Il richiamo a temi di carattere locale, ci induce a soffermarci ancora una volta su argomenti relativi al modo di concepire le città, i paesi, i borghi. Mentre a Monticchiello (in provincia di Siena) lamentano lo stravolgimento di regole che tendono alla conservazione di quegli splendidi luoghi della Val d’Orcia, dalle nostre parti (in provincia di Napoli, almeno) assistiamo allo stravolgimento pedestre di norme che tendono a conservare la tipologia edilizia d’epoca.
In Campania, come già in altre regioni, è stata regolamentata la possibilità di rendere abitabili i sottotetti dei palazzi, che nei centri storici presentano spesso dimensioni compatibili con quell’uso. Cosa succede nella pratica? Succede che si applica l’antico detto: fatta la legge, trovato l’inganno. Come è emerso in diversi casi, si verifica che chi ha il “suppenno” chiede la trasformazione in sottotetto abitabile; però attenzione! questo avviene solo sulla carta. Ottenuto il permesso per quella trasformazione, lo si conserva nel cassetto senza attuare un bel niente. Passato un po’ di tempo si chiede al Comune un nuovo permesso, magari di demolizione e ricostruzione, per il quale si conteggia, come volume esistente, anche il sottotetto, mai realizzato.La conclusione è che giorno dopo giorno non vediamo più i vecchi "suppenni", sia pure riammodernati, ma lastrici piani o sottotetti termici.
Che questo avvenga in maniera chiara appare poco probabile, poiché in questo modo si andrebbe ad eludere il significato della legge sulla abitabilità dei sottotetti, la cui funzione è quella di permettere l’abitabilità, ma di conservare la tipologia preesistente(il tetto, le falde, le tegole…) soprattutto quando i “suppenni” insistono nei centri storici. Quello che sembra invece più probabile è che il tutto avvenga con una clamorosa falsificazione di atti, allorchè si fa apparire sulla carta che la ristrutturazione del sottotetto per renderlo abitabile sia avvenuta, ma in realtà non è mai avvenuta.
Insomma un falso bello è buono. Succede anche questo nella terra di Gomorra.
venerdì 4 giugno 2010
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