Mentre si avvia la campagna
elettorale, con molte censure sulle vere questioni da affrontare (la spesa
pubblica: anche di questa parlava la lettera di Trichet e Draghi) e su promesse
ridicole (la riduzione delle tasse) conviene guardare altrove per capire le
novità che prima o poi ci riguarderanno.
Il capitalismo finanziario senza
freni e senza limiti impone le sue leggi e determina come esse vanno
interpretate, senza alcun altra preoccupazione che non sia il guadagno più alto
in termini di rendita speculativa.
L’Argentina che ha assunto
decisioni contro corrente quando la crisi del suo debito pubblico si è
manifestata, imponendo- offrendo ai suoi creditori una ristrutturazione del
debito in percentuale al 30% del valore dei titoli pubblici ed ottenendo l’assenso
di oltre il 90% dei suoi creditori, vede compromessa la sua situazione
finanziaria, perché uno speculatore con base alle Cayman e un giudice a New
York la pensano diversamente. Lo speculatore ha fatto incetta a suo tempo di
enormi quantità di titoli argentini, quando avevano perso buona parte del loro
valore per effetto della crisi ed oggi il giudice americano gli attribuisce il
diritto di ottenere l’intero valore facciale dei titoli. Di più, il giudice
ritiene che tale trattamento debba valere anche per tutti gli altri creditori che
si erano accordati per un rimborso a valore notevolmente inferiore.
Negli stessi giorni il colosso
statunitense delle assicurazioni AIG, che aveva fatto speculazioni con
assicurazioni sui derivati e che era arrivato al fallimento al momento della
crisi del 2008, rivuole i soldi che lo Stato ha racimolato dopo aver sostenuto
le conseguenze del suo tracollo finanziario. E pensare che il Governo americano
aveva sborsato notevoli cifre per accollarsi le conseguenze del fallimento dell’assicurazione,
ovviamente impegnando soldi pubblici con accrescimento del debito pubblico USA.
Come si vede il famoso “mercato” continua,
nonostante l’evidente manifestarsi dei disastri che provoca, a incamerare
guadagni e a scaricare le perdite sugli Stati e dunque sui cittadini:
privatizzazione dei guadagni e pubblicizzazione delle perdite. Tutto ciò mente la povertà impazza e molti si impiccano.
Occorre considerare ancora che
queste scelleratezze vengono tollerate senza adeguate contromisure da parte
degli Stati, infatti nulla esclude, anzi, che fondi speculativi facciano la
stessa cosa con i titoli greci ristrutturati, cosi come già avvenuto con quelli
argentini dinanzi al giudice di New York. Nel frattempo gli Stati creano i
fondi salva Stati e i cittadini pagano con maggiori tasse e tagli.
Troppo facile speculare, inutile
governare. E’ il ritorno della pirateria e dei corsari (i pirati con licenza di
qualche Stato, anche loro avevano qualche legge da invocare e qualche giudice a cui rivolgersi).
Se non si ha la capacità di disconoscere
il debito pubblico che produce elevati interessi (di cui godono, altro che vecchiette,
i grandi speculatori) almeno limitassero, gli Stati, le operazioni speculative
più dannose.
Dopo la crisi del 1929 gli stati
imposero alle banche di fare solo le banche e di non partecipare ad operazioni
speculative a lungo termine. Oggi
nemmeno questo avviene.
Misteri e dogma della nuova
religione del danaro, mentre nelle chiese elettorali tutti i sacerdoti promettono
di essere i più fedeli osservanti.
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