina cose non possibili, per lui. Insomma, uno che gira in redazioni così attrezzate sul piano culturale e così ricche di sapienti in scienze economiche non può stare a perdere tempo fuori al bar con uno sprovveduto.
Il sogno-racconto finisce così:”Di economia capisco quasi quanto T., cioè poco. Ma  al salvataggio del sistema creditizio non direi proprio che abbia  corrisposto una migliore circolazione del denaro, e un accesso al credito più agevole.”.
Appunto, era un sogno, perché altrimenti se fosse vero…Michele perderebbe il posto a “Repubblica”, perché i dogmi non devono essere messi in discussione…
Meglio che si occupi di cose più banali, lì riesce meglio.

domenica 27 maggio 2012

"I diritti quesiti"


''La massa di spesa che oggi è sotto attenzione della spending review ammonta a circa un centinaio di miliardi di euro, diviso tra Stato, enti previdenziali, regioni ed enti locali. Se si guarda un po' più lontano la spesa sulla quale si può intervenire è di importi notevolmente più ampi, si può considerare almeno pari a circa trecento miliardi di euro''. E' quanto ha dichiarato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda.
Tranquilli, non succederà niente, si tratta di fare un po di “muina”, già la Commissione Giovannini ha gettato la spugna in merito alla possibile riduzione di indennità pubbliche (“perché è difficile reperire dati attendibili”). Allo stesso scopo è stato nominato (dal governo dei tecnici) il tecnico Enrico Bondi.
Non succederà nulla perché uno dei punti nodali da sciogliere per rimettere in ordine i conti in Italia (questo è quello che tutti vogliono, in Italia e in Europa) è indistricabile. Dipende dal vero potere, diffuso, che governa il Paese: dal bidello precario, al presidente della Repubblica, alla vasta economia “privata” che danza intorno alle casse pubbliche.
In fondo non sarebbe difficile risolvere il problema, basterebbe fare quello che si doveva fare appena adottato l’euro e firmati tutti i trattati che hanno vincolato il potere di decisione e di governo in questo Paese.
Bastava(e basterebbe) equiparare stipendi e prezzi delle commesse pubbliche ai livelli europei, quell’Europa che tanto è presa in considerazione dai nostri quando si tratta di rendere la vita difficile alla maggioranza della popolazione, ma che diventa terra lontana in fatto di responsabilità e di rigore delle classi dirigenti.
Il ritornello sulla crescita del debito pubblico non tiene conto che l’introduzione dell’euro nel 2001 ed ancor prima la firma dei trattati europei imponeva una revisione dell’organizzazione pubblica in fatto di addetti, compiti, controlli, spesa. In questi anni si è fatto il contrario di quanto era necessario e in  presenza di un sistema monetario e di finanza pubblica che non dipende più da decisioni interne scontiamo tutta la distanza che separa questo Paese dagli altri Stati europei.
Nulla di nuovo comunque, appare sempre più evidente che in questo Paese la vera storia può essere rappresentata da una lunga guerra tra il notabilato (oggi si dice “casta”) ed il resto dei cittadini. E’ dall’Unità d’Italia che viene avanti questo scontro, alimentato all’inizio da quella che sembrò (a torto o a ragione) come una occupazione, piuttosto che una liberazione. Dietro i vessilli dei piemontesi apparvero subito i faccendieri e i notabili, del nord e del sud, che seppero approfittare delle nuove occasioni di arricchimento. Un notabilato che mai ha dato prova di responsabilità e di rigore, sempre preoccupato di conservare, difendere e trasmettere il potere pubblico acquisito, minimo o ampio che fosse. E’ la vera “guerra civile latente” che caratterizza l’Italia da centocinquant’anni a questa parte.
Si metta in pace il ministro Giarda, la diminuzione della spesa pubblica richiede responsabilità ed esempio a partire da chi la impone e lui non la può imporre perché il notabilato che lo osserva da vicino (a partire dalla segreteria, dal gabinetto ministeriale, dall’usciere) non è disposto a rinunciare a nulla.
Non siamo mica in Francia (a proposito di Europa) dove Hollande ha già deciso per la riduzione al 30% delle indennità politiche, a partire dalla sua! Siamo in Italia dove i notabili, alla peggio, vanno in Tribunale a difendere i “diritti quesiti”….altro che globalizzazione e flessibilità, quella roba vale per gli altri.

domenica 20 maggio 2012

Verità vo cercando


Ancora oggi gli storici discutono se l’incendio di Roma fu veramente provocato da Nerone e se la verità ufficiale non ne nasconda altra. E’ il compito degli storici rivedere le verità acquisite e la storia, come scienza, per sua natura, deve essere disponibile al riesame delle fonti e alla ricerca di altre. Anche le scienze esatte devono molto alla capacità di studiosi di saper interpretare particolari prima trascurati o a valorizzare quello che il caso offre. L’intelligenza si nutre di curiosità senza arrestarsi di fronte ai santuari. Nemmeno la fede disdegna di confrontarsi con la razionalità e la ricerca scientifica.
Risulta così fuori luogo il disturbo che avvertono i tanti che di fronte ad avvenimenti deflagranti, davvero deflagranti come quello che è avvenuto a Brindisi, si scagliano contro le ipotesi che si rincorrono sulle vere matrici di un attentato del genere.
L’unica cosa certa è che il fatto ha connotazioni terroristiche: per le modalità, le circostanze, le conseguenze. Ciò basta, al momento, per far scattare il ricordo di avvenimenti nefasti del passato ed è del tutto ovvio rinvangare, da parte di tanti comuni cittadini o opinionisti, le tante connessioni spurie, le strane coincidenze, che hanno segnato quei fatti.
Che in Italia, per dire, ci siano stati avvenimenti inquadrabili nella cosiddetta “strategia della tensione” risulta, ormai, da inchieste giudiziarie, parlamentari e giornalistiche.
Non possiamo aspettare il Tg1 o altra fonte per poter affermare certe cose, basta voler apprendere quello che le diverse fonti offrono, con spirito laico raziocinante.
Rosario Priore (giudice istruttore a Roma per molti anni) si occupò del caso Moro, di Ustica, dell’attentato a Giovanni Paolo, in un suo libro di recente pubblicato afferma, tra l’altro“Ci sono verità che non ho mai potuto dire… Avrebbero potuto avere effetti destabilizzanti sugli equilibri interni e internazionali.” E poi: “Ancora oggi la dimensione internazionale dell’attività di Potere operaio, poi di Autonomia operaia e infine delle Brigate rosse è un argomento tabù. È un territorio che non dev’essere attraversato da viaggiatori troppo curiosi.” A proposito di Enrico Mattei e Aldo Moro:“Due omicidi ovviamente politici… La coincidenza è impressionante. Non dimentichiamo la lezione della storia: gli uomini politici capaci di iniziative davvero forti generano reazioni altrettanto forti.”
Prima di queste affermazioni ci sono ragionamenti, come è tipico di un magistrato di riconosciuto valore. Così tanti altri, giornalisti d’inchiesta, storici ed ancora magistrati.
Resta sempre una schiera di corifei del potere che rifuggono dall’accogliere, in senso laico, verità alternative basate su ricerche valide e condivise da esperti e studiosi della materia. Disturba tutto ciò che non abbia l’imprimatur della fonte ufficiale. Insomma se non lo dice Tg1 o Bruno Vespa o Faziofabio non è verità.
Così vanno le cose, come ai tempi dell’Ipse Dixit. Ancora oggi si tratta della confortevole, rassicurante,verità ufficiale: guai a chi pone dubbi!

sabato 12 maggio 2012

"Una risata ci seppellirà"


Senza rivoluzione restano le insorgenze, quelle reazioni “spontanee”, disorganizzate, incontrollate ed incontrollabili, col contorno magari (siamo in Italia) della provocazione controllata e del falso incidente. Giusto per fare “ammuina”.
Il disagio c’è, ormai è chiaro a tutti, anche ai benpensanti.
Salari e stipendi vengono decurtati per percentuali sempre più significative per sostenere tributi e servizi pubblici. Resta poco per il vivere civile, per passare da una vita greve ad una vita agiata e carica di speranze, in fondo anche questo è un indicatore di civiltà. Quando si arriva a livelli di tassazione che prendono oltre la metà dei redditi, insieme ad altre contribuzioni obbligatorie e si resta col portafogli magro per le proprie necessità, occorre dirlo, si vive male, soprattutto quando i redditi non sono sicuri, quando c’è crisi, quando si perde il lavoro che c’è. Di certo non viviamo nei paesi scandinavi ove l’alta tassazione si accompagna ad un livello di vita civile molto alto ed esteso a tutti i cittadini. Paesi dove, però, ministri e dirigenti pubblici vanno in bicicletta e fanno la spesa come i comuni cittadini.
Siamo in Italia e …zacchete già viene a galla la notizia di quel dirigente di Equitalia che sottotraccia ha interessi con l’immobiliare che acquisisce le case ipotecate ai debitori fiscali! Insomma anche nella tragedia la furbizia italiana non viene meno al suo protagonismo. Poi dice che aumentano i suicidi..che fastidio.
Sono anni che il concetto di casta, con i dati, gli esempi, i fatti che la caratterizzano, è di conoscenza comune, eppure nulla succede, nessuno rinuncia a qualcuno dei privilegi, dei superstipendi, delle commesse, dei finanziamenti. Non si tratta di moralismo, in momenti di crisi vale la forza dell’esempio, che dovrebbe manifestare chi guida vaste comunità. Il discorso vale anche in termini puramente economici, perché ormai anche i sacerdoti dell’economia europea, a partire da Draghi e da Monti, affermano che dopo le tasse occorre fare i tagli. Lo dicono loro, non i populisti (che orrore!).
E del resto che altro c’è da fare? Parlano un po tutti di crescita: quale? come?
Se le regole del commercio internazionale e le regolamentazioni comunitarie sono quelle e nessuno si sogna di modificarle, come si può immaginare di invertire il corso delle cose?
Se la politica non tiene conto del disagio di tanta gente e non mette in discussione le regole del gioco, come può pensare di guidare i processi sociali? Sono momenti in cui si dubita non solo della funzione politica ma della vitalità stessa della democrazia. Se i mercati impongono le proprie regole a danno di moltitudini estese che ne facciamo delle Costituzioni? Quanto è compatibile l’articolo 1 di quella italiana, che afferma il primato del lavoro, con l’accondiscendenza di parlamenti e dirigenze politiche a chi manovra leve finanziarie a scapito di produzione e reddito? E se questa è la situazione, perché meravigliarsi che un comico dice cose che altri ignorano o che la gente assalti i gabellieri ad alto reddito?
Prima dell’attentato a Umberto I ci fu la rivolta a Milano contro la tassa sul macinato (aumentò notevolmente il prezzo del pane), prima dei moti risorgimentali ci furono le sommosse per l’aumento del prezzo dei sigari. In America l’indipendenza ebbe la scintilla nella protesta per le imposte sul tè.
E’ nella storia nobile di ogni Paese un atto di disobbedienza fiscale (Stati Uniti, Francia, Inghilterra…) e solo la sordità delle classi dirigenti determina la fine dei regimi, con la particolarità per l’Italia che la fine potrà avvenire con le risate di un comico: come si sperava nel ’68…guarda un po!

domenica 6 maggio 2012

Famelici ed affamati


Insomma, è la fine anche per i “panzarottari” perché le direttive in materia di depurazione stanno per abbattersi anche sui loro furgoncini; altre normative, dovute ad una tecnocrazia di stampo psicotico che va a braccetto con gli interessi forti, toglieranno spazio agli ambulanti che lavorano nei mercati pubblici:“La direttiva Bolkestein prevede che tutti gli anni noi dovremmo restituire ai Comuni le concessioni acquistate, che poi saranno messe all’asta – spiega Giuseppe Occhiuto, Aval – ma questo significa che entreranno sul mercato la grande distribuzione e le Spa, mentre noi rimarremo senza lavoro. Tutti i sacrifici di una vita diventeranno carta straccia”.
Tra poco avremo franchising di note marche nei mercati all’aperto. E’ il progresso, non c’è spazio per i piccoli, gli autonomi, tutto deve essere controllato e dunque il sistema preferisce queste soluzioni. Saranno cancellati migliaia di posti di lavoro,insieme a migliaia di piccole imprese.
E uno poi dovrebbe tollerare, come normalmente i benpensanti tollerano, che il Mastropasqua, Presidente dell’Inps, viva collezionando incarichi a decine. Giulietto Chiesa le ha contate, vediamo: “vice-presidenze, inclusa Equitalia, la nota impresa cacciatrice di evasioni, anch'essa di fatto pubblica, poi Equitalia Nord, Equitalia Centro, Equitalia Sud. Dirigente di Italia Previdente, di Eur Spa, di Eur Tel, di Eur Congressi Roma, di Coni servizi Spa, di Autostrade per l'Italia, di Fandango, di Telecom Italia Media, di Quadrifoglio, di Telenergia, di Loquendo, di Aquadrome, Mediterranean Nautilus Italy, di ADR Engineering, di Consel, di Groma, di EMSA Servizi, di Telecontact Center, di Idea Fimit SGR”. Ovviamente si accoppiano bene e dunque  la moglie del nostro eroe controlla i conti della Rai, cioe' porta a casa un altro sontuoso stipendio e ulteriori gettoni di qualche altro consiglio di amministrazione.
Conclude Giulietto Chiesa”Penso a chi ha permesso tutto questo. A chi ha messo al vertice dell'Inps, cioè a tutela del lavoro di milioni e milioni di italiani, un manichino di questa fatta. Mastrapasqua e' il ritratto fedele di una classe dirigente. Da questa gente non potremo ricavare nulla di buono per noi.
Questi non sono riformabili, non sono emendabili, non sono nemmeno scusabili. Sono soltanto pericolosi. Vanno cacciati via. A forconate, se non c'e' altro modo.”.
Dispiace per i benpensanti, ma come controbattere alle parole di Chiesa?

giovedì 3 maggio 2012

Le coincidenze di Giulio

Coincidenze. Il malanno di Andreotti, detto il divo, viene in coincidenza con una vicenda di alto profilo, per i protagonisti e le istituzioni coinvolte. Si tratta della nomina del nuovo capo della Procura della repubblica di Napoli. La più importante, dicono, se non altro per il rilevante numero di magistrati che ne fanno parte. Le cronache parlano da mesi di una situazione intricata e complessa, vissuta nelle stanze del Consiglio Superiore della Magistratura, alimentata da correnti dei magistrati, esponenti laici con numerosi rinvii, sollecitazioni e contrasti che sempre accompagnano queste importanti nomine. Tutto scorre, niente di nuovo e ciò vale per i benpensanti che ritengono che ci sia sempre un’isola felice più in là, lontano dal brodo melenso in cui (inevitabilmente, per loro sfortuna) vivono. Insomma, si rassegnino, anche agli alti livelli succedono certe cose, come altre, come in questi giorni in cui tante certezze crollano (per i rispettivi tifosi delle diverse parti). Le cronache tratteggiano un clima da basso impero, con una mancanza clamorosa di idee e di iniziative per raddrizzare la barca per i milioni che arrancano e per un’economia che affonda. Eppure… le cronache ci dicono che l’italico istinto per la conservazione del proprio stato, individuale e familiare, sopravanza e via con i milioni sottratti alle case pubbliche, i diplomi acquistati, i posti di lavoro scambiati per i figli di lor signori. Lo facessero almeno con grazia, con stile, no, lo fanno male, con telefonate immancabilmente intercettate. Cosa grave: un magistrato con tanti anni di esperienza che cade sulle intercettazioni!!! In sintesi, uno dei candidati più autorevoli per la Procura di Napoli (Mancuso) viene azzoppato per l’invio al C.S.M di una comunicazione da parte di un magistrato di Palermo (Ingroia) perché da intercettazioni risulterebbe una richiesta del Mancuso ad esponenti politici di appoggiarlo per la nomina. Lo scandalo, cosa grave, è che la richiesta è avvenuta tramite un ufficiale dei carabinieri sotto indagine a Palermo per la “trattativa tra Stato e mafia”. Insomma ci si occupa delle grandi e delle piccole cose! Infatti gli addetti ai lavori discutono se era obbligatoria o meno la comunicazione partita da Palermo. Il bello che lega l’inizio con la fine di questa racconto è nelle parole della corrente di appartenenza del Mancuso:: "Se dovesse essere confermato - recita il documento - che il pm Paolo Mancuso avrebbe richiesto l'intervento a personaggi delle istituzioni, notoriamente indagati o imputati per fatti gravi, per ottenere l'appoggio di alcuni membri laici del Csm per la nomina a Procuratore della repubblica di Napoli, si sarebbe certamente di fronte ad una violazione del codice etico dei magistrati.”. Appunto, le raccomandazioni si possono chiedere, sono lecite, ma basta rivolgersi alle persone giuste e non a quelle incappate nelle intercettazioni! Occorre fare tesoro dell’autorevole suggerimento. Il divo Giulio, il Mazarino di Trastevere (del quale non ero tifoso) in un momento grave della sua vita, dal letto della rianimazione ove è steso, avrà sospirato per un attimo e contrito si sarà rammaricato di quanto poco ha insegnato e quanto poco hanno appreso, anche i suoi denigratori, in una carriera politica tanto lunga. Chissà quanti ne avrà raccomandati il Giulio in sessant’anni, tra operai e generali, impiegati e magistrati, e mai che sia uscita fuori una intercettazione, come chiamante o ricevente. Le sapeva fare, lui, certe cose, non come tanti, oggi, che vengono colti giorno dopo giorno con le mani nella marmellata. Sentire addosso il destino dell’eternità nella Roma dei papi e dei cesari, evidentemente influisce sui tempi, sui modi e produce soprattutto risultati certi, senza moine, magari accontentando tutti, un po prima, un po dopo. Si fossero rivolti a lui (avrà pensato, tra una flebo e un’altra), avrebbe risolto la pratica in fretta e con garbo e soprattutto con discrezione. Altro stile, indubbiamente.

martedì 17 aprile 2012

Le Indie di quaggiù


E daglie con i paragoni improponibili.
Prima Berlusconi, oggi Beppe Grillo. L’antipolitica come criterio unico capace di accomunare cose completamente diverse e persone e personaggi vissuti in epoche distanti nel tempo e nelle idee (fa eccezione il Berlusca in quanto a idee).
Per rovesciare il discorso, visto che le origini del fascismo, le vicende del suo fondatore e le scelte compiute (anche in periodi di profonda crisi economica, come oggi) sono cose troppo complesse per il parlottio sul Web, conviene parlare magari di quelli che appena sentono qualche contestazione si rivoltano e si pongono a difesa della Casta o meglio delle Caste (ce ne sono tante in Italia, di tutti i tipi e sono la vera maggioranza, trasversale).
Nel sedicesimo secolo, nel Sudamerica esposto alla penetrazione dei colonizzatori europei si parlava nelle relazioni ufficiali delle “Indie di quaggiù”. L’espressione conteneva un significato negativo rispetto alle popolazioni indigene, ritenute primitive e incivili dai conquistatori.
La stessa espressione, curiosamente, è stata usata in documentari televisivi (Rai) e cinematografici, a partire dagli anni ‘70(1900) quando prevalevano un certo, inadeguato, sociologismo e psicologismo che tentavano di spiegare le arretratezze del meridione d’Italia rispetto al nord industriale e al centro operoso ed acculturato. Si faceva danno a tutto quanto lo studioso Ernesto De Martino aveva approfondito e documentato nei decenni precedenti con pregevoli resoconti e viaggi.
Ancora oggi si avverte, non tanto nella classe dirigente politica, ma in molti commentatori ed anche militanti politici, un qualche fastidio verso tutto quello che suona come non allineato, sconnesso, differente, rispetto alle posizioni di maggioranza politica o intellettuale nel momento presente.
Un antropologo (come De Martino) spiegherebbe questo atteggiamento come la rivolta del ceto medio acculturato, inserito, benestante, contro il terrone che è in sé.
Il cerchio delle precedenti considerazioni, si chiude, in breve, con l’osservare il fastidio che tanta opinione pubblica, più o meno militante, esprime nei confronti di chiunque non appaia sufficientemente allineato alla vulgata maggioritaria circa le ragioni, le cause, le responsabilità, della crisi economica, politica, morale del Paese.
Bisognerebbe assumere un vero atteggiamento laico in proposito, che è proprio di chi si confronta con le idee, i contenuti, la sostanza del discorso, piuttosto che andare a guardare origini, aspetto, toni di chi si contrappone (se magari ha violato l’autovelox!).
In ogni caso sarebbe deleterio assumere ora l’atteggiamento nei confronti dei non allineati come abitanti delle “Indie di quaggiù”, visto che molte certezze stanno svanendo e molte cariatidi appaiono solo per i privilegi di cui godono e mai per capacità di comando e di sacrificio. Ma si sa l’assetto esistente garantisce, tranquillizza, ed il problema sono gli altri, che urlano, imprecano.
Il terrone che è in noi può essere una risorsa o un ostacolo alla comprensione delle cose, quello che non va è il sentimento di tanti che si allarmano se qualcuno si lamenta o denuncia sofferenza. Invece di confrontarsi con la realtà delle proteste la condannano e inveiscono contro l’antipolitica, il diciannovismo(!) ed altre ricette ormai antiquate. Come se la politica fosse un pranzo di gala per gli ottimati e non rappresentanza d’interessi. I quali interessi, come si sa, sono diversi e a volte in conflitto.
Da sponde opposte si dichiara la fine della politica, dei partiti e della loro capacità di decisione, come osserva Curzio Maltese:”Bruxelles è servita a formare una classe dirigente che la politica non è più in grado di produrre ed è ora pronta a prendere il potere in tutti i governi nazionali europei” ed ancora Roberto Maroni:”Gli Stati-nazione non contano più nulla. Non governano né i confini, né la moneta, né la politica estera; ora, con il fiscal compact, non governeranno neppure più le finanze.”. A fronte di tali considerazioni gli strali contro l’antipolitica appaiono come ultima risorsa per difendere privilegi di casta.
Se ne facciano una ragione gli ottimati, gli indiani di quaggiù questo vedono e questo pensano, non è colpa loro.

sabato 14 aprile 2012

"Il Capo ha sempre ragione"


Ci siamo. La Casta trema perché vede le risorse finire e senza preoccuparsi dei sucidi e dei fallimenti che stanno lì a dimostrare la drammaticità della situazione, esplode in invettive, minacce e aizza alla persecuzione.
La cosa risulta ancor più evidente quando l’invocazione all’odio senza ragione e senza distingui viene dal Colle più alto. E’ sempre Lui, che si tratti di sterminare i popoli slavi (la Russia) perché non sono abbastanza civili (1942) o gli ungheresi perché sono elementi della reazione (1956) o quelli che non manifestano abbastanza entusiasmo per i disegni globalisti e soprattutto non mettono mano al portafogli, il Capo denuncia, invoca, minaccia. Senza guardarsi intorno, senza tenere conto di un apparato pubblico che vive nell’opulenza e non si sottrae alle corruzioni sempre più diffuse (evasori anch’essi).
Nei momenti di maggiore crisi, le caste e i potenti non sono distinguibili dai contrabbandieri, dai borsaioli e dai malviventi. La legge della giungla suggerisce di arraffare quanto di più è possibile, perché del domani non c’è certezza. In questi frangenti sono favoriti, perché nel dna vi sono caratteri propri della capacità di prevaricazione.
E’ l’eterno ritorno della fuga dalle responsabilità che caratterizza la classe dirigente di questo Paese, che nei momenti cruciali da calci agli altri per salire sull’ultima nave o aereo disponibili.
Il Capo potrebbe almeno associare gli evasori (quelli significativi li conosce, magari li decora con cavalierati e medaglie) agli spoliatori di Stato. Neanche per sogno, chi ha una logica imperiale non si priva del fasto di principi e duchi che circondano la Reggia, il problema è tutto dei poveracci che non contribuiscono abbastanza con le loro risorse, anche se faticano a campare. Dalle logiche imperiali alle reminiscenze politiche, il Capo sa che i dirigenti dello Stato e del partito devono vivere bene: hanno diritto alle auto blu e ad autisti gallonati, alla dacia gratis e ai negozi riservati, alle svendite di immobili statali a prezzo di favore e ai posti riservati per figli e amici. Se qualcuno ostacola questa favola terrena evidentemente è un nemico del Popolo. Và fucilato!
Parlare di spending review? finanziamento ai partiti? Tutto inutile. Con questi capi e sottocapi, che grattano che nemmeno nella Napoli di Malaparte si può leggere, che fai? Non è nemmeno possibile difendersi contro la prevaricazione e le ruberie, si sono blindati: costa talmente tanto ricorrere ai giudici che lo sperpero e la corruzione non trovano ostacoli. L’hanno fatto di proposito.
Confortano i commenti di gente comune che giorno dopo giorno si rende conto della serietà della situazione e della inadeguatezza dei capi e sanno anche che i commentatori ufficiali stanno dalla parte dei potenti e che con quello che grattano, riverenti e ossequianti, è inevitabile il loro grido di approvazione: "il Capo ha sempre ragione!".
Sono i moderni arlecchini, beati chi li legge.
P.s. per il Capo : "Vi è una situazione per cui il contadino ha paura di farsi un tetto di lamiera perché teme di essere dichiarato kulak, se acquista una macchina cerca di fare in modo che i comunisti non se ne accorgano. Le tecnica avanzata è divenuta clandestina […] oggi questi metodi ostacolano lo sviluppo economico. Oggi dobbiamo eliminare una serie di restrizioni per il contadino agiato da un lato e per i braccianti che vendono la propria forza lavoro dall’altro. La lotta contro i kulaki deve essere condotta con altri metodi, per altra via […] A tutti i contadini complessivamente, a tutti gli strati di contadini bisogna dire: arricchitevi, accumulate, sviluppate le vostre aziende. Soltanto degli idioti possono dire che da noi deve sempre esserci povertà. " (Nicolaj Bucharin, rivoluzionario e dirigente del PCUS purgato da Stalin nel 1938). Il Capo dovrebbe ricordare queste cose.

sabato 7 aprile 2012

Totò truffa, sempre più attuale.


Non è l’inchiesta su Bossi e la Lega la notizia della settimana, è un’altra ma è stata relegata nelle pagine interne dai giornali che contano.
Premessa. Bossi e la Lega erano e sono elementi estranei al genio italico. Incapaci come sono apparsi di portare effettive novità nel sistema Paese si sono limitati al folklore celtico e a decisioni che hanno prodotto, contrariamente alle premesse, maggiori disastri finanziari. Basta pensare al federalismo tanto declamato e tanto imitato dal coro di altri movimenti politici. Il federalismo: in un paese che avrebbe bisogno ancora del sistema napoleonico di controllo accentrato!
Né Bossi, né Berlusconi hanno saputo portare a conclusione riforme vere del sistema così come dichiaravano di voler fare all’inizio dell’attività politica. Questa è la ragione del loro fallimento politico.
Per chi era legato ai valori e ai principi della Costituzione del ’47 suonavano male quelle dichiarazioni di 15-venti anni fa. Tuttavia, nonostante i tanti anni passati al governo, non sono stati capaci di liberalizzare il sistema secondo il modello americano, così come sbrigativamente si traduceva il loro intento.
Il paradosso è che quegli intenti si stanno realizzando oggi con altri governanti e con altre maggioranze, mentre loro (Bossi, Berlusconi) sono nell’angolo. Il decantato Mario Draghi ha affermato: «Il modello sociale europeo è già superato».Tutti d'accordo!
Mentre l’informazione ci sollazza con i particolari della famiglia Bossi, è passata in silenzio la vera notizia della settimana. La Commissione Giovannini, che doveva parametrare i compensi della dirigenza pubblica italiana a quella di paese europei, ha gettato la spugna, perché “i vincoli della legge, l' eterogeneità delle situazioni e le difficoltà della raccolta dati non hanno consentito di produrre i risultati attesi”. C’è spazio per immaginare situazioni alla “Totò truffa ‘62”, aggiornato alle burocrazie attuali. Addirittura nascondono le carte per sabotare l’intento del governo di stabilire limiti ai megastipendi. E questi dovrebbero governare un popolo?
Insomma, come sempre, il notabilato la sfanga. Ancora una volta ce l’ha fatta a sottrarsi ai tagli e al rigore del momento.
Con le tasse e la crisi che attanagliano milioni di persone le nostre autorità morali possono dare ordini, disporre, imporre, giudicare.
Ecco il Befera (presidente di Equitalia) più pimpante di sempre, in materia di accertamenti: «Contiamo di fare ancor meglio nel 2012: 12,7 miliardi di euro incassati l’anno scorso, con un aumento del 15,5% rispetto all’anno prima.”.
Tra un suicidio e l’altro la Casta si difende bene. Che il governo sia rosso o verde o bianco per i notabili non ci sono problemi, mentre il popolo si distrae con le vicende bossiane loro sorvegliano la cassa.
In questo sono imbattibili!