lunedì 22 luglio 2013

Un Paese provvisorio



Non perché lo dice Casaleggio, il “guru” amico di Grillo, ma è la recalcitrante incapacità della classe dirigente a mettere benzina sul fuoco delle rivolte prossime a verificarsi. Il profeta a cinque stelle teme per l’autunno. Forse, magari più oltre, perché la capacità, al contrario di chi vive male questi tempi è davvero stupefacente, colpa e merito probabilmente dei rivoli della spesa sociale che, attraverso pensioni di invalidità e sociali, la cassa integrazione, qualche soldo attraverso la formazione professionale, ancora giunge nelle tasche degli emarginati o passa dai padri ai figli. La capacità di milioni di italiani di vivere “provvisoriamente” è stupefacente, a Napoli la chiamavano “economia del vicolo”: ci si arrangia con le mance e con qualche traffico più o meno illecito.
Bene illustra la situazione Ilvo Diamanti:”Così viviamo tempi provvisori. Di passaggio. Verso non si sa dove né cosa. Sicuramente, senza più futuro. Perché il futuro è stato abolito, dal nostro linguaggio e dalla nostra visione. Finite le ideologie, che sono narrazioni di lunga durata. Oggi tutto è marketing. Storie e slogan. Da rinnovare di continuo. Il futuro: se ne sta fuggendo insieme ai giovani. Anche su questa "provvisorietà" si fonda il potere di Letta. Il punto di equilibrio di una maggioranza in equilibrio instabile. Che deve mantenere l'equilibrio, un giorno dopo l'altro. Per non precipitare. Insieme al governo di questo "Paese provvisorio" (titolo di un saggio profetico di Edmondo Berselli).”.
Renzi, con Grillo (i fighetti inorridiscono a questi accostamenti) ha proposto di sottrarre qualcosa ai pensionati d’oro, quelli che nulla o poco hanno perso da quando è iniziata questa interminabile crisi. Sono quei pensionati (pubblici) che godono di cospicue pensioni determinate con criterio retributivo e non contributivo (che è oggi la regola per tutti). Sono quelli che ricevono pensioni pari all’ultimo stipendio ricevuto, a prescindere da quanto effettivamente hanno versato. Sono parecchi, hanno governato il Paese, si sono fatti con il loro potere di decisione e di persuasione leggi di tutto vantaggio. Non sono e non sono stati ininfluenti nel determinare le ragioni della crisi, anzi. Gli alti stipendi in Italia hanno valore corruttivo: ecco un bel tema da approfondire e sul quale si dovrebbero cimentare Travaglio, Saviano, Cantone ed altri; chissà se ne avranno coraggio mai. Lo scandalo della sanità, per dire di uno dei comparti ove la spesa pubblica raggiunge i vertici dell’inefficienza, dei costi irragionevoli e del favoritismo per i “privati”, come può spiegarsi se non con il silenzio e l’inazione di funzionari e dirigenti pubblici comprati a peso d’oro con mega stipendi e mega pensioni? Ai nostri scienziati del male non viene mai il dubbio che la corruzione è favorita dall’opulenza dei pascià e dei mandarini di Stato?
Perché queste proposte di riduzione della spesa pubblica non hanno successo?
Perché il blocco politico sociale che governa il Paese non può accettare che i sacrifici partano dall’alto, è insito nella cultura di governo di questo Paese(cultura che, in fretta, negli ultimi anni, ha messo da parte valori, ideologie e chiese). Si è fatto largo il principio che i sacrifici li debbano fare gli anonimi, i paria, quelli che sono lontani dalle leve del potere.
I detentori del potere in Italia mostrano di essere sovrani perché si pongono in posizione di eccezione; essendo potere decidente scelgono di governare in deroga ai principi che valgono per tutti: basti pensare alle lezioncine sulle regole del “mercato” che dovrebbero valere per tutti gli altri.
Sulla proposta di Renzi si teme un ulteriore responso negativo della Corte costituzionale, che già ha mostrato di non gradire riduzioni di spesa per i potenti, il tutto ragionando sul filo della ragionevolezza, della legalità e così via. Il tutto mentre l’economia arranca, la gente si impicca, e si avvicina il tempo in cui le tasse crescenti poste a salvaguardia dei privilegiati, ridurranno il gettito tributario.
Capita anche questo in Italia. Mentre la Corte costituzionale tedesca stabilisce la prevalenza della Costituzione germanica sui trattati europei, da noi la Corte difende i portafogli più ricchi: davvero coraggiosa. Coraggio espresso  nei giorni in cui si registra che il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 130,3%.
Il problema è che, la storia lo insegna, se le istituzioni non hanno la capacità di guardare con occhi nuovi le situazioni nuove, il disagio crescente percorrerà altre strade. Sarà la democrazia sostanziale a farsi largo tra i moniti, le furberie e gli azzeccagarbugli. Come è sempre successo.

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