sabato 6 luglio 2013

"Spazzatour" nella Campania infelix



Il fenomeno dei fuochi di materiali contaminanti, degli sversamenti di rifiuti pericolosi e l’inquinamento ambientale generale che ne deriva dà luogo a segnali di forte preoccupazione nella Campania interna, quella un tempo nota come Campania Felix per il clima, la vegetazione e soprattutto le coltivazioni varie ed abbondanti.
Che ci sia una particolarità in negativo di questa area territoriale è controverso per alcuni, anche se i dati raccolti da diversi osservatori sono invece significativi nel confermare la criticità della situazione.
La mancata, tardiva o parziale attuazione del progetto di disinquinamento del golfo di Napoli, varato in occasione del colera del 1973 (!) non ha dato evidentemente i frutti sperati, se i rilevi scientifici di oggi mostrano tracce evidenti di metalli pesanti e di altri veleni nelle colture. 
Così, un tardivo, combattuto, approntamento di un piano efficace di smaltimento dei rifiuti fa si che vaste aree sono occupate dalle note “eco balle” quali monumenti della ricchezza  moderna e nel contempo non ci ha permesso di approntare via via quei mezzi, pur necessari, per trasformare i residui dei consumi e delle lavorazioni. Nel frattempo, altrove, il problema veniva risolto con quello che la tecnologia man mano offriva, impiegando strumenti sempre più innovativi. Perché così si fa. Piuttosto che attendere il meglio (che forse non esiste) altri hanno utilizzato già diverse innovative tecnologie, rinnovandole in tempo e con costi contenuti. Da noi si discute ancora  di fare quello che per altri è già preistoria tecnologica.
Chi invoca la tutela del territorio non può limitarsi a declamare il pericolo senza tener conto dell’uso che del territorio è stato fatto negli anni, nei decenni, quando si è pensato che il progresso era nell’abbandono delle campagne, delle attività agricole, in favore del cemento, che non è solo l’immobiliare residenziale, ma le aree industriali, artigianali, senza limiti e senza veri sbocchi di mercato. Ed ancora: le aree commerciali, i supermercati che hanno prodotto il deserto sociale ed economico nei comuni. In un tale contesto non poteva mancare l’occasione per i più furbi e più criminali di associarsi all’impresa e dunque affossare sotto le strade, le rotatorie (vanno di moda) e dei piazzali per parcheggi materiali inquinanti e pericolosi. Il progresso produce le sue scorie, in tutti sensi.
Lo “Spazzatour” dei parlamentari 5 stelle ha evidenziato sul piano politico il problema ambientale presente in Campania e pare si sia concluso con il proposito di legiferare nel senso della estensione dell’applicabilità dei reati di mafia anche nelle ipotesi di reati ambientali.
Il problema, come si dice, è complesso e si potrebbe invece suggerire uno strumento legislativo altrettanto efficace e collaudato ovvero applicare, con gli opportuni adattamenti, quanto previsto dalla normativa a tutela delle aree boschive (legge21 novembre 2000, n. 353).
Occorre evitare che le aree oggi individuate come siti a rischio o non più adatte a coltivazioni, costituiscano occasione per ridefinizioni urbanistiche, prevedendo usi e destinazioni diverse. Sarebbe un rimedio peggiore del male e forse obiettivo concreto di azioni di inquinamento.
Occorre chiarire che i suoli collegati a operazioni di inquinamento non potranno essere usati per lungo tempo da qualsiasi forma di trasformazione edilizia, nemmeno pubblica o di utilità pubblica, potendo essere utilizzati per coltivazioni boschive o florovivaistiche.  
Un’iniziativa in tal senso potrebbe essere assunta anche dalla Regione, attesa la competenza in materia e l’urgenza avvertita da tutti di dare risposte e strumenti per affrontare il disastro evidente.

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