giovedì 13 giugno 2013

Come ai tempi di Maria Antonietta



Giampaolino, presidente delle Corte dei Conti, ha detto che alcune misure di lotta all'evasione fiscale, come lo "spesometro" (con il quale vengono registrate tutte le operazioni verso i consumatori finali di importo pari o superiore a 3.600 euro) comportano alcuni "rischi", tra i quali "effetti negativi sui consumi" o, "peggio", l'aumento della "propensione ad effettuare acquisti di beni e servizi in nero". 
Tanta preoccupazione per lo spesometro da parte di un grand commis di Stato nasce forse perché lo “spesometro” risulta utilizzabile per chiunque e non solo per le solite categorie sospette. Dunque, il bravo Presidente, ha lanciato un urlo di dolore: lotta all’evasione fino ad un certo punto, ma mai dalle parti dei burocrati. Non sia mai.
Wealth Insight, società specializzata nella gestione della ricchezza, ha affermato che risultano in Italia 259 mila milionari (in euro di patrimonio) decimo posto al mondo. E’ interessante saper che metà dei milionari italiani sono a Roma. Dato significativo, perché tutti sanno che la capitale è il luogo dove vivono e producono reddito centinaia o migliaia dei burocrati che sorreggono le redini effettive del Paese.
Risulta da indagini giornalistiche che Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, ha acquistato una bella casa all'Eur, di sette vani e mezzo. Prezzo: 369.350, cioè meno 35% sulle stime immobiliari della Cerved.
Il Giampaolino ha acquistato sei vani nel cuore del quartiere Prati, con  vista sul Vaticano. Prezzo d’acquisto: 413.960 euro, il 48% in meno della stima Cerved.
In questi anni spesso si è registrato l’acquisto di favore di immobili nell’ambito di operazioni di dismissione del patrimonio pubblico o, più semplicemente, operazioni immobiliari di illustri uomini pubblici in cui i conti non tornavano, tra il dichiarato, il pagato o l’importo del mutuo: Ezio Mauro, Vittorio Grilli. 
Quello che colpisce, oggi, è il comportamento (parola tanto in voga oggi da parte dei moralizzatori di professione) di quelli che compongono la vera classe dirigente, non tanto, dunque, dei soliti vertici politici e parlamentari, ma di quella decina di migliaia di dirigenti pubblici, occulti,non conosciuti ai più, che sanno farsi valere e che sanno come difendere gli interessi personali (e di classe…..).
La Corte costituzionale, per esempio, ha dato grande prova di sé in termini giuridici nel bocciare timidi tentativi di riduzione della spesa pubblica per il personale di alta qualifica. In questo, ovviamente, i giudici difendevano anche il personale portafogli. Vediamo:i tagli alle retribuzioni superiori ai 90mila euro dei soli dipendenti pubblici, previsti dal decreto legge numero 78 del 2010, sono incostituzionali. In particolare sono illegittime quelle norme che prevedono che «i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro». Per la Corte, «il tributo imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio».
Tutto questo mentre si legge di dati economici da bollettino di guerra, di fallimenti, di suicidi, di emigrazione di imprenditori, mentre il Paese affanna e mentre si aumentava l’età pensionabile senza che qualcuno fiatasse e si bloccavano gli aumenti contrattuali anche per i dipendenti pubblici delle basse qualifiche. 
I grandi burocrati si difendono alla grande, stabilendo, puramente e semplicemente, che non è la politica che determina gli indirizzi dell’economia, nemmeno in tempi di crisi acute, ma li determinano loro, le tecnoburocrazie, le sole capaci oggi di fare e disfare, di creare ricchezze per pochi e di prosciugare redditi per molti.
Nel periodo 1990-2010 il Pil è cresciuto del 121%, la spesa primaria del 152%; la maggior parte di tale aumento si è verificato nel decennio 2000-2010. Il Debito Pubblico nel frattempo è invece passato da 1262 miliardi di euro nel Dicembre 2000 ai 1890 miliardi. 
Un Governo, un Parlamento, seri, dovrebbero imporre un adeguamento della spesa pubblica a partire dai propri emolumenti non solo perché incidono meno sul livello di vita, ma anche per essere di esempio per tanti altri, invece  si continua a fare i furbi tenendosi buoni tutt’assieme, con le elites burocratiche, sapendo che il sistema migliore per tenere a bada le moltitudini è di ingrassare i direttori generali e tutte le varie corti che ruotano intorno.
Un Paese che da anni ha margini negativi di crescita dovrebbe adeguare, in negativo, le retribuzioni dei livelli più alti dei propri vertici, invece i portafogli di lor signori continuano a gonfiarsi, come nulla fosse, tanto per far capire chi comanda veramente.
La conseguenza, per i prossimi giorni, sarà l’ulteriore aumento dell’aliquota iva. Giustamente le burocrazie vogliono che la legge sia uguale per tutti e la politica si china doverosamente e interessatamente ai poteri forti.
Stessa aliquota per chi mangia pane e per chi mangia brioches, proprio come ai tempi di Maria Antonietta.

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