sabato 20 marzo 2010

Economia e poteri criminali

“L'Italia non può farcela da sola. Le organizzazioni criminali stanno modificando le strutture politiche dei paesi di mezzo mondo. Negli Usa considerano i cartelli criminali italiani tra le prime cause di inquinamento del libero mercato mondiale. Sapendo che il Messico oramai è divenuto una narcodemocrazia la nostra rischia di essere, se non lo è già diventata una democrazia a capitale camorrista e ndranghetista. Qui, invece, ancora si crede che la crisi sia esclusivamente un problema legato al lavoro, a un rallentamento della domanda e dell'offerta. Qui ancora non si è compreso davvero che uscire dalla crisi significa cercare alternative all'economia criminale. E non basta la militarizzazione del territorio. Non bastano le confische dei beni. Bisogna arginare la corruzione, le collusioni, gli accordi sottobanco. Bisogna porre un freno alla ricattabilità della politica, e come per un cancro cercare ovunque le sue proliferazioni.” Così Roberto Saviano in un articolo pubblicato su La Repubblica, oggi.
Ci sono alcune cose che possono considerarsi in riferimento a queste parole. Io non so dove passa il discrimine tra governo legale e governo criminale. E’ facile immaginare che nel Messico dei sombreri tutto va male e negli USA tutto va bene . In realtà oltre alla facile vulgata dell’ingombrante comunicazione ufficiale, si sa che i cento senatori ( cento!) americani sono alla mercè di potenti lobbby dedite a facilitare la legislazione per settori important:, dalla finanza, alle banche, all’elettronica, agli armamenti. Credo che anche l’Italia, da quando è attraversata da questa rivoluzione liberalizzatrice, è oggetto di pressioni non solo di lobby( basti considerare gli episodi settimanali di emersione degli scandali) ma di scelte che calano dall’alto, ovvero da organismi internazionali e comunitari che vedono il Parlamento italiano mero esecutore di ordini.
Che le influenze dei settori economici organizzati siano meno gravi di quelle operate da facce di farabutti è tutto da dimostrare e la realtà della crisi, anzi, contraddice pesantemente.
Del resto, gridare aiuto all’Ocse e all’Onu perché non è consentito dispiegare qui in Italia il “libero mercato mondiale” suona male, a mio parere, perché non so cos’altro bisogna ancora privatizzare e la chimera del Libero Mercato sta mostrando tutta la sua fallacia, poiché si vede bene chi ci guadagna e chi ci perde.
Bisognerebbe invece riflettere su altre cause che determinano l’arretratezza e la criminalità nel Meridione d’Italia.
Bisognerebbe riflettere sull’ampliamento della spesa pubblica nel Meridione, soprattutto dal 1970 in poi e vedere quali enormi spazi ha conquistato la mano pubblica nel determinare non solo i tradizionali compiti dello Stato ma sempre più spazi solitamente lasciati all’iniziativa privata. In una realtà ove tutto o quasi viene determinato dalla autorità pubblica con denaro pubblico è ovvio che si moltiplichino le occasioni per organizzare il malaffare e per conseguenza aumentino le pressioni, eleganti, incisive o criminali, di colletti bianchi,di apparati burocratici o politici e, frammisti a loro, di ambienti delinquenziali.
In realtà bisogna comprendere che lo stato di fatto particolare del Meridione sta proprio nella realizzazione di un’economia drogata ove si parla tanto di Mercato ma dove soprattutto è la spesa pubblica che la fa da padrona, con le sue conseguenze.
Invocare i Marines è inutile, si tratta di uscire da un’economia drogata prima che criminale.

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