sabato 12 gennaio 2013

La legge dei corsari



Mentre si avvia la campagna elettorale, con molte censure sulle vere questioni da affrontare (la spesa pubblica: anche di questa parlava la lettera di Trichet e Draghi) e su promesse ridicole (la riduzione delle tasse) conviene guardare altrove per capire le novità che prima o poi ci riguarderanno.
Il capitalismo finanziario senza freni e senza limiti impone le sue leggi e determina come esse vanno interpretate, senza alcun altra preoccupazione che non sia il guadagno più alto in termini di rendita speculativa.
L’Argentina che ha assunto decisioni contro corrente quando la crisi del suo debito pubblico si è manifestata, imponendo- offrendo ai suoi creditori una ristrutturazione del debito in percentuale al 30% del valore dei titoli pubblici ed ottenendo l’assenso di oltre il 90% dei suoi creditori, vede compromessa la sua situazione finanziaria, perché uno speculatore con base alle Cayman e un giudice a New York la pensano diversamente. Lo speculatore ha fatto incetta a suo tempo di enormi quantità di titoli argentini, quando avevano perso buona parte del loro valore per effetto della crisi ed oggi il giudice americano gli attribuisce il diritto di ottenere l’intero valore facciale dei titoli. Di più, il giudice ritiene che tale trattamento debba valere anche per tutti gli altri creditori che si erano accordati per un rimborso a valore notevolmente inferiore.
Negli stessi giorni il colosso statunitense delle assicurazioni AIG, che aveva fatto speculazioni con assicurazioni sui derivati e che era arrivato al fallimento al momento della crisi del 2008, rivuole i soldi che lo Stato ha racimolato dopo aver sostenuto le conseguenze del suo tracollo finanziario. E pensare che il Governo americano aveva sborsato notevoli cifre per accollarsi le conseguenze del fallimento dell’assicurazione, ovviamente impegnando soldi pubblici con accrescimento del debito pubblico USA.
Come si vede il famoso “mercato” continua, nonostante l’evidente manifestarsi dei disastri che provoca, a incamerare guadagni e a scaricare le perdite sugli Stati e dunque sui cittadini: privatizzazione dei guadagni e pubblicizzazione delle perdite. Tutto ciò mente la povertà impazza e molti si impiccano.
Occorre considerare ancora che queste scelleratezze vengono tollerate senza adeguate contromisure da parte degli Stati, infatti nulla esclude, anzi, che fondi speculativi facciano la stessa cosa con i titoli greci ristrutturati, cosi come già avvenuto con quelli argentini dinanzi al giudice di New York. Nel frattempo gli Stati creano i fondi salva Stati e i cittadini pagano con maggiori tasse e tagli.
Troppo facile speculare, inutile governare. E’ il ritorno della pirateria e dei corsari (i pirati con licenza di qualche Stato, anche loro avevano qualche legge da invocare e qualche giudice a cui rivolgersi).
Se non si ha la capacità di disconoscere il debito pubblico che produce elevati interessi (di cui godono, altro che vecchiette, i grandi speculatori) almeno limitassero, gli Stati, le operazioni speculative più dannose.
Dopo la crisi del 1929 gli stati imposero alle banche di fare solo le banche e di non partecipare ad operazioni speculative a lungo termine.  Oggi nemmeno questo avviene.
Misteri e dogma della nuova religione del danaro, mentre nelle chiese elettorali tutti i sacerdoti promettono di essere i più fedeli osservanti.

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