Giampaolino,
presidente delle Corte dei Conti, ha detto che alcune misure
di lotta all'evasione fiscale, come lo "spesometro"
(con il quale vengono registrate tutte le operazioni verso i consumatori finali
di importo pari o superiore a 3.600 euro) comportano alcuni "rischi",
tra i quali "effetti negativi sui consumi" o, "peggio",
l'aumento della "propensione ad effettuare acquisti di beni e servizi in nero".
Tanta preoccupazione per lo spesometro da parte di un
grand commis di Stato nasce forse perché lo “spesometro” risulta utilizzabile
per chiunque e non solo per le solite categorie sospette. Dunque, il bravo
Presidente, ha lanciato un urlo di dolore: lotta all’evasione fino ad un certo
punto, ma mai dalle parti dei burocrati. Non sia mai.
Wealth
Insight, società specializzata nella gestione della ricchezza, ha affermato che
risultano in Italia 259 mila milionari (in euro di patrimonio) decimo posto al
mondo. E’ interessante saper che metà dei milionari italiani sono a Roma. Dato
significativo, perché tutti sanno che la capitale è il luogo dove vivono e
producono reddito centinaia o migliaia dei burocrati che sorreggono le redini
effettive del Paese.
Risulta da indagini giornalistiche che Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, ha acquistato
una bella casa all'Eur, di
sette vani e mezzo. Prezzo: 369.350,
cioè meno 35% sulle stime immobiliari della Cerved.
Il Giampaolino ha acquistato sei vani nel
cuore del quartiere Prati, con vista sul Vaticano. Prezzo d’acquisto: 413.960 euro, il 48% in meno della stima
Cerved.
In questi
anni spesso si è registrato l’acquisto di favore di immobili nell’ambito di
operazioni di dismissione del patrimonio pubblico o, più semplicemente,
operazioni immobiliari di illustri uomini pubblici in cui i conti non tornavano,
tra il dichiarato, il pagato o l’importo del mutuo: Ezio Mauro, Vittorio
Grilli.
Quello che
colpisce, oggi, è il comportamento (parola tanto in voga oggi da parte dei
moralizzatori di professione) di quelli che compongono la vera classe
dirigente, non tanto, dunque, dei soliti vertici politici e parlamentari, ma di
quella decina di migliaia di dirigenti pubblici, occulti,non conosciuti ai più,
che sanno farsi valere e che sanno come difendere gli interessi personali (e di
classe…..).
La Corte
costituzionale, per esempio, ha dato grande prova di sé in termini giuridici
nel bocciare timidi tentativi di riduzione della spesa pubblica per il personale
di alta qualifica. In questo, ovviamente, i giudici difendevano anche il
personale portafogli. Vediamo:i
tagli alle retribuzioni superiori ai 90mila euro dei soli dipendenti pubblici,
previsti dal decreto legge numero 78 del 2010, sono incostituzionali. In
particolare sono illegittime quelle norme che prevedono che «i trattamenti
economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale,
previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano
ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro,
nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro». Per la Corte, «il tributo
imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio».
Tutto
questo mentre si legge di dati economici da bollettino di guerra, di
fallimenti, di suicidi, di emigrazione di imprenditori, mentre il Paese affanna
e mentre si aumentava l’età pensionabile senza che qualcuno fiatasse e si
bloccavano gli aumenti contrattuali anche per i dipendenti pubblici delle basse
qualifiche.
I grandi burocrati si difendono alla grande, stabilendo, puramente
e semplicemente, che non è la politica che determina gli indirizzi
dell’economia, nemmeno in tempi di crisi acute, ma li determinano loro, le tecnoburocrazie,
le sole capaci oggi di fare e disfare, di creare ricchezze per pochi e di
prosciugare redditi per molti.
Nel
periodo 1990-2010 il Pil è cresciuto del 121%, la spesa primaria del 152%; la
maggior parte di tale aumento si è verificato nel decennio 2000-2010. Il Debito
Pubblico nel frattempo è invece passato da 1262 miliardi di euro nel Dicembre
2000 ai 1890 miliardi.
Un Governo, un Parlamento, seri, dovrebbero imporre un
adeguamento della spesa pubblica a partire dai propri emolumenti non solo
perché incidono meno sul livello di vita, ma anche per essere di esempio per
tanti altri, invece si continua a fare i
furbi tenendosi buoni tutt’assieme, con le elites burocratiche, sapendo che il
sistema migliore per tenere a bada le moltitudini è di ingrassare i direttori
generali e tutte le varie corti che ruotano intorno.
Un
Paese che da anni ha margini negativi di crescita dovrebbe adeguare, in
negativo, le retribuzioni dei livelli più alti dei propri vertici, invece i
portafogli di lor signori continuano a gonfiarsi, come nulla fosse, tanto per
far capire chi comanda veramente.
La
conseguenza, per i prossimi giorni, sarà l’ulteriore aumento dell’aliquota iva.
Giustamente le burocrazie vogliono che la legge sia uguale per tutti e la
politica si china doverosamente e interessatamente ai poteri forti.
Stessa
aliquota per chi mangia pane e per chi mangia brioches, proprio come ai tempi
di Maria Antonietta.
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